Corpi borderline. Regolazione affettiva e clinica dei disturbi di personalità (2020) di Clara Mucci – Recensione

'Corpi borderline' rende gli elementi trattati semplici da comprendere e scorrevoli; pagine leggere e concetti pesanti insieme ondeggiano e oscillano

ID Articolo: 177017 - Pubblicato il: 01 settembre 2020
Corpi borderline. Regolazione affettiva e clinica dei disturbi di personalità (2020) di Clara Mucci – Recensione
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Clara Mucci nel suo ultimo libro Corpi Borderline è riuscita ad integrare diverse teorie sulla spiegazione del funzionamento della mente, capacità a mio avviso rilevante perché teorie, queste, anche lontane dal punto di vista epistemologico.

 

Messaggio pubblicitario Senza attribuire valore di importanza o validità tra di esse, la lettura aiuta il clinico a comprendere maggiormente l’importanza di considerare il corpo del paziente nell’eziopatogenesi dei Disturbi di Personalità.

Non è un manuale buonista! L’autrice prende anche posizione nel considerare costrutti psicologici allineati a modelli di studiosi tra loro in opposizione con le dottrine maggiormente riconosciute e integrate nello scenario internazionale attuale.

Come suggerisce Clara Mucci nella trattazione teorica la visione psicoanalitica andrebbe integrata con la teoria dell’attaccamento e con le spiegazioni neurobiologiche allo scopo di ampliare la comprensione di alcuni fenomeni.

Inoltre presenta il suo modello: quest’ultimo è in accordo con quello di Allan Schore, il quale sostiene che ‘[…] a più precoci e più intense esperienze interpersonali traumatiche corrispondono le più gravi traumatizzazioni, in un continuum che va dalle personalità isteriche/istrioniche (con meno gravi e meno precoci traumatizzazioni, con migliore formazione oggettuale, che avvicina questi soggetti al continuum nevrotico) alle personalità borderline e narcisistiche, fino alle personalità antisociali (che hanno subito i danni più gravi e più precoci)‘.

Tale modello trova inoltre accordo con la teoria di Liotti sull’attaccamento disorganizzato quale precursore di una vulnerabilità alla dissociazione traumatica.

In un’ottica più allargata, come lo stesso Schore scrive nella prefazione, l’autrice è stata in grado di integrare con grande estro gli ‘studi psicoanalitici classici e moderni coniugandoli con le recenti neuroscienze allo scopo di presentare un complesso modello teorico e clinico per lavorare con questi pazienti difficili‘.

Non ho avuto la fortuna di leggere i volumi dell’autrice pubblicati precedentemente, letture a cui Mucci rimanda per allargare la comprensione di alcuni concetti espressi in Corpi Borderline. Malgrado non ci sia propedeuticità cronologica, durante la lettura si respira la completa e profonda conoscenza dei fenomeni psichici. L’autrice ha formazione interdisciplinare, studiosa e abile clinica, è capace di rendere gli elementi trattati semplici da comprendere (e di aiuto al clinico) oltre che scorrevoli nella lettura e nell’interesse. Pagine leggere e concetti pesanti insieme ondeggiano e oscillano da destra a sinistra.

L’emisfero destro, inteso come una realtà intersoggettiva e costruita epigeneticamente, diventa il protagonista per importanza: un corpo formante le differenze individuali e le caratteristiche della personalità. Tale concetto aiuta a comprendere il pensiero di Gallese per cui la sintonizzazione reciproca relazionale sia in grado di incarnare la natura del soggetto e quello di Lemma secondo cui l’incorporazione e la relazionalità contribuiscano a formare la mente.

La quantità e complessità delle argomentazioni trattate nel testo necessiterebbero di una recensione maggiormente estesa, valicando il confine di codesta scheda. Una breve introduzione spero sviluppi l’interesse e la passione necessari al lettore affinché possa approfondire le tematiche con maggiore dettaglio, analisi e completezza presenti nel testo recensito.

Continuando nella lettura e attraverso il contributo di Freud, Ferenczi, Bion, Bowlby, Liotti, Fonagy, Porges e altri eminenti pensatori, ecco che viene restituita all’emisfero destro la posizione di merito nel panorama della cura della psicopatologia. Il corpo, nello specifico la sintonizzazione degli emisferi destri tra terapeuta e paziente, rappresenta nel modello di Schore la via d’accesso al raggiungimento dello stato di benessere.

Sintonizzazione che, se mancante nel rapporto tra mamma-figlio, ora nel colloquio terapeutico ha la possibilità di essere esplorata; si rendono esplicite aree di sofferenza soggettive non dichiarabili diversamente sennonché attraverso il processo finalizzato alla elaborazione del trauma implicito e conseguente narrazione non giudicata.

Dopodiché il paziente avrà la possibilità di liberarsi del peso dell’altro da sé.

Riassumendo, il lavoro teorico presentato prende origine dagli studi di Ferenczi (trauma e dissociazione), di Kernberg (pazienti borderline), di Fonagy (mentalizzazione e i pazienti borderline) e Schore (neuropsicoanalisi sul trauma relazionale infantile, la dissociazione e sviluppo precoce basato sulle funzioni dell’emisfero destro).

Messaggio pubblicitario Vengono ripresi concetti di cui si espone l’importanza: lo stile di attaccamento, nello specifico quello disorganizzato come predittore dei Disturbi di Personalità (DDP) e il valore della sintonizzazione bambino-caregiver. Tale interazione definita corpo-mente-cervello è necessaria per lo sviluppo delle funzioni dell’emisfero destro, oltre che essenziale per la regolazione futura delle emozioni e dell’interazione ottimale sé-altro. L’autrice ricorda come i DDP si possano rintracciare attraverso la manifestazione di alcuni comportamenti, tra i quali impulsività e instabilità degli affetti in se stessi e verso gli altri, attraverso il senso di vuoto, di solitudine, di disperazione seguita da incapacità di consolarsi. Inoltre le relazioni appaiono problematiche nei confronti di altre persone ed emergono difficoltà nella sfera delle relazioni sessuali e nell’intimità.

Dal punto di vista neuroendocrino, viene proposta l’importanza dei circuiti HPA (attività nell’asse della pituitaria adrenale ipotalamica) nella gestione della regolazione dell’arousal.

Non secondario ma fondante il percorso terapeutico è Il ‘corpo’!

Esso rappresenta il focus della terapia, è tramite essenziale della relazione tra sé e l’altro e sede delle trasmissioni intergenerazionali colpevoli della disregolazione affettiva derivante da trauma relazionale precoce. Il corpo del paziente e quello dell’altro da sé sono i bersagli dove riversare l’odio. Senso di colpa, odio di sé, disgusto di sé, violenza contro gli altri e il contesto sociale sono i meccanismi del malfunzionamento. Meccanismi che possono raggiungere la messa in atto di comportamenti criminali e antisociali.

L’autrice non considera la violenza come manifestazione innata bensì derivante dalla distruttività internalizzata in una relazione attraverso un modello vittima-persecutore, meccanismo che considera alla base dei sintomi dei disturbi di personalità.

Il volume non rappresenta solo l’elenco di argomentazioni teoriche. Attraverso l’ordine di presentazione delle patologie diventa come un manuale in mano al clinico per ottenere il cambiamento nel paziente durante il percorso psicoterapeutico e all’interno dell’alleanza terapeutica.

Mucci sostiene che ‘Il corpo è il luogo in cui si inscrivono sia la Natura, come genetica e patrimonio biologico ereditato, sia la Cultura, come ambiente fisico e relazionale‘.

Emerge l’importanza dell’interazione bambino-caregiver, capace di modellare il potenziale genetico del bambino attraverso l’ausilio della regolazione psicobiologica degli ormoni in grado di influenzare il processo di trascrizione genica e il successivo sviluppo dei circuiti cerebrali.

Allora la ripetizione in seduta di dinamiche disfunzionali è come effettivo re-enactment di stili di attaccamento instaurati nei primi due anni di vita. Nello specifico sono lo stile insicuro-preoccupato per il borderline, quello insicuro-evitante per il narcisista e l’antisociale, l’attaccamento disorganizzato in percentuale elevata dei casi gravi con episodi dissociativi.

Il primo caso presentato, quello con minor patologia lungo asse del continuum psicopatologico presentato, è di Ariadna la quale presenta un DDP istrionico con trauma relazionale infantile non dovuto a violenza, maltrattamento o incesto. Seguiranno in un crescendo di gravità clinica i casi di Bertha con DDP borderline e tratti narcisistici ad alto funzionamento e di Dorothy che presenta un disturbo di personalità borderline più grave del precedente e a basso funzionamento. La paziente ha vissuto il primo livello traumatico con la possibilità di considerare il trauma complesso o Complex PTSD.

Rispetto al disturbo borderline, l’autrice sostiene il tentativo ‘di muoversi da una psicologia dello sviluppo e della patologia basata su una sola mente (intrapsichica) a una visione del corpo-mente-cervello intersoggettiva e relazionale‘.

Di seguito il caso di Andrea con un disturbo di personalità narcisistico grave, va in terapia a seguito di un crollo quasi psicotico (presentava alcuni tratti antisociali sebbene con una quota, anche se inespressa, di capacità empatica) e il caso di Fabian con un grave disturbo di personalità narcisistico in comorbilità ad alcuni livelli psicotici di funzionamento, depressione maggiore, autolesionismo e disturbo alimentare.

I successivi casi introducono il lettore nel campo da cui emergono i sintomi psicosomatici, i più gravi nel continuum psicopatologico di riferimento: Elizabeth con grave deprivazione nell’infanzia e successive traumatizzazioni e a seguire due esempi di disturbo narcisistico di personalità in un quadro di ipocondria, tratti antisociali e perversione. Il primo di essi è John, il quale presenta un quadro di narcisismo al confine con un disturbo antisociale, somatizzazioni e ipocondria e a seguire l’ultimo caso trattato, Tom con alessitimia, sadomasochismo nelle relazioni sessuali e vari sintomi di angoscia.

Per concludere, l’autrice esamina anche un argomento interessante a mio avviso: la connessione tra cibo, genere e sessualità. Sostiene che ci sia una forte influenza dal legame conscio e inconscio con il corpo femminile a cui dobbiamo la nostra vita. Viene spiegata in modo chiaro la sua proposta, fondata come sostiene non da prove ma dalla esperienza clinica, fino a porsi la domanda ‘sul perché la derivazione femminile e corporea della nostra vita non sia adeguatamente riconosciuta e tenda a essere obliterata, rechi somiglianze con la repressione stessa che le donne subiscono o a cui sono sottoposte nelle culture per lo più patriarcali’.

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Sembra che una fondamentale espressione clinica dei disturbi di personalità risieda nelle difficoltà relazionali, ma anche nelle disregolazioni corporee.

Bibliografia

  • Mucci, C. (2020). Corpi borderline. Regolazione affettiva e clinica dei disturbi di personalità. Raffaello Cortina Editore.
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