Usi e costumi nei siti di incontri online

L’orientamento socio-sessuale, meglio del genere sessuale, riesce a predire le strategie degli utenti che usano siti e app di incontri online com Tinder

ID Articolo: 180333 - Pubblicato il: 15 dicembre 2020
Usi e costumi nei siti di incontri online
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E’ veramente il genere sessuale la variabile che meglio ci fa comprendere l’utente di siti e app di incontri online come Tinder e che ci fa prevedere i motivi che sono dietro il loro uso?

 

Messaggio pubblicitario Internet sta con il tempo modificando le nostre abitudini. Molte cose che prima venivano fatte in luoghi fisici, come leggere il giornale, comprare un paio di scarpe o guardare la mappa di una nuova città, ora possono essere svolte davanti ad uno schermo, e in tempi più rapidi.

Ma per rendere ancora più evidente come internet abbia rivoluzionato il nostro modo di vivere basta pensare a come stanno cambiando le nostre abitudini relazionali. Internet ha infatti arricchito le possibilità che abbiamo di conoscere nuove persone, rendendo questa conoscenza indipendente dalla distanza che separa le persone. Non si sta affermando che oggi conosciamo necessariamente più persone di prima, ma che siamo sicuramente agevolati nel farlo.

In questo clima di maggiore ed indistinta connessione interpersonale, si sono diffusi nel tempo siti ed app di incontri: uno di questi e sicuramente il più popolare è Tinder che, introdotto nel 2012, conta attualmente più di 10 milioni di utenti (Freier, 2015).

L’esperimento di Botnen (2018) mostra come la maggior parte delle persone che usano questi siti per appuntamenti non siano interessati a cercare l’anima gemella, ma bensì a incontri occasionali, o ‘short term encounters’. Tuttavia la stessa ricerca, insieme a quella compiuta da Hallem (2018), mostra comunque un ampio ventaglio di motivazioni che, in alternativa, spingono ad usare questi siti: le persone possono infatti essere interessate a cercarvi individui con cui sviluppare una relazione duratura. Allo stesso modo invece possono decidere di usarli per assecondare i loro desideri sessuali con uno sconosciuto, per il semplice motivo che questi siti stanno diventando di tendenza, per la maggiore facilità della comunicazione, o semplicemente per noia.

Ma chi sono questi utenti e da cosa sono accomunati?

Il senso comune ed anche una consistente quantità di ricerche (Lippa, 2009; Schmitt, 2005; Peter and Valkenburg 2007; Tolman et al. 2003; Sumter, 2017) ci spingono a pensare agli uomini come più impegnati nella ricerca di nuove e brevi avventure sessuali. Le donne invece sembrerebbero vestire il ruolo più romantico, dell’utente più interessato a trovare un partner con cui creare una relazione.

Questa asimmetria sessuale legata al genere è in linea con il ruolo sessuale socialmente interiorizzato dell’uomo e della donna, che ha la sua base teorica sui precetti della Teoria dell’Investimento Parentale di Trivers (1972). L’universalità del differente, e se vogliamo complementare, comportamento sessuale dell’uomo e della donna sarebbe radicato nell’evoluzione della specie umana, che ha visto l’uomo impegnarsi in molteplici relazioni a breve termine per fare in modo di massimizzare la riproduzione. Le donne, invece, hanno meno da guadagnare dall’avere più partner sessuali e sono perciò biologicamente vincolate a ricercare ‘l’impegno’ con il proprio partner, in quanto si trovano ad operare all’interno dei limiti fisici imposti dalla maternità. Le donne saranno infatti motivate a stabilire una relazione che fornisca loro le risorse durante i mesi di gravidanza e nella crescita dei bambini.

Tale organizzazione segue perciò il diverso grado di ‘investimento’ compiuto dai due partner, che ha permesso l’evoluzione stessa della specie. Tale differenza biologica tra uomo e donna che si è protratta nel tempo, stabilendo ruoli di genere ben precisi, si traduce oggi nella diversa modalità di pensare gli incontri che l’uomo e la donna mettono in atto (Easton et al. 2015).

Ma è veramente il genere sessuale la variabile che meglio ci fa comprendere l’utente di questi siti e che ci fa prevedere i motivi che sono dietro il loro uso?

Rispondere con un no categorico significherebbe non considerare tutte le ricerche e le teorie menzionate sopra. Chiunque si introduca nel tema che stiamo trattando in questo articolo non può affatto ignorare le differenze di genere sul tema delle strategie sessuali. Tuttavia, la ricerca di Hallam (2018) e di Botnen (2018) ci invitano a prendere in considerazione un’altra variabile rispetto al genere: l’orientamento socio-sessuale.

L’orientamento socio-sessuale è la propensione e il comportamento del singolo individuo riguardo il sesso occasionale (Simpson and Gangestad 1991). Tale variabile non punta più sull’osservare il sesso, ma sull’osservare il singolo indipendentemente dal sesso.

Messaggio pubblicitario Anche se tale concetto è stato esposto per la prima volta da Alfred Kinsey (Kinsey et al. 1948) nel 1948, è stato messo in pratica nel campo della ricerca solo negli anni ’90, dopo che Simpson e Gangestad hanno messo a punto il Sociosexual Orientation Inventory (SOI) nel 1991 (Hallam et. al, 2018). Tale inventario permette l’acquisizione delle misure self-report di comportamenti, desideri e propensioni dei soggetti, che vengono poi tradotti in un valore all’interno della polarità ‘ristretto/non-ristretto’ dell’orientamento socio-sessuale. Con ristretto si intende la tendenza del soggetto a volere rapporti sessuali esclusivamente all’interno di relazioni ad alto coinvolgimento emotivo e che richiedono impegno verso l’altro. L’estremità dell’orientamento non-ristretto indica invece la tendenza a preferire relazioni che richiedono basso impegno, scarsa intimità e minimo coinvolgimento emotivo (Simpson e Gangestad 1991).

Parliamo di orientamento socio-sessuale perché se è vero che le ricerche focalizzate sul genere ci mostrano come gli uomini siano più inclini a cercare relazioni sessuali occasionali rispetto alle donne, non possiamo ignorare che molti uomini non rientrano in questa casistica. Lo stesso vale per quelle donne che al contrario dimostrano di preferire relazioni sessuali più fugaci e meno impegnative.

L’esperimento di Hallam (2018) ha preso in considerazione un campione di 254 persone, tra i 18 ed i 65 anni. Il 57,9% era composto da donne, il resto da uomini. La ricerca iniziava con un questionario circa la loro esperienza di incontri online. Le persone che hanno dichiarato di non avere avuto precedenti esperienze di incontri online (n = 53) sono state scartate dall’esperimento, in quanto la loro partecipazione non era in linea con l’argomento in analisi. L’esperimento infatti voleva indagare la rilevanza della variabile di genere nel comportamento sessuale, e se l’orientamento socio-sessuale dei soggetti predicesse meglio del genere la strategia negli appuntamenti degli utenti dei siti di incontri online.

Ai partecipanti sono state somministrate una serie di domande che indagavano le motivazioni dietro l’uso di questi siti, la loro età, il loro sesso ed il loro orientamento socio-sessuale, mediante l’ultima versione del SOI. Quindi sono stati analizzati i risultati, dapprima non considerando l’orientamento socio-sessuale, per poi considerare anche tale variabile.

Nella prima fase dell’analisi è stato registrato un notevole effetto del genere sulla strategia adottata dai soggetti durante l’uso di questi siti: è stato infatti appurato che i partecipanti di sesso maschile erano quelli che più cercavano in questi siti relazioni occasionali. Tuttavia, la seconda analisi che prendeva in considerazione anche l’orientamento socio-sessuale dei partecipanti ha mostrato come gli individui con un orientamento ‘non-ristretto’, che quindi preferiscono relazioni sessuali meno intime ed impegnative dal punto di vista sentimentale, erano più motivati a usare i siti e app di incontri per cercare sesso occasionale, e che viceversa individui con un orientamento socio-sessuale ‘ristretto’ erano più motivati a usare gli stessi siti per ricercare relazioni più impegnative. Molto interessante è il fatto che in quest’ultima analisi l’effetto della variabile di ‘genere’ emerso precedentemente era completamente sparito, in quanto la variabile dell’orientamento socio-sessuale aveva fatto confluire le donne e gli uomini dell’esperimento dentro lo stesso gruppo. Con questo esperimento la tesi iniziale è stata confermata, dimostrando che la variabile dell’orientamento socio-sessuale, meglio di quella del genere sessuale, riesce a predire le strategie degli utenti che usano i siti e le app di incontri online.

Lungi dal sottovalutare il binomio genere-strategia sessuale, tale ricerca, insieme a quella svolta da Botnen (2018) invita i ricercatori a considerare la variabile dell’orientamento socio-sessuale nello studio dei comportamenti sociali entro la sfera sessuale.

Tale modo di pensare ci spinge a porre più attenzione all’unicità del singolo individuo, piuttosto che definire i suoi comportamenti in base alla categoria sociale a cui appartiene. Quando si mantiene una rappresentazione troppo generalizzata e, quindi, rigida del genere sessuale si rischia di sottovalutare la flessibilità delle sue caratteristiche, oltre alla plasticità che ognuno di noi dimostra nel far fronte alle molteplici richieste dell’ambiente. Questo è tanto più vero se pensiamo alla nostra società e a come questa stia vivendo una lenta ma progressiva rivoluzione dei ruoli sociali legati al genere.

 

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Bibliografia

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  • Easton, J. A., Goetz, C. D., & Buss, D. M. (2015). Human mate choice, evolution of. International encyclopedia of the social & behavioral sciences (pp. 340–347).
  • Freier, A. (2015). Tinder mobile app statistics and revenue. Retrieved here.
  • Hallam, L., De Backer, C. J., Fisher, M. L., & Walrave, M. (2018). Are Sex Differences in Mating Strategies Overrated? Sociosexual Orientation as a Dominant Predictor in Online Dating Strategies. Evolutionary Psychological Science, 1-10.
  • Kinsey, A. C., Pomeroy, W. B., & Martin, C. E. (1948). Sexual behavior in the human male. Philadelphia: W.B. Saunders.
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  • Peter, J., & Valkenburg, P. M. (2007). Who looks for casual dates on the Internet? A test of the compensation and the recreation hypothesis. New Media & Society, 9(3), 455–474.
  • Schmitt, D. P. (2005). Sociosexuality from Argentina to Zimbabwe: A 48-nation study of sex, culture, and strategies of human mating. Behavioral and Brain Sciences, 28(02), 247–275.
  • Simpson, J. A., & Gangestad, S. W. (1991). Individual differences in sociosexuality: Evidence for convergent and discriminant validity. Journal of Personality and Social Psychology, 60(6), 870–883.
  • Sumter, S. R., Vandenbosch, L., & Ligtenberg, L. (2017). Love me Tinder: Untangling emerging adults’ motivations for using the dating application Tinder. Telematics and Informatics, 34(1), 67–78.
  • Tolman, D. L., Striepe, M. I., & Harmon, T. (2003). Gender matters: constructing a model of adolescent sexual health. The Journal of Sex Research, 40(1), 4–12.
  • Trivers, R. L. (1972). Parental investment and sexual selection. In Campbell (Ed.), Sexual selection and the descent of man (pp. 136– 179). Chicago: Aldine.
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