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Questo matrimonio non s’ha da fare (2019) di M. Morretta – Recensione del libro

"Questo matrimonio non s’ha da fare" descrive con tono provocatorio cosa accade oggi alle coppie. Difficile leggerlo senza provare emozioni intense.

Di Eleonora Natalini

Pubblicato il 11 Set. 2020

Il testo Questo matrimonio non s’ha da fare di Mattia Morretta ci lancia uno schiaffo in faccia e un pugno nello stomaco e ci risveglia peggio di una doccia fredda.

 

L’autore ci racconta verità scomode sulla famiglia e sulla genitorialità, non ha parole buone per nessuno, non gli importa dell’identità o orientamento sessuale del lettore. Totalmente politically correct. Ognuno può sbagliare.

Con tono provocatorio, satirico, nero, descrive cosa accade oggi alle coppie etero e omosessuali nella società che cambia col tempo, e non in meglio. Difficile leggere più di due pagine non provando emozioni intense. Una volta può essere la tristezza, una la rabbia, poi la malinconia e forse l’ansia, per poi spesso sorridere anche. Ma questo è possibile per chi sa apprezzare le citazioni, i doppi sensi, la scrittura ironica. Per chi non ha paura di ammettere “cavolo forse le cose vanno un po’ così”. Il linguaggio è forte, la matrice psicoanalitica ben presente e bisogna essere forti di stomaco per stargli dietro e bisogna aver accettato e fatto pace con le proprie vulnerabilità del tutto umane. Questo perché è un saggio che distrugge ciò che stiamo portando avanti, costruendo però poco di concreto.

L’amore dell’autore verso l’arte, la letteratura, la cultura in generale, è presente in ogni pagina. Tante le citazioni e anche di grande interesse. Credo però che, leggendo la realtà da questa prospettiva “alta”, si possa incorrere nel rischio di sottovalutare la natura umana e le dinamiche di vita quotidiana, fatte di paure, compromessi, liti, egoismi e tanto altro ancora.

Un paio di anni fa visitai Haworth, villaggio inglese dove vissero le sorelle Brontë. Un tuffo emotivo nel mio passato adolescenziale in cui cercavo di capire cosa significasse amare. Per anni ho creduto che quello fosse il vero amore: gli sguardi rubati tra Mr. Rochester e Jane Eyre, i tormenti interiori, l’unica forza in grado di cambiare le persone, l’unico motore per raggiungere la felicità. Se avessi continuato a ricercare tra quelle righe il senso della vita forse avrei vissuto a metà, in angosce profonde e frustrazione, alla ricerca di un ideale impossibile.

Abbiamo bisogno di essere accettati, abbiamo bisogno che ci venga riconosciuto il nostro valore personale, abbiamo bisogno di non sentirci troppo diversi o sbagliati. E per raggiungere tutto questo spesso seguiamo le spinte della famiglia, della comunità, della tradizione. Possiamo sposarci anche se non sentiamo le famose farfalle nello stomaco perché semplicemente “è arrivato il momento di accasarci”. Il nostro passato evolutivo ci ha lasciato (in sottofondo) il timore della morte se veniamo esclusi dal gruppo. E secondo queste basi comprendo e accolgo l’esigenza di alcuni individui (etero ed omosessuali) di volersi “omologare” a determinate richieste della società.

Sull’argomento genitorialità (tema sempre molto delicato) Morretta, con coraggio, evidenzia come l’essere genitori biologici non fa di quei genitori i migliori sulla piazza:

non è padre chi è donatore di seme e non è madre chi ha portato in grembo, a distanza di anni si vedrà chi davvero lo è diventato.

Restituisce a figure esterne alla coppia genitoriale biologica l’importanza del loro ruolo per la crescita della discendenza perché, come lui scrive, “la procreazione è mortale, la cultura immortale”. Avremmo goduto delle opere di Giotto, Michelangelo, Canova, Verdi (giusto per citarne una piccola parte) senza il supporto dei loro mecenati? Probabilmente no. Ma sicuramente no, se non fossero proprio nati. Questo è il punto di incontro tra la natura umana più istintuale e l’importanza della cultura e di un ideale più alto. L’equilibrio lo troviamo nella mescolanza e non nella separazione.

 

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • M. Morretta (2019) Questo matrimonio non s’ha da fare. Gruppo Editoriale Viator
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