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“Verbal Behavior”, il linguaggio come comportamento operante: funzione ed insegnamento degli operanti verbali

Skinner con il suo libro Verbal Behaviour afferma che il linguaggio può essere considerato un comportamento operante e come tale rinforzato

ID Articolo: 183954 - Pubblicato il: 09 aprile 2021
“Verbal Behavior”, il linguaggio come comportamento operante: funzione ed insegnamento degli operanti verbali
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Nell’ambito delle teorie ambientaliste trovano ampio spazio le teorie comportamentali tra cui quella di Skinner del 1957 dedicata all’apprendimento del comportamento verbale, Verbal Behaviour.

 

Messaggio pubblicitario Nell’ambito delle teorie del linguaggio si è soliti distinguere tra teorie innatiste, ambientaliste e interazioniste.

Nello specifico, all’interno delle teorie innatiste rientrano le teorie biologiche, come quella di Chomsky (1965), dove il linguaggio viene considerato qualcosa di derivante da una predisposizione biologica specifica e personale del soggetto. Autori come Chomsky affermano, quindi, che il linguaggio abbia delle radici fortemente biologiche e sia frutto dello sviluppo di circuiti specifici predeterminati biologicamente.

Nell’ambito delle teorie ambientaliste trovano ampio spazio le teorie comportamentali tra cui quella di Skinner del 1957 dedicata all’apprendimento del comportamento verbale, “Verbal Behaviour”.

Nell’ambito delle teorie interazioniste rientrano le teorie cognitiviste, come quella di Piaget (1923), all’interno delle quali il linguaggio è visto come una funzione subordinata ai processi di pensiero, ossia il linguaggio rappresenta sicuramente una funzione fondamentale per lo sviluppo nei processi di pensiero ma è un elemento di secondo ordine subordinato a veicolare il flusso ideativo del soggetto, a veicolare i pensieri, le emozioni e gli elementi cognitivi della persona.

Nell’approccio tradizionale possiamo dire che le parole o frasi, o meglio la struttura del linguaggio, rappresentano unità di analisi fondamentali. L’enfasi è essenzialmente sulla topografia, ossia la forma del linguaggio. Le parole sono classificate come nomi, verbi, aggettivi e la distinzione fondamentale è tra linguaggio recettivo ed espressivo.

È Skinner che, nel 1957 con il suo libro “Verbal behaviour”, dà una svolta sia alla concettualizzazione del linguaggio e del comportamento verbale, sia all’insegnamento del comportamento verbale. All’interno del suo testo afferma che il linguaggio può essere considerato un comportamento operante e come tale rinforzato attraverso la mediazione di un’altra persona, indipendentemente dal modo o dalla forma. Quindi il linguaggio si comporta come un comportamento operante ed è un comportamento ad alta valenza e ad alta significatività sociale, in quanto per essere rinforzato richiede la mediazione di altre persone.

In contrapposizione alle teorie tradizionali, Skinner sostiene che il linguaggio non sia un processo cognitivo innato o relativo allo sviluppo ma un comportamento verbale e che possa essere spiegato al meglio attraverso le stesse variabili ambientali che rendono ragione di ogni altro comportamento. Il linguaggio è un comportamento socialmente significativo, ad alta valenza sociale, perché nasce e si sviluppa all’interno delle interazioni tra soggetti e può essere manipolato, sviluppato ed insegnato attraverso la manipolazione di variabili ambientali tradizionali del comportamento operante, cioè gli antecedenti e le conseguenze.

Di conseguenza, anche il comportamento verbale in quanto comportamento è meglio studiato sulla base degli stimoli ambientali che lo precedono (antecedenti) e che lo seguono (conseguenze). Nell’analisi comportamentale del linguaggio, la parola non viene definita sulla base della sua forma ma per la sua funzione, cioè sulla base delle variabili che ne controllano l’emissione.

Il linguaggio è classificato in categorie funzionali chiamate operanti verbali.

Il linguaggio non è semplicemente qualcosa di formale, legato alla topografia, ma l’essenza stessa del linguaggio è funzionale. La funzione domina quindi la classificazione del linguaggio dal punto di vista comportamentale. Infatti, gli operanti verbali non sono altro che le diverse funzioni che il linguaggio può acquisire. Gli operanti verbali rappresentano i livelli funzionali che la parola o la frase possono acquisire.

Da un punto di vista classificativo, parliamo di operanti verbali primari e di comportamento non verbale. Gli operanti verbali primari rappresentano le funzioni essenziali che un parola può assumere. Nell’ambito degli operanti verbali primari rientrano, brevemente: i mand, ossia le richieste; i tact, cioè le etichette, le denominazioni; l’echoic, ossia il vocale o l’imitazione di segni; l’intraverbal, cioè la capacità di rispondere a domande in maniera specifica e quindi anche le abilità conversazionali; il textual, cioè la lettura senza comprensione e transcription, ovvero il dettato, scrivere una parola che si è ascoltata.

Affianco agli operanti verbali primari ritroviamo il comportamento non verbale dell’ascoltatore, di listener.

Nell’insegnamento degli operanti verbali, all’interno dell’Analisi Applicata del Comportamento (ABA), dobbiamo tenere presente quale sia l’antecedente (stimolo discriminativo e operazione motivazionale), quale il comportamento verbale e infine la conseguenza che rinforza quel determinato operante.

Ecco alcuni esempi.

I MAND rappresentano quei comportamenti di richiesta che sono sotto il controllo dell’operazione motivazionale (MO) e quindi rappresentano richieste per ottenere i rinforzatori desiderati (es. dico biscotto per ottenere il biscotto). Quindi nell’antecedente c’è la MO, il comportamento specifica il rinforzatore e la conseguenza è rappresentata dal rinforzatore specificato dall’operazione motivazionale. Ricapitolando: ho motivazione per il biscotto, dico biscotto, ottengo il biscotto. In effetti, nella prima fase di insegnamento di quelli che sono i mand è importante che ci sia una stretta contingenza e una bassa latenza tra il comportamento verbale e la consegna del rinforzatore.

Il TACT rappresenta la denominazione, l’etichetta, l’identificazione di oggetti, azioni, eventi, caratteristiche (dire biscotto perché si vede un biscotto). Nell’ambito degli antecedenti troviamo lo stimolo discriminativo di natura non verbale, il comportamento è la specificazione dell’oggetto visto, non c’è finalità di ottenere lo stimolo, pertanto il rinforzatore è aspecifico e si può associare al rinforzo sociale.

Messaggio pubblicitario Nell’ambito dell’ECOICO parliamo di imitazione vocale, cioè ripetere esattamene quello che si è sentito dire (dire “biscotto” dopo che qualcun altro ha detto “biscotto”). In questo caso nell’antecedente abbiamo uno stimolo discriminativo di natura verbale, nel comportamento abbiamo la ripetizione point to point dello stimolo discriminativo (SD) di natura verbale, nelle conseguenze abbiamo un rinforzatore aspecifico più il rinforzo sociale. Ricapitolando: l’insegnante dice “biscotto”, il bambino ripete “biscotto”, viene consegnato un rinforzatore aspecifico più un rinforzo sociale.

L’INTRAVERBALE riguarda il rispondere a domande, fill-in, in conversazioni in cui le parole sono sotto il controllo di altre parole dette da qualcun altro. Il bambino dice “biscotto” quando qualcuno chiede “qual è una cosa che si mangia?”. Negli antecedenti c’è uno stimolo discriminativo di natura verbale, ma in questo caso non abbiamo corrispondenza point to point, il comportamento è di natura verbale, è collegato all’SD ma non ha corrispondenza point to point, la conseguenza è un rinforzo sociale e un rinforzatore aspecifico. Ricapitolando l’insegnante dice: “mi dici una cosa che si mangia?”, il bambino risponde “biscotto”, ottiene il rinforzatore.

Il LISTENER, o COMPORTAMENTO D’ASCOLTATORE, è l’eseguire istruzioni o compiere azioni motorie in risposta ad una richiesta fatta da qualcun altro, ad es. toccare un biscotto dopo la richiesta “tocca il biscotto”. Nell’antecedente abbiamo uno stimolo discriminativo di natura verbale, il comportamento è non verbale (esempio: prendere, toccare, dare), nelle conseguenze troviamo il rinforzo aspecifico più un rinforzo sociale. Ricapitolando l’insegnante dice “tocca il biscotto”, il bambino tocca il biscotto e riceve come premio un rinforzatore.

Il comportamento d’ascoltatore e gli altri operanti verbali primari rappresentano gli elementi di base fondamentali per lo sviluppo di una comunicazione funzionale efficace.

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Bibliografia

  • Chomsky, N. (1965). Aspects of the Theory of Syntax. Cambridge: The MIT Press.
  • Piaget, J. (1923). Le langage et la pensée chez l’enfant. Neuchâtel-Paris: Delachaux et Niestlé.
  • Skinner, B. F. (1957). Verbal behavior. New York: Appleton-Century-Crofts.
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