Meditazione mindfulness ai tempi del coronavirus: come può tornarci utile in questo momento? Intervista al Dott. Andrea Paschetto

Nell'intervista al dott. Paschetto si parla di mindfulness e di come ci potrebbe aiutare in questo momento di criticità legata al coronavirus

ID Articolo: 174212 - Pubblicato il: 30 aprile 2020
Meditazione mindfulness ai tempi del coronavirus: come può tornarci utile in questo momento? Intervista al Dott. Andrea Paschetto
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Da anni la mindfulness sta prendendo sempre più piede, in quanto si è dimostrata una valida pratica in grado di contribuire al nostro benessere psico-fisico. Considerato il delicato momento storico causato dall’emergenza coronavirus ho desiderato intervistare e confrontarmi con il collega Andrea Paschetto.

 

Messaggio pubblicitario Andrea Paschetto è cultore della Materia in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Udine, da molti anni impegnato nell’ambito della ricerca scientifica e della formazione sulla “meditazione orientata alla mindfulness” (MOM) insieme al Prof. Franco Fabbro. Quest’ultimo è ideatore e fondatore del gruppo MOM, un gruppo nato in Friuli Venezia Giulia, con l’obiettivo per l’appunto di portare avanti, a livello nazionale, attività di ricerca, formazione e pratica sulla meditazione di consapevolezza.

Il metodo MOM

Il metodo di meditazione orientata alla mindfulness (MOM) è stato messo a punto più di dieci anni fa da Franco Fabbro. Si tratta di un programma simile alla MBSR (Mindfulness-based stress reduction) sviluppata da Kabat-Zinn. Il programma infatti è strutturato in otto incontri a cadenza settimanale, durante i quali i partecipanti praticheranno 30 minuti di meditazione, distribuita in 10 minuti di attenzione al respiro (anapanasati), 10 minuti di attenzione al corpo e gli ultimi 10 minuti di osservazione degli stati o contenuti della mente (in termini di pensieri, immagini, ricordi). È previsto per ogni incontro una parte iniziale durante la quale si affronterà un tema attinente alla mindfulness ed una parte finale a seguito della pratica esperienziale che consente ai partecipanti di confrontarsi su quanto è accaduto.

Il gruppo è molto attivo non soltanto nell’ambito della formazione ma anche in quello della ricerca scientifica circa la validità del metodo.

Per ulteriori approfondimenti si rimanda al sito ufficiale dello stesso, all’interno del quale è possibile reperire materiale bibliografico, pubblicazioni, ricerche scientifiche e audio guida.

Emergenza Coronavirus: la mindfulness in questo momento può tornarci utile?

Andrea Paschetto parte dal fare una breve premessa su cosa sia la mindfulness, e dunque ci ricorda che essa rappresenta una delle tante pratiche meditative esistenti. Il termine mindfulness infatti, è intraducibile in italiano e lo si fa corrispondere convenzionalmente al concetto di meditazione di consapevolezza.

Tale pratica viene ripresa da un metodo di cura scoperto più di 2500 anni fa dal Principe Gautama Buddha che aveva elaborato questo percorso di cura chiamato ottuplice sentiero e la mindfulness per l’appunto è un componente di tale percorso. L’obiettivo è quello di aumentare il livello di consapevolezza delle persone.

Il Buddha aveva capito con acuta chiarezza che la mente è il mezzo attraverso cui si attua la nostra sofferenza. La liberazione dalla sofferenza significa innanzitutto la liberazione dai condizionamenti mentali. (F. Fabbro, 2019).

Può in questo momento la mindfulness contribuire al nostro benessere?

Il dott. Paschetto ritiene che forse iniziare a praticare la mindfulness in questo delicato momento potrebbe non essere molto funzionale in quanto aumentando il livello di consapevolezza, se è presente disagio, si percepirebbe ancor più disagio, “sarebbe come imparare a nuotare intanto che una nave sta imbarcando acqua”.

Messaggio pubblicitario In generale però, tale pratica, continua a spiegare il dott. Paschetto, ci potrebbe aiutare in questo momento sotto due aspetti interessanti. La sua originaria funzione infatti era quella di ridurre la sofferenza ed oggi anche la ricerca scientifica ci dice che la mindfulness contribuisce ad abbassare livelli di risposte emotive come paura, rabbia, tristezza e dunque un primo aspetto funzionale in questo momento potrebbe essere rappresentato dal limitare il dolore percepito dall’essere immersi nel dramma di questa situazione. Attraverso la pratica infatti, le persone possono riuscire a diventare osservatori esterni di ciò che avviene in termini di reazioni emotive, sensazioni corporee e pensieri, molti di questi divenuti automatizzati. Un secondo interessante aspetto che potrebbe tornarci utile in questo momento potrebbe essere rappresentato dall’opportunità di fare una sorta di bilancio e distinzione tra ciò che è essenziale nella nostra vita e ciò che è importante e dunque avere l’opportunità di rivedere il nostro sistema di valori.

Riuscendo ad essere meno sopraffatti dalla sofferenza, ci spiega il dott. Paschetto, abbiamo più possibilità di reagire ad essa.

Non Giudizio e atteggiamento gentile: quale ruolo nella mindfulness?

Ci spiega e chiarisce il dott. Paschetto che l’atteggiamento gentile e non giudicante non deve essere frainteso con il valutare che “vada tutto bene”, in quando per cambiare serve necessariamente diventare per l’appunto consapevoli di ciò che “non va bene”. Sarebbe più corretto parlare di quello che nel gruppo MOM viene chiamato atteggiamento equanime, che non va frainteso come atteggiamento distaccato dall’esperienza ma anzi va considerato come atteggiamento mentale che va coltivato e sviluppato, che osserva, si interroga ma che non giudica. Una mente equilibrata dunque, dall’essere vicino all’esperienza, qualunque essa sia, ma non estremamente coinvolta e travolta, una mente presente, vigile e attenta, in un armonico equilibrio tra soggetto che osserva e oggetto osservato (in termini di pensieri, emozioni, sensazioni).

E visto che ogni viaggio, percorso, obiettivo, inizia sempre da un primo passo, ho chiesto al dottore di offrirci una breve dimostrazione della pratica, che per chiarezza di informazione ricordiamo che è stata ridotta in questa sede e per tale intervista a solamente cinque minuti di esercizio del respiro (Anapanasati: consapevolezza del respiro). Si ricorda infatti, che la mindfulness nella sua completezza prevede un tempo di circa trenta minuti distribuito in tre fasi come già accennato sopra.

 

Guarda l’intervista integrale:

 

 

 

 

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Bibliografia

  • Fabbro, F. (2019), Meditazione Mindfulness. Neuroscienze, filosofia e spiritualità. Il Mulino.
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