Gli effetti della ruminazione depressiva

La ruminazione depressiva comprende tra i suoi effetti calo dell’umore, indebolimento della performance cognitiva, tendenza a procrastinare e all'inattività

ID Articolo: 173958 - Pubblicato il: 23 aprile 2020
Gli effetti della ruminazione depressiva
Condividi

Quali sono gli effetti che la continua ruminazione produce sull’individuo? L’attenzione tende a focalizzarsi sulle perdite passate e sugli errori commessi portando a fare paragoni e confronti negativi tra sé e gli altri e ad emettere giudizi svalutativi nei propri riguardi. Si verificano difficoltà nella presa di decisioni e nel problem solving, domina il pessimismo, si riscontrano scarsa flessibilità cognitiva e difficoltà interpersonali e tutto ciò concorre a mantenere ed incrementare l’umore negativo.  

 

Messaggio pubblicitario Una volta attivata, la ruminazione depressiva produce conseguenze sia a livello cognitivo che emotivo e comportamentale. L’individuo è indotto in uno stato emotivo negativo caratterizzato da senso di scoraggiamento, persistente evitamento delle situazioni ed utilizzo di domande afinalistiche come “perché mi accadono solo cose negative? Perché mi sento sempre così triste? Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?” (Watkins, 2016).

Livello cognitivo

A livello cognitivo la ruminazione comporta: scarse capacità di problem solving, riduzione della concentrazione, distorsione degli schemi di giudizio, indebolimento della performance cognitiva ed aumento dello stress (Lyubomirsky e Tkach, 2004).

Riguardo la capacità di problem solving, nella ruminazione si è indotti a porsi domande generali ed astratte piuttosto che quesiti specifici e concreti e ciò, oltre a ridurre la facoltà di trovare soluzioni pratiche, aumenta la percezione di senso di impotenza e la sensazione di essere “senza speranza” (Watkins e Barcaia, 2001).

Rispetto all’abbassamento della performance cognitiva, collegata alla ridotta capacità di concentrazione, questa può interferire con lo svolgimento di prestazioni lavorative e più in generale con lo svolgimento di attività quotidiane. Ciò avviene in quanto i pensieri ruminativi tendono ad intrudere nelle occupazioni che si stanno svolgendo, comportando sia una riduzione della quantità di informazioni che possono essere elaborate in parallelo sia una riduzione nella velocità del compito che ha, come conseguenza, il depauperamento delle risorse attenzionali dirette verso il compito specifico e la diminuzione delle prestazioni cognitive (Baddley e Hitch, 1994).

Passiamo ora alla distorsione degli schemi di giudizio cognitivi (Lyubomirsky e Tkach, 2004) caratterizzati da aumento del ricordo di episodi autobiografici negativi (Lyubomirsky, Caldwell e Nolen-Hoeksema, 1998), intensificazione del pensiero negativo riguardo al futuro (Lavender e Watkins, 2004) e accrescimento delle interpretazioni negative in termini di valutazione globale di sé (Rimes e Watkins, 2005). Il soggetto è portato ad incolparsi per i problemi, si considera incapace, sfortunato e/o mancante di alcune abilità normali. Tali schemi di giudizio, agendo come chiavi di lettura della realtà, hanno l’effetto di produrre costanti esperienze di deflessione del tono dell’umore che riattivano la ruminazione in un ciclo auto-perpetrantesi.

Infine un ultimo effetto del pensiero ripetitivo a livello cognitivo è l’aumento dello stress, a sua volta correlato a problemi di salute fisica. Prolungando infatti l’arousal psicologico e fisiologico che accompagna lo stress si produce un’elevata attivazione del sistema autonomo, in particolare della pressione arteriosa, che, prolungando le emozioni negative, incide sul livello di stress (Gerin et al., 2006).

Livello emotivo

Messaggio pubblicitario A livello emotivo la ruminazione depressiva comporta un peggioramento dell’umore, della tristezza, del senso di disperazione ed anche di altre emozioni, come vergogna, colpa e rabbia, soprattutto indirizzate verso sé stessi. La persona tende a sentirsi maggiormente impotente, incompresa e sola ed a questo si associa un peggioramento delle convinzioni negative di sé, del mondo e del futuro, la cosiddetta “triade cognitiva” di Beck.

Piano comportamentale

Sul piano comportamentale l’individuo tende maggiormente ad isolarsi, a procrastinare e ad essere inattivo (Rainone e Mancini, 2018).

L’evitamento nasce dalla volontà di voler meditare sui propri problemi al fine di trovarvi soluzione. In realtà ciò che accade è che, oltre a non intraprendere azioni concrete per la risoluzione di problemi, la ruminazione riduce al minimo gli stimoli distrattori che potrebbero portare ad interrompere tale processo. Ciò ha l’effetto paradossale di portare la persona a concentrare l’attenzione su di sé, mantenendo l’umore depresso ed incrementando la ruminazione che diviene una potenziale causa e conseguenza dell’evitamento (Carver e Scheier, 1981).

Riguardo la riduzione della motivazione e l’inibizione del comportamento strumentale, l’individuo a seguito della focalizzazione sui sintomi depressivi è portato a pensare di non disporre di strategie utili alla risoluzione dei problemi o di non riuscire più a provare piacere nello svolgimento delle attività quotidiane e ciò, di conseguenza, lo spinge a non impegnarsi in attività costruttive ed adattive (Lyubomirski e Tkach, 2004).

Rispetto alle relazioni sociali, la ruminazione può associarsi sia alla tendenza a dimenticare impegni amicali e professionali sia alla difficoltà a prendersi adeguatamente cura della propria persona, con il risultato, in entrambi i casi, di un peggioramento delle abilità di coping e di un aumento del rischio di fallimento che mantiene e peggiora lo stato depressivo (Seligman, 1975). Chi rumina infatti può faticare a rimanere attento in uno scambio relazionale a causa della costante interferenza prodotta dalla ruminazione stessa o può, tramite il suo stile pessimista e lamentoso, generare risposte negative di allontanamento e rifiuto da parte delle altre persone (Papageorgiou e Wells, 2008). Inoltre il timore di essere abbandonati porta a cercare di evitare situazioni sociali, creando un effetto paradosso, per cui si avvera proprio ciò che si teme. Infine la persona, tendendo a sentirsi più responsabile del tono emotivo delle sue reazioni (Nolen-Hoeksema e Jackson, 2001) e prestando molta attenzione ad ogni sfumatura del suo rapporto interpersonale rispetto a possibili pericoli, alimenta la ruminazione stessa.

L’insieme di questi risultati sembra quindi confermare come la ruminazione depressiva sia una strategia disfunzionale di regolazione delle emozioni associata a disfunzioni cognitive, emotive e comportamentali che contribuiscono al mantenimento e all’inasprimento di sentimenti negativi (Daches et al., 2010).

 

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 7, media: 4,00 su 5)

Consigliato dalla redazione

Depressione: il ruolo della ruminazione come fattore predisonente

Fattori predisponenti della ruminazione depressiva

Le ricerche sulla ruminazione depressiva sottolineano il ruolo di tre principali fattori evolutivi implicati nello sviluppo di tale stile ruminativo

Bibliografia

  • Baddley, A., Hitch, G. (1994). Developments in the concept of working memory. Neuropsychology, 8, 485-493.
  • Carver, C.S e Scheier, M.F (1981). Responses to depression and their effect on the duration of depressive episodes. Journal of Abnormal Psychology, 100, 596-582.
  • Daches, S., Mor, N., Winquist, J., Gilboa-Schechtman, E. (2010). Brooding and attentional control in processing self- encoded information: Evidece from a modified Garner task. Cognition and Emotion, 24 (5), 876-885.
  • Gerin, W., Davidson, K. W., Christenfeld, N. L., Goyal, T., Schwartz, J. E. (2006). The role of angry rumination and distraction in blood pressure recovery from emotional arousal. Psychosomatic Medicine, 68, 64-72.
  • Lavender, A., & Watkins, E. (2004). Rumination and future thinking in depression. British Journal of Clinical Psychology, 43, 129-142.
  • Lyubomirsky, S., Caldwell, N, D., Nolen-Hoeksema, S. (1998). Effects of rumination and distracting responses to depressed modd on retrieval of autobiographical memories. Journal of Personality and Social Psichology, 75, 166-177.
  • Lyubomirsky, S., F., Tkach, C. (2004). The consequences of dysphoric rumination. In C. Papageorgiou e A. Wells (a cura di) Depressive rumination: Nature, Theory, and treatment, 21-42. Wiley & Sons, New York.
  • Nolen-Hoeksema, S., Jackson, B. (2001). Mediators of the gender difference in rumination. Psichology of Women Quarterly, 25, 37-47.
  • Papageorgiou, C., & Wells, A. (2008). Ruminazione depressiva. Teoria e trattamento. Erikson, Trento, Italy.
  • Rainone, A., Mancini, F. (2018). La mente depressa: comprendere e curare la depressione con la psicoterapia cognitiva. Franco Angeli, Milano, Italy.
  • Rimes, K. A., Watkins, E. (2005). The effects of self-focused rumination on global negative self- judgementsin depression. Behaviour Research and Therapy, 43, 1673-1681.
  • Seligman, M. E. (1975). Helplessness: On depression, development, and death. A series of books in psychology. Henry Holt & Co., New York.
  • Watkins E. R. (2018). Terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sulla ruminazione per la depressione, Erikson, Trento, Italy.
  • Watkins, E. R., Barcaia, S. (2001). Why do people ruminate in dysphoric moods? Personality and Individual Differences. 30, 723-734.
State of Mind © 2011-2020 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Scritto da

Categorie

Messaggio pubblicitario