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Pregiudizi, misinformazione e xenofobia ai tempi del COVID-19

Dopo la diffusione del Covid-19 si è assistito ad un aumento dei pregiudizi, del razzismo e della xenofobia nei confronti di persone provenienti dalla Cina

Di Tatiana Pasino

Pubblicato il 12 Nov. 2020

Le riviste accademiche, oltre a promuovere conoscenze, giocano un ruolo cruciale nel controllo della situazione Covid-19: le informazioni possono influenzare il nostro cervello come può farlo un virus.

 

Il COVID-19 è una malattia causata dal 2019-nCov, ufficialmente chiamato SARS-CoV-2, che può presentarsi secondo diversi gradi di gravità (Yang et al., 2020). Si tratta del terzo grave focolaio coronavirus in meno di 20 anni dopo la SARS nel 2002-2003 e la MERS nel 2012, anche se la prima forma di coronavirus fu identificata intorno al 1960 (Yang et al., 2020).

Le riviste e gli studiosi, causa emergenza COVID-19, si sono focalizzati sulle possibili implicazioni della salute globale e nettamente meno sulla possibile diffusione di xenofobia e pregiudizi: Zeng e colleghi (2020) hanno effettuato una ricerca su PubMed e hanno trovato che oltre 2000 manoscritti menzionano Wuhan come luogo di origine della pandemia (Holshue et al., 2020) e dove è stata segnalata per la prima volta nel dicembre 2019. Tuttavia, non è certo che l’origine fosse in questa città nella provincia di Hubei. Dato che nel corso della storia le malattie virali sono state associate ai luoghi in cui si sono verificati i primi focolai, nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha introdotto delle linee guida per disputare questa convinzione, col fine di ridurre pregiudizi e forme discriminatorie nei confronti di tali regioni o dei cittadini che vi abitano (Fukuda et al., 2015; Zeng et al., 2020).

Le riviste accademiche, oltre a promuovere conoscenze, giocano un ruolo cruciale nel controllo della situazione COVID-19: le informazioni possono influenzare il nostro cervello come può farlo un virus. Specialmente l’informazione inaffidabile e il pregiudizio collettivo hanno esacerbato la paura: alcune riviste accademiche e mediche hanno ignorato il fatto che alcuni contenuti pubblicati avrebbero potuto dare origine alla formazione dei pregiudizi e a comportamenti xenofobi e discriminatori (Jakovljevic et al., 2020; Zeng et al., 2020).

Dall’inizio della pandemia, l’aumento dei pregiudizi, del razzismo e della xenofobia nei confronti di persone provenienti dalla Cina è stato registrato in molti paesi: uno studio di Jakovljevic e colleghi (2020) ha messo in luce come nel Regno Unito si stiano verificando livelli crescenti di episodi di razzismo nei confronti di persone orientali, come riportato da denunce per aggressioni. Di pari passo alla rapida diffusione del COVID-19, dal 19 marzo al 13 maggio 2020 sono stati documentati più di 1700 episodi di discriminazione verso gli asiatici nel Regno Unito, come riportato dalla campagna STOP AAPI Hate (Le et al., 2020).

L’ambasciata cinese in Germania ha riportato un aumento dei casi di discriminazione contro i cittadini cinesi dall’inizio dell’epidemia, mentre a Wuhan molti cittadini riferiscono di aver subito discriminazioni e di essere stati stigmatizzati anche dopo il periodo di quarantena (Jakovljevic et al., 2020).

Il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha definito la sindrome respiratoria acuta grave come “il virus cinese”, accusando il governo cinese di aver trattenuto informazioni salvavita a proposito del virus nei primi giorni di pandemia (Levine, 2020).

Zeng e colleghi (2020) hanno sottolineato come una risposta utile possa essere la solidarietà globale e non la discriminazione delle persone attraverso l’etichettatura errata delle questioni scientifiche o la loro politicizzazione (Devakumar et al., 2020). Di conseguenza editori, revisori e autori dovrebbero controllare attentamente la presenza di eventuali commenti inappropriati per mantenere il fine della ricerca scientifica come non nocivo, bensì obiettivo e rigoroso.

 

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