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Umorismo e psicoterapia: la funzione e i benefici dell’umorismo

L' umorismo in psicoterapia può essere utile per facilitare l'alleanza terapeutica e aiutare il paziente a cogliere il lato positivo nelle cose negative.

Di Marika Di Egidio, Federica Di Francesco

Pubblicato il 01 Set. 2017

Aggiornato il 02 Lug. 2019 12:43

L’ umorismo in psicoterapia è un fenomeno complesso in quanto coinvolge diversi aspetti: una risposta cognitiva, data dalla comprensione e dall’apprezzamento dell’intento umoristico, una reazione psicologica (la risata) e una risposta emotiva data dal vissuto di divertimento e allegria (Sultanoff, 2003). Affinchè l’utilizzo dello humour abbia esiti positivi, i terapeuti dovrebbero essere consapevoli delle diverse funzioni che svolge e individuare il momento più opportuno per ricorrervi.

Marika Di Egidio, Federica Di Francesco, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI SAN BENEDETTO DEL TRONTO

Cos’è l’ umorismo e qual è la sua funzione?

Etimologicamente, la parola “umorismo” deriva dal latino ‘humorert-em’ o ‘umorert-rem’ (umidità, liquido), che si avvicina anche al greco ‘yg-ròs’ (bagnato, umido). L’origine del termine sembrerebbe dunque rimandare alla medicina ippocratica che riteneva la personalità e la salute legata ai fluidi corporei, detti “umori”. L’umorismo, peculiarità dell’essere umano, rappresenta la capacità intelligente e sottile di individuare e ritrarre gli aspetti comici della realtà.

L’aspetto della condivisione è fondamentale quando si parla di comicità, infatti si tende a ridere perlopiù insieme agli altri – amici, parenti, familiari, o colleghi che siano –  di eventi e situazioni che spesso non hanno una connotazione umoristica in sé, ma la assumono per le circostanze stesse di condivisione in cui si verificano. Dunque tali eventi e situazioni diventano divertenti per i membri del gruppo in questione, diminuendo le distanze.

Ma cosa è considerato divertente e qual è la funzione dell’umorismo? A partire dall’inizio del scorso secolo, questi interrogativi hanno iniziato a suscitare interesse all’interno della comunità scientifica. Le teorie esplicative al riguardo sono state numerose. Tra le principali è possibile citare la teoria del Sollievo, che attribuisce all’umorismo una funzione liberatoria. Questa teoria, descritta per la prima volta da Freud, afferma che l’umorismo funziona quando uno scherzo o un’osservazione spiritosa serve ad allentare le nostre tensioni sessuali e aggressive represse. L’umorismo fornisce uno sbocco socialmente accettabile per quelle fondamentali pulsioni biologiche che sono presenti in tutti noi.

Un’altra teoria degna di nota è quella della Superiorità, essa sostiene che le situazioni e le osservazioni diventano umoristiche per noi perché finiamo col sentirci migliori quando qualche umiliazione o sfortuna capita ad altri. Questo è il motivo per cui ci sembra divertente vedere una persona che si da arie, scivolare e cadere. Noi non siamo coinvolti in modo negativo perché siamo in una posizione di superiorità. Naturalmente non sarebbe divertente se a cadere fosse un fragile signore anziano.

La teoria dell’Assurdo afferma invece che l’umorismo si verifica quando ci sono conseguenze impreviste in circostanze che sono familiari. Una persona può all’improvviso apparire o comportarsi in un modo inaspettato o diverso dalla norma. Per esempio, se un’automobile va in pezzi all’improvviso la cosa risulta buffa ai bimbi piccoli perché in contrasto con le loro aspettative (Franzini, 2011)

Altri modelli teorici hanno identificato l’umorismo come una strategia di coping o un meccanismo di difesa, intesi come la propensione a mantenere una prospettiva umoristica in circostanze avverse (Lefcourt e Martin, 1986); un’abilità cognitiva, volta a generare, comprendere, riprodurre e ricordare una situazione umoristica (Feingold e Mazzella, 1993); un pattern comportamentale abituale, quale tendenza a ridere frequentemente, a raccontare barzellette, a divertire gli altri e a ridere per gli scherzi altrui (Martin e Lefcourt, 1984); un atteggiamento positivo o divertito nei riguardi dell’umorismo o del mondo (Svebak, 1996); una risposta estetica, quale apprezzamento dell’umorismo e di particolari tipi di materiale umoristico (Ruch e Hehl, 1998); un tratto temperamentale connesso alle emozioni di cui l’allegria abituale costituisce una dimostrazione (Ruch e Kohler, 1998).

Spesso identificato come un costrutto benevolo legato a emozioni e vissuti piacevoli, nell’umorismo è in realtà possibile riscontrare anche una nota di sarcasmo e di ridicolo che attribuiscono a esso un’accezione negativa.

Gli stili umoristici e lo strumento di valutazione dell’umorismo

A tal proposito Martin et al. (2003) distinguono quattro stili umoristici: affiliativo, autorinforzativo, autodenigratorio e aggressivo.
Lo stile affiliativo viene utilizzato per migliorare e facilitare le relazioni con gli altri attraverso l’utilizzo di commenti divertenti, battute spiritose, barzellette e scherzi. Questa dimensione si identifica nel ridere con e non nel ridere di qualcuno.
L’umorismo autorinforzativo è legato alla tendenza ad avere un atteggiamento benevolo verso la vita, mettendo il soggetto nella condizione di riuscire a ridere di se stesso e delle circostanze, cogliendo gli aspetti divertenti della realtà e mantenendo una prospettiva umoristica di fronte a eventi avversi.
Lo stile umoristico autodenigratorio si riferisce all’utilizzo di un umorismo potenzialmente dannoso verso se stessi al fine di ottenere l’approvazione altrui attraverso commenti volti a mettersi in ridicolo per compiacere l’altro.
L’umorismo aggressivo può risultare particolarmente dannoso per le relazioni interpersonali, in quanto legato alla derisione e alla manipolazione dell’altro. L’intento di fondo è quello di danneggiare e sminuire l’altro.

Questi quattro stili umoristici possono essere facilmente valutati mediante lo Humor Styles Questionnaire (HSQ) messo a punto da Martin e colleghi (2003), realizzato sulla base di studi teorici e clinici volti ad indagare la relazione tra l’ umorismo e il benessere. Lo HSQ è stato tradotto e validato in contesti socio-culturali diversi, confermando complessivamente le buone qualità psicometriche e i fattori originari (Chen e Martin, 2007).

L’ umorismo in psicoterapia

I benefici dell’ umorismo sulla salute fisica e mentale sono stati ampiamente confermati, tuttavia vi è una carenza di interesse per lo studio dell’ umorismo in psicoterapia il cui utilizzo è, a tutt’oggi, un argomento controverso. Si ipotizza che lo studio in tale ambito sia rimasto inesplorato perchè i terapeuti sono poco inclini a inserire volontariamente lo humour durante i loro colloqui presupponendo che la psicoterapia sia “questione seria” e non possa includere contenuti frivoli, almeno in modo volontario.

Di contro, recenti ricerche hanno dimostrato l’efficacia dell’ umorismo in psicoterapia e la sua utilità quale elemento facilitatore nella costruzione dell’alleanza terapeutica e in alcune aree specifiche come la valutazione di personalità. Inoltre, diversi studi hanno rilevato come l’ umorismo possa essere inserito nel trattamento di un ampio numero di disturbi, quali, ad esempio, l’ansia, le fobie specifiche, il disturbo ossessivo-compulsivo e la depressione.

L’ umorismo in psicoterapia è un fenomeno complesso in quanto coinvolge diversi aspetti: una risposta cognitiva, data dalla comprensione e dall’apprezzamento dell’intento umoristico, una reazione psicologica (la risata) e una risposta emotiva data dal vissuto di divertimento e allegria (Sultanoff, 2003).
Affinchè l’utilizzo dello humour abbia esiti positivi, i terapeuti dovrebbero essere consapevoli delle diverse funzioni che svolge e individuare il momento più opportuno per ricorrervi.

Louis Franzini (2001) ha individuato diverse funzioni che può assolvere l’ umorismo  in psicoterapia, suggerendo inoltre di inserire lo humour fra le componenti informali del curriculum di ogni psicologo e psicoterapeuta.

In fase di assessment è opportuno che i terapeuti prestino attenzione a ciò che le persone trovano divertente: riuscendo a cogliere quale tipo di umorismo il paziente apprezza sarà possibile farsi un’idea della persona che si ha davanti ed evitare di incorrere in battute infelici. Inoltre, richiamare l’attenzione sull’atteggiamento umoristico (ad esempio, chiedendo perchè ride quando si parla di certi argomenti) rappresenta un metodo per aiutare il paziente ad aumentare la consapevolezza di sè .

L’ umorismo in psicoterapia può essere uno strumento di grande aiuto anche nella costruzione dell’alleanza terapeutica, esso ha un compito importante nella costituzione di una buona empatia, vista la sua funzione di facilitatore sociale che porta ad una maggiore soddisfazione del rapporto, a una maggiore vicinanza e a una risoluzione efficace dei conflitti (Cann et al., 2008). Va sottolineato che la direzione della relazione fra umorismo e alleanza terapeutica è bidirezionale: una maggiore empatia porta ad una maggiore alleanza terapeutica ed un’accresciuta alleanza terapeutica favorisce l’utilizzo dell’umorismo. Inoltre, l’umorismo può essere una strategia utile per favorire una comprensione empatica da parte del terapeuta nei riguardi del paziente (Meyer, 2007).

In fase di intervento l’ umorismo in psicoterapia può facilitare l’apprendimento di prospettive alternative e la riduzione dello stress. L’ umorismo è infatti un’efficace strategia di coping che aiuta a diminuire l’impatto emotivo causato dall’aver vissuto eventi stressanti. Il terapeuta può incoraggiare il paziente a modificare il proprio punto di vista portandolo a “vedere il lato divertente” delle cose, in modo da aiutarlo a regolare le emozioni negative trasformandole in positive.

Va ricordato che l’ umorismo di per sè non è terapeutico: è necessario che venga usato in modo terapeutico. I risultati migliori si ottengono quando i clinici trasmettono empatia e quando gli interventi umoristici vengono impiegati in maniera genuina, comunicando attenzione e sincerità per le preoccupazioni del paziente. D’ altra parte, l’umorismo può non sortire effetti terapeutici, ma arrivare a essere addirittura pericoloso, se non impiegato con criterio.

Uno dei rischi più frequenti nell’utilizzo dell’ umorismo in psicoterapia è che i pazienti non si sentano presi sul serio. Un altro rischio si verifica quando il terapeuta tocca temi importanti in modo divertente, conducendo il paziente all’errata interpretazione che certi argomenti non debbano essere discussi seriamente. Inoltre, secondo Robert Pierce (1994), il terapeuta può mettere in atto tre tipi di umorismo negativo, il cui utilizzo andrebbe, ovviamente, evitato.
1. Commenti umoristici non pertinenti per lo scopo terapeutico. In questo caso il terapeuta cambia totalmente argomento e ne introduce uno non attinente.
2. Uso dell’umorismo in modo difensivo. Viene utilizzato per spostare l’attenzione da temi particolarmente toccanti o personali, sia per se stesso che per il paziente, che il terapeuta non è in grado di affrontare, su altri che ritiene più sicuri.
3. Umorismo utilizzato dal terapeuta per attaccare il paziente. Rientrano in questa categoria i commenti usati per sminuire, prendersi gioco e ridere del paziente. Questo tipo di umorismo può essere vincolato da sentimenti di frustrazione e rabbia, sia consapevole sia inconsapevole.

In conclusione è possibile affermare che l’ umorismo rappresenta un valido aiuto per il terapeuta, uno strumento che, se usato con consapevolezza, consente al clinico di intensificare gli effetti positivi della terapia. Potrebbe essere utile a tal proposito, stimolare nei terapeuti un’attenta riflessione sul tema e esortarli a impiegare l’ umorismo all’interno della relazione terapeutica.

 

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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