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Il ruolo chiave dell’iper-responsabilità nel disturbo ossessivo compulsivo

Secondo alcuni modelli, l'iper-responsabilità è un aspetto importante del disturbo ossessivo compulsivo, quali sono gli esiti negativi interconnessi?

ID Articolo: 180262 - Pubblicato il: 11 dicembre 2020
Il ruolo chiave dell’iper-responsabilità nel disturbo ossessivo compulsivo
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Salkovskis osservò che nel disturbo ossessivo compulsivo i pensieri e le immagini automatiche provocate dalle ossessioni ruotano intorno ad una responsabilità personale. L’iper-responsabilità: un eccessivo senso di colpa che spinge a produrre pensieri negativi automatici con un conseguente disagio molto forte.

 

Messaggio pubblicitario Negli ultimi anni sono stati svolti numerosi studi sulla sintomatologia ossessiva e compulsiva: Wells (2000) definisce ossessioni e compulsioni come fenomeni normali, Rachman (1978) e Salkovskis (1984) osservarono come il contenuto delle ossessioni “normali” è simile a quello delle ossessioni patologiche, come queste ultime si manifestino nell’80-88% delle persone e come arrechino un livello di sofferenza e di disagio maggiore nei soggetti con diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo. Salkovskis (1985) osservò come i pensieri e le immagini automatiche provocate dalle ossessioni ruotano intorno ad una responsabilità personale: si parla di iper-responsabilità per indicare un eccessivo senso di colpa sperimentato dal soggetto, che lo spinge a produrre pensieri negativi automatici con un conseguente disagio molto forte (Ladouceur et al., 1996).

Nel 1999, Salkovskis coniò un modello del disturbo ossessivo compulsivo con il quale vengono spiegati gli esiti negativi interconnessi dovuti all’iper-responsabilità come 1) l’aumento del disagio, di ansia e depressione, 2) una maggiore attenzione alle intrusioni e/o a stimoli correlati, 3) l’accessibilità al pensiero originale e di idee correlate e, infine, 4) tentativi controproducenti messi in atto per ridurre i pensieri e diminuire l’iper-responsabilità (Salkovskis, 1999).

Messaggio pubblicitario Mitchell e colleghi (2019) hanno testato il modello di Salkovskis (1999) del disturbo ossessivo compulsivo che enfatizza il ruolo dell’iper-responsabilità: le componenti individuali del modello sono state misurate utilizzando indicatori multipli in un campione composto da 170 studenti non laureati, inoltre le variabili incluse sono esperienze precoci, incidenti critici, assunzioni di responsabilità e credenze, valutazioni errate di intrusioni, cambiamenti di umore, strategie di sicurezza controproducenti e azioni di neutralizzazione. (Mitchell et al., 2019). I sintomi del disturbo ossessivo compulsivo e le azioni di neutralizzazione sono stati misurati con la Yale-Brown Obsessive Compulsive Scale (Y-BOCS; Baer et al., 1993) e Obsessive Compulsive Inventory Revised (OCI-R; Foa et al., 2002). Le assunzioni di responsabilità basate sulle credenze sono state misurate con Obsessive Beliefs Questionnaire Responsibility Subscale (OBQ-44; Obsessive Compulsive Cognitions Working Group, 2005) e con Responsibility Attitudes Scale (RAS, Salkovskis et al., 2000). L’interpretazione errata di pensieri intrusivi è stata misurata con Responsibility Interpretations Questionnaire (RIQ; Salkovskis et al., 2000) e con Revised Obsessional Intrusions Inventory (ROII; Purdon e Clark, 1994). I cambiamenti di umore sono stati misurati con la sottoscala Profile of Mood States – Short Form (POMS-SF; Curran et al., 1995). Le strategie di sicurezza controproducenti – che consistono in variabili latenti con forme di pensiero deleterie di soppressione e controllo – sono state misurate con White Bear Suppression Inventory (WBSI; Wegner e Zanakos, 1994) per valutare la motivazione del soggetto alla soppressione dei pensieri – e con il Thought Control Questionnaire (TCQ; Wells and Davies, 1994) per osservare differenti strategie di soppressione del pensiero come distrazione, controllo sociale, preoccupazione, punizione e rivalutazione. L’evitamento è stato misurato con Acceptance and Action Questionnaire (AAQ-2; Hayes et al., 2004) e, infine, le altre variabili come incidenti critici, esperienze precoci e bias attentivi sono state misurate con Parental Bonding Instrument (Parker et al., 1979), Life Experiences Survey (Sarason et al., 1978) e con il Trauma History Questionnaire (Green, 1996) associato a un test attentivo.

L’iper-responsabilità rispecchia i dati del campione e, come previsto dal modello, l’interpretazione errata di pensieri intrusivi (come indicato dalla responsabilità personale) è il mediatore tra le credenze alla base della responsabilità, le strategie di sicurezza controproducenti, azioni neutralizzanti e cambiamenti di umore (Mitchell et al., 2019).

 

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