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Monogamia e tradimenti: le regole – Una serie di Roberto Lorenzini

Se lo scopo biologico evolutivo dell’esperienza amorosa è la riproduzione è evidente che una monogamia per tutta la vita non ha alcun senso

Di Roberto Lorenzini

Pubblicato il 16 Ott. 2020

Oggi pubblichiamo il quinto lavoro della serie di Roberto Lorenzini, dedicata al tema della monogamia e delle sue implicazioni psicologiche, affettive, relazionali e, perché no, sessuali. Lorenzini propone una tesi forte: la monogamia non funziona. E prosegue il suo racconto esplorando le regole che ci siamo dati per gestire il nostro desiderio di avere figli.

MONOGAMIA E TRADIMENTI – (Nr. 5) Le regole

 

 Focalizziamoci ora sulle regole che si sono dati gli adulti per gestire l’investimento nella riproduzione e ai casini che di conseguenza combinano. Considereremo due aspetti: le regole che dipendono ovviamente dalla cultura di appartenenza e poi la storia naturale, il ‘decorso’ per così dire, delle vicende amorose.

Nelle culture in cui a sancire la monogamia esiste l’istituto sociale del matrimonio si distingue ulteriormente in:

  • matrimonio, una volta sola nella vita;
  • matrimonio con un solo soggetto alla volta, a differenza di bigamia o poligamia;
  • monogamia seriale, nuovo matrimonio dopo la morte o il divorzio del partner.

Se lo scopo biologico evolutivo dell’esperienza amorosa è la riproduzione e l’allevamento dei figli è evidente che una monogamia per tutta la vita non ha alcun senso ed è addirittura dannosa. Al massimo è concepibile una monogamia fino allo svincolo dei figli e dunque la soluzione più sensata sembrerebbe una monogamia seriale che è, guarda caso, il modo in cui funziona l’innamoramento, come vedremo più avanti (Pezzini e Benassi, 2017).

Ma naturalmente questa è la natura e abbiamo già detto che ciò che è più caratteristico della specie umana è proprio il distanziarsi dagli automatismi naturali ed istintuali e costruire un mondo di significati, la cultura, che detta valori e regole che agiscono essi stessi come pressione selettiva. Quindi il dibattito su ciò che è naturale o meno è piuttosto privo di senso ed è spesso viziato dal bias secondo cui ‘ciò che è naturale è buono e da perseguire’ mentre, semmai, è vero esattamente il contrario ovvero che ciò che è naturale è la base sulla quale costruiamo la nostra umanità, la cui misura sta proprio nella libertà di svincolarci da tale destino trasformandolo in una storia. La monogamia, come per altri versi la castità, va intesa come una libera scelta all’interno del piano valoriale che orienta complessivamente l’esistenza di una persona ed è dunque strumentale a molteplici scopi che vanno ben al di là sia della massimizzazione della procreazione che prevederebbe una totale ‘deregulation’, il tradimento o meglio l’assoluta promiscuità o per lo meno una monogamia seriale nel corso dell’esistenza (Lorenzini e Scarinci,  2013).

 

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Pezzini S. & Benassi A. (2017). Ti do la mia parola. Sette saggi sul tradimento. Ed. Storia e letteratura. 
  • Lorenzini R. & Scarinci A. (2013). Dal malessere al benessere. Ed Franco Angeli, Roma.
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