L’Intelligenza è condizione necessaria per avere senso dell’umorismo?

Un recente studio ha indagato il rapporto tra umorismo e intelligenza confrontando persone con QI sopra la media e popolazione generale

ID Articolo: 180223 - Pubblicato il: 09 dicembre 2020
L’Intelligenza è condizione necessaria per avere senso dell’umorismo?
Messaggio pubblicitario SFU 2020
Condividi

L’umorismo, espresso spesso sotto forma di battuta o di barzelletta, ha una presenza capillare nell’esistenza umana.

 

Messaggio pubblicitario Il breve testo avente un finale spiazzante, struttura propria della barzelletta, è un significativo oggetto di ricerca in rappresentanza dell’umorismo stesso. In un preliminare studio italiano di Forabosco e colleghi è stato esaminato il rapporto tra due degli aspetti in gioco essenziali per l’umorismo, ovvero divertimento e comprensione (Forabosco et al., 2019). In particolare, da questo studio è emerso che può esistere comprensione senza divertimento, ma anche che possa esserci divertimento senza comprensione. Da queste evidenze preliminari, gli stessi autori hanno proseguito gli studi in un più ampio disegno sperimentale, ponendo al centro delle ricerche un quesito che inglobasse un’altra variabile importante nella sfera dell’umorismo: l’intelligenza. Nel definire l’umorismo come capacità di esprimere e rappresentare gli aspetti più divertenti della realtà che possono suscitare riso, si potrebbe presupporre una stretta connessione tra questo concetto e le facoltà intellettive (Treccani, 2020). Gli stessi Eyesenck e Cattell, personaggi di spicco nel campo di intelligenza e personalità, si sono occupati dello studio dell’umorismo in un lavoro pioneristico del 1970, in cui scoprirono che preadolescenti plus-dotati diedero un maggior numero di risposte umoristiche ai test di Wartegg e Rorschach rispetto al campione di controllo (Eysenck, 1942; Cattell & Luborski, 1947).

Nello studio del 2020 di Forabosco, è stata offerta un’interessante opportunità per indagare il rapporto umorismo-intelligenza da parte del Mensa Italia, associazione di cui fa parte chi supera il 98esimo percentile in un test di valutazione del Quoziente Intellettivo (QI) (Mensa Italia, n.d.). L’ente ha messo a disposizione i propri utenti per lo sviluppo della ricerca sperimentale. Scopo dello studio era quello di valutare se esistesse una differenza sia nella comprensione, sia nel divertimento percepito, fra soggetti provenienti dal Mensa e appartenenti alla popolazione generale (Forabosco et al., 2020). È stata quindi studiata la relazione tra intelligenza e umorismo in un totale di 305 soggetti, di cui 43 associati al Mensa e 262 provenienti dalla popolazione generale. Ai soggetti è stata presentata una lista di 20 barzellette, le quali presentavano quattro opzioni di possibili conclusioni tra cui scegliere. I partecipanti dovevano selezionare l’epilogo che meglio completava il testo iniziale e successivamente valutare il grado di divertimento complessivo percepito. I soggetti appartenenti al Mensa, e quindi spiccatamente intelligenti, hanno mostrato una maggiore comprensione delle barzellette ma, globalmente, un minor divertimento rispetto alla popolazione di controllo; inoltre, hanno considerato migliore la barzelletta cognitivamente più sofisticata, dimostrando come l’elemento di problem solving svolgesse un ruolo chiave (Forabosco et al., 2020). Inoltre, i soggetti con QI più elevato hanno mostrato maggior divertimento con battute di black humor rispetto ai soggetti di controllo, seppur i partecipanti Mensa non avessero espresso una specifica predilezione per l’umorismo nero, nonché fossero emerse relazioni fra black humor e intelligenza dalle analisi dei risultati (Forabosco et al., 2020).

Messaggio pubblicitario La comprensione si è confermata condizione importante, ma, come confermato dai risultati della popolazione generale, non strettamente necessaria per il divertimento, favorendo forme personali e originali di rielaborazione del materiale stimolo (Forabosco et al., 2020). Nello studio preliminare, infatti, era stato descritto come questo possa essere legato a molti fattori. Tra questi, il più suggestivo riguardava la possibilità di elaborazioni umoristiche alternative e dotate di senso rispetto a quella intesa (Forabosco et al., 2019).

In conclusione, essere estremamente intelligenti può consentire una maggior comprensione di storielle umoristiche, ma, come osservato nello studio, potrebbe impedire l’accesso al divertimento, ponendo un limite al coinvolgimento nell’aspetto comico in questione. Allo stesso tempo, un umorismo più ricercato e cognitivamente coinvolgente come il black humor, pregno dell’ironia e del cinismo che lo caratterizzano, potrebbe generare una reazione più divertita negli individui con QI molto elevato. Per quanto riguarda i soggetti provenienti dalla popolazione generale, questi hanno tratto maggior divertimento dagli aneddoti umoristici seppur non cogliendone sempre il senso, confermando che per essere divertiti non è necessario comprendere appieno il significato di ciò che si ascolta.

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 2, media: 4,50 su 5)

Consigliato dalla redazione

Umorismo in psicoterapia: la funzione e i benefici che ne derivano

Umorismo e psicoterapia: la funzione e i benefici dell'umorismo

L' umorismo in psicoterapia può essere utile per facilitare l'alleanza terapeutica e aiutare il paziente a cogliere il lato positivo nelle cose negative.

Bibliografia

  • Cattell, R.B., & Luborsky, L.B. (1947). Personality factors in response to humor. The Journal of Abnormal and Social Psychology, 42(4), 402–421.
  • Enciclopedia Treccani (2020). Umorismo. Disponibile qui.
  • Eysenck, H.J. (1942). The appreciation of humour: an experimental and theoretical study. British Journal of Psychology, 32, 295–309. https://doi.org/10.1111/j.2044-8295.1942.tb01027.x
  • Forabosco, G., Dionigi, A., Cioni, F. & Heintz, S. (2019). Barzellette: comprensione e divertimento. Uno studio preliminare. RISU, 2(2), 90–100.
  • Forabosco, G., Dionigi, A., Cioni, F., & Heintz, S. (2020). Umorismo e intelligenza. Uno studio sperimentale [Humor and intelligence. An experimental study]. RISU, Volume 3, Issue 1, pp. 24-35.
  • Mensa Italia (n.d.) Disponibile qui.
State of Mind © 2011-2021 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Categorie

Messaggio pubblicitario