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Disforia di genere e comorbilità

La variabilità individuale rende difficile individuare specifiche psicopatologie associate alla disforia di genere ma alcuni disturbi sono spesso presenti

ID Articolo: 184171 - Pubblicato il: 15 aprile 2021
Disforia di genere e comorbilità
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Con disforia di genere si intende il malessere percepito da un individuo che non si riconosce nel suo sesso fenotipico o nel genere assegnatogli alla nascita.

 

Messaggio pubblicitario Disforia di genere (DG) e transessualismo sono i termini usati per descrivere la condizione di un soggetto che desidera vivere ed essere accettato come un membro del sesso opposto; in particolare, il disturbo consiste in un’intensa e persistente identificazione col sesso opposto, in persone che non presentano alcuna anomalia fisica. Tale condizione si presenta con malessere e disagio profondo (la cosiddetta disforia di genere) nei confronti delle caratteristiche sessuate del proprio corpo, sentito come estraneo; lo stesso senso di estraneità viene provato per i comportamenti e gli atteggiamenti che sono tipici del proprio sesso, all’interno del quale il soggetto non si riconosce.

Uno dei punti cruciali nella diagnosi di disforia di genere è quello di escludere quei fattori che sono legati ad uno stato di confusione legata all’identità sessuale di una persona. Il disturbo borderline di personalità può essere associato ad una confusione legata alla propria identità, e lo scopo del presente articolo è quello di indagare questo aspetto.

Il disturbo borderline di personalità include tra le caratteristiche essenziali la paura del rifiuto, l’instabilità delle relazioni interpersonali, nell’immagine di sé, nell’identità e nel comportamento.

Secondo Jorgensen (2006), il disturbo dell’identità è uno dei sintomi chiave del disturbo insieme all’instabilità relazionale. Un’alta percentuale di pazienti donne con DBP (disturbo borderline di personalità) va incontro ad una diagnosi di disturbo dell’identità. Questo disturbo si presenta come incertezza su diversi fronti, ad esempio la propria immagine, l’identità di genere e l’orientamento sessuale.

Il legame tra disforia di genere e altre psicopatologie

Per quanto riguarda il legame tra disforia di genere e altre psicopatologie, si postula che la disforia di genere si associ spesso a Disturbi di Personalità.

Gli psicoanalisti, ad esempio, ritenevano che i pazienti con disforia di genere fossero gravemente psicopatologici; Sperber (1973) credeva che coloro che mostravano una Disforia di Genere presentassero personalità di tipo Borderline; Chiland (2000) considerava il transessualismo come un Disturbo Narcisistico con disturbo dell’immagine di sé. Hoening e coll. (1971) affermavano che il 70% dei transessuali mostrava una diagnosi psichiatrica, sebbene solo il 13% di questi fosse effettivamente psicotico. Meyer (1974) e Steiner (1985) riscontrarono Personalità Narcisistica, Borderline e Antisociale, oltre a tratti schizoidi, depressione, ansia e tendenze suicidarie.

Per quanto concerne la popolazione femminile, Lothstein (1983,1984) constatò una significativa comorbilità psichiatrica e Bockting e Coleman (1992) rilevarono la presenza di Ansia e Depressione e Disturbi dell’Asse II, nel disturbo di identità di genere. Hartmannn e coll. (1997), inoltre rilevarono una notevole disregolazione in senso narcisistico.

Sulla base di queste ricerche e dati, è importante comprendere se la patologia mentale mostrata dalle persone con una disforia di genere sia dovuta alla disforia stessa, oppure sia dovuta all’esposizione a fattori stressanti e alle difficoltà derivanti dal trovarsi a vivere in una società che tende a stigmatizzare e ad ostracizzare la diversità.

Alla luce di queste considerazioni, è doveroso anche citare quella parte della letteratura scientifica che mostra, invece, come le persone con varianza di genere non debbano mostrare necessariamente una grave comorbilità con disturbi psicopatologici.

Bentler e colleghi (1970), ad esempio, non osservarono importanti diversità sulle scale nevrotiche o psicotiche tra transessuali e soggetti di controllo. Cole e coll. (1997), evidenziarono che, su un campione di 435 transessuali, meno del 10% mostrava precedenti disturbi mentali. Carroll (1999) affermò che le persone transgender non evidenziavano livelli di disturbi mentali più elevati della popolazione non clinica. Un dato interessante fu fornito da Miach e coll. (2000), i quali rilevarono in soggetti definiti come transessuali bassi livelli di psicopatologia; mentre riscontrarono psicopatologie da moderate a gravi nei soggetti a cui era stato diagnosticato un ‘Disturbo dell’Identità di Genere dell’adolescenza e dell’età adulta, tipo non transessuale’.

Per quanto riguarda la comorbilità tra disturbo dell’identità di genere e le patologie in Asse I, è stata osservata, un’associazione tra disforia di genere e i Disturbi Alimentari, i quali richiedono un’attenta categorizzazione, poiché è possibile che l’ossessione di modificare il proprio corpo possa essere legata a temi dismorfofobici tipici di tali disturbi (Dettore, 2005). Questa comorbilità è stata osservata quasi esclusivamente in soggetti maschi, e il disturbo alimentare prevalentemente rilevato in associazione a DG era l’anoressia nervosa.

Un’ulteriore area di interesse è quella che concerne il rischio suicidario. In uno studio, Mathy osservò come le persone transgender riferissero significativamente maggiori ideazioni e comportamenti suicidiari rispetto a tutti gli altri gruppi (maschi eterosessuali, femmine eterosessuali e maschi omosessuali), con l’eccezione delle donne omosessuali.

In definitiva, è difficile affermare con certezza la presenza di specifiche psicopatologie associate alla disforia di genere, anche a causa della grande variabilità individuale dovuta a una moltitudine di fattori, quali il sesso biologico, la cultura di appartenenza, le esperienze precoci, l’aver subito esperienze di stigmatizzazione per la propria identità di genere e così via.

Messaggio pubblicitario Tuttavia, è doveroso segnalare quei disturbi che sono stati associati frequentemente alla disforia di genere: il disturbo di Asse I che più di frequente è stato osservato in comorbilità al DG è il disturbo da abuso di sostanze, e questo è stato confermato anche da Hepp e coll. (2005), i quali riscontrarono anche una massiccia presenza di disturbi dell’umore, in particolare di depressione maggiore. Nel 41% del loro campione, inoltre, gli autori riscontrarono la presenza di uno o più disturbi di personalità, appartenenti prevalentemente al Cluster B (22,6%) e rilevarono che il disturbo di personalità più diffuso era il disturbo di personalità Borderline. Questi risultati ricalcano quelli riportati da un articolo di Collier e coll. (1997), i quali mostrarono che il disturbo in Asse I più diffuso in pazienti con disforia di genere fosse la depressione maggiore, e che il disturbo di personalità prevalente fosse quello Borderline. Recentemente, Duisin e coll. (2008) hanno confermato questi risultati, affermando che i disturbi di personalità più diffusi nel loro campione di soggetti con DG, erano il disturbo di personalità borderline e il disturbo di personalità paranoide.

Devita Singh e coll. (2010) hanno valutato l’ipotesi che il DG fosse maggiormente associato al Disturbo Borderline di Personalità nei soggetti femminili. Per farlo, hanno indagato un campione di 100 donne affette da DBP utilizzando i criteri diagnostici del DSM-IV-Tr. I risultati della loro ricerca non mostrano differenze significative nella comorbilità del DG mettendo a confronto un campione di donne affette da DBP e il gruppo di controllo. Nonostante ciò, il primo gruppo ha mostrato punteggi più alti in relazione alla comorbilità fra i 2 disturbi, anche se non statisticamente significativi. Quello che emerge da questo studio, suggerisce che non ci sia una corrispondenza abbastanza solida fra i due disturbi. I disturbi legati all’identità del DBP non sembrano influire in modo significativo su un possibile sviluppo del DG.

Disforia di genere e disturbo borderline di personalità

Uno studio di Sonia Marantz e coll. (1991) ha confrontato madri di ragazzi con disturbo dell’identità di genere (DG) con madri di ragazzi non affetti da patologie mentali per determinare se le differenze nella psicopatologia, negli atteggiamenti e nelle pratiche di educazione risultassero significative. I risultati dell’intervista diagnostica per il DBP e il Beck Depression Inventory hanno rivelato che le madri di ragazzi con DG avevano più sintomi di depressione e più spesso soddisfacevano i criteri per DBP rispetto ai controlli. Nello specifico, il 53% delle madri di figli affetti da DG presentavano un quadro sintomatologico che soddisfaceva i criteri per il DBP e per la depressione, mentre solo il 6% dei controlli mostrava una di queste patologie.

Differenze significative si sono verificate nelle seguenti aree: relazioni interpersonali, psicosi e affettività. Sebbene nessuna delle madri nel gruppo di controllo abbia ottenuto punteggi nell’intervallo borderline della psicopatologia, il 25% delle madri di ragazzi con DG lo ha fatto.

Le madri in quest’ultimo gruppo che non hanno ottenuto punteggi tali da soddisfare i criteri per DBP, mostravano comunque punteggi più alti nelle scale di misura del comportamento patologico rispetto al gruppo di controllo.

I risultati suggeriscono che le madri di figli con DG abbiano difficoltà di lunga data nella regolazione dell’affetto e nelle relazioni interpersonali. Particolari difficoltà su questioni di separazione, depressione e gestione dell’aggressività. Si descrivono come alla ricerca compulsiva di compagnia, inclini a relazioni intense, emotivamente tempestose, rabbiose e a intensi sentimenti di solitudine, vuoto e depressione. Tendono a fare richieste eccessive alle persone e a sentirsi in diritto di farlo.

Conclusioni

Da quanto emerge dagli studi e le ricerche presi in esame, esistono dati contraddittori per quanto riguarda il tema centrale. Vari studiosi hanno provato a verificare se esistesse oppure no una correlazione fra DG e disturbi psicologici di asse 1 o asse 2. La domanda che ci poniamo è se i disturbi che si associano al DG siano connessi a questo, oppure se siano maggiormente legati alle problematiche sociali che il DG fa emergere, come ad esempio lo stigma sociale (come già trattato all’interno di questo articolo in relazione agli studi di Bentler e Prince (1970), Cole e coll. (1997), Carroll (1999), Miach e coll. (2000)). In effetti i soggetti affetti da questo disturbo si trovano ad affrontare delle situazioni stressanti, che riguardano sia il pregiudizio e la non accettazione degli altri, sia l’incongruenza riguardo all’identità di genere ed i sentimenti e il giudizio che provano verso sé stessi. Nonostante questa contraddittorietà, esistono numerose ricerche su questo argomento la cui rilevanza sembra aumentare giorno dopo giorno, visto il periodo storico attuale, in cui, almeno a livello superficiale, vi è stata una notevole apertura nei confronti delle questioni sociali relative al genere e alla sessualità. Anche se a livello statistico la comorbilità con altri disturbi risulta essere nelle maggior parte dei casi non significativa, questo dato si contrappone spesso con la realtà empirica, che mostra un elevato grado di sofferenza nei pazienti affetti da DG, e che stimola e motiva nuove ricerche atte ad indagare la natura di questo disturbo così complesso.

 

 

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