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Lo svincolo dalla famiglia di origine: i corsi e i ricorsi

Ripercorrendo la vita familiare di Victor Hugo e i romanzi del 1800 emerge come punto chiave dei passaggi generazionali lo svincolo dalla famiglia d'origine

ID Articolo: 172853 - Pubblicato il: 24 marzo 2020
Lo svincolo dalla famiglia di origine: i corsi e i ricorsi
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Il dramma dei legami familiari, dei passaggi generazionali e della trasgressione trova ampio spazio nelle opere di Hugo poiché la storia della sua famiglia è contraddistinta da ambivalenza nei confronti dei legami affettivi che, da un lato, portano rottura e disgrazia e, dall’altro, conducono alla follia.

 

Messaggio pubblicitario Ciò che emerge è una completa sfiducia nel legame familiare soprattutto negli assi della lealtà e della giustizia. Hugo è figlio di genitori separati che per anni si accusano a vicenda di adulterio e in questa loro battaglia triangolano i figli. Alcuni biografi sono arrivati addirittura a sostenere che egli fosse figlio illegittimo dell’amante della madre. Il matrimonio dei genitori ufficialmente si rompe per la scoperta della moglie che il marito, militare napoleonico in quel momento di stanza a Portoferraio, ha un’amante. In effetti la separazione era già avvenuta anni prima nel momento in cui la mamma si rifugia, per motivi politici, a Parigi e qui inizia una relazione con il padrino del figlio, grande amico del marito. Sebbene ambedue avessero rotto il patto matrimoniale si autoaccusavano a vicenda di adulterio chiedendo la custodia dei tre figli. Il padre intenta un primo ricorso di divorzio con conseguente richiesta dell’affidamento dei figli che svanisce per l’intervento, richiesto dalla moglie, di Francesco Bonaparte re di Spagna. In un secondo ricorso Joseph Hugo raggiunge il suo scopo ottenendo il divorzio dalla moglie e l’affidamento dei figli che rinchiude in un internato costringendoli a studiare presso l’Ecole Polytecnique. A distanza di tre anni la madre riesce a riottenere la custodia dei figli.

Hugo si sposa a 20 anni con una sua amica d’infanzia contro il parere della madre che non ritiene la ragazza adatta a lui. Dal matrimonio, prima della separazione dalla moglie che avviene dopo aver scoperto che lo tradisce con suo amico, nascono 5 figli. Dopo la separazione dalla moglie conduce una vita da libertino, avendo però accanto una compagna che gli perdona tutti i suoi tradimenti. Ecco le ridondanze nella storia generazionale della famiglia Hugo:

  • Ambedue, padre e figlio, si sposano con due donne non ritenute alla loro altezza dalle famiglie di origine. Del figlio abbiamo già detto. Il padre, ufficiale dell’esercito napoleonico, sposa Sophie Trébuchet che dopo la morte di entrambi i genitori vive con le zie;
  • I genitori si separano a seguito del tradimento della madre con un amico del padre, egli si separa dopo il tradimento della moglie;
  • Entrambi, dopo il tradimento delle rispettive mogli, fanno vita libertina avendo accanto una compagna fissa che accetta le loro scappatelle.

E’ sorprendente come spesso le vicende generazionali o la storia delle stirpi siano soggette a corsi e ricorsi storici. Nel caso della famiglia Hugo le ridondanze non si fermano a quelle sopraccennate. Infatti, un fratello di Hugo – Abel – morì in manicomio a seguito di una delusione amorosa. L’ultimogenita dello scrittore – Adèle – scappò ed impazzì per amore e finì anch’essa la sua vita in manicomio. Ciò che contraddistingue i passaggi generazionali è l’estrema sfiducia nell’essere accettati come oggetto d’amore.

Innanzitutto nel matrimonio, quando sono presenti problemi di tipo narcisistico, la scelta dell’altro ricade su soggetti che danno l’apparenza di poter essere facilmente sottomessi. Generalmente, l’altro/a reagisce cercando una via di fuga che può essere un altro uomo o donna da cui si sentono amati e, soprattutto, apprezzati per quello che sono piuttosto per come gli altri li vorrebbero.

La scelta di fare vita libertina è la ricerca ossessiva di trovare conferma alla mascolinità. Ricerca che risulta impossibile perché vuole riempire un vuoto interno profondo, attraverso azioni esterne. Il vuoto è la paura di essere abbandonati, di non meritare l’amore degli altri. La continua ricerca di esperienze sessuali attraverso l’ammirazione del corpo femminile denota la paura di creare contatti e scambi profondi. In clinica è stata descritta la Centerfold Syndrome per indicare il comportamento sessuale che determina notevoli difficoltà a creare rapporti sessualmente ed emotivamente significativi e gratificanti.

Sulla delusione amorosa del fratello di Hugo si hanno poche notizie, mentre per quanto riguarda la figlia Adèle, il ritrovamento dei diari e il successivo film diretto da F. Truffaut, ci danno molte informazioni. Adèle, dopo un periodo passato con il padre dopo la morte per annegamento nella Senna della sorella Leopoldine, si reca in Inghilterra dove conosce un tenente dell’esercito che la seduce con la promessa di sposarla e di cui lei si innamora perdutamente. Alla ricerca dell’amore perduto, va in Canada dove nel frattempo è stato trasferito il tenente. Venuta a conoscenza che nel frattempo quest’ultimo si è fidanzato con una ragazza del luogo e sta per sposarsi, si presenta a casa dei genitori della futura sposa per informarli che aspetta un figlio da lui. Mandato all’aria il matrimonio, continua a perseguitare il tenente arrivando addirittura alle pubblicazioni di matrimonio costringendolo a smentire. Nel frattempo il padre la implora di tornare in Europa informandola anche che la madre sta per morire e vorrebbe rivederla per l’ultima volta. Essendo impegnata a non perdere di vista l’oggetto d’amore rifiuta di tornare. Malgrado i rifiuti della figlia Hugo continua a sostenerla economicamente. L’ossessione per il tenente porta Adèle a comportamenti bizzarri fino a condurla alla ‘follia’. Segue l’oggetto del desiderio fino alle Barbados in cui nel frattempo il tenente è stato ritrasferito.

Messaggio pubblicitario Dalla storia di Adèle emerge il tema della fuga dalle origini in cui il matrimonio diventa il mezzo attraverso il quale poter compiere l’atto trasgressivo. Leggendo attentamente i diari, ella non segue ed insegue il tenente Pinson ma sembra voler scappare dal padre. La promessa matrimoniale è l’appiglio a cui attaccarsi per raggiungere il suo obiettivo. Adèle soffre di gelosia nei confronti della sorella Leopoldine che è la preferita del padre. Subito dopo l’annegamento della sorella insieme al marito dentro la Senna, si occupa del padre seguendolo anche sull’isola di Guernesey poiché quest’ultimo era stato colto da un profondo stato di depressione per il lutto della figlia. Non riuscendo ad ottenere l’amore e l’attenzione dovuti decide di partire per l’Inghilterra. Il matrimonio diventa la trasgressione che in questo caso non produce effetti positivi costringendo Adèle a ‘rifugiarsi’ nella follia.

Scappare dalle proprie origini, senza aver risolto i nodi generazionali rappresenta spesso un compito complicato. I terapeuti della famiglia si sono occupati delle fasi di ciclo vitale che rappresentano delle vere e proprie sfide sia per l’individuo che per l’intero sistema famigliare. Erikson e Haley individuano le seguenti fasi di ciclo vitale:

  • la nascita e l’educazione del bambino;
  • l’adolescenza del figlio;
  • il periodo di corteggiamento;
  • il matrimonio dei figli;
  • le difficoltà del periodo centrale del matrimonio;
  • l’emancipazione dei figli dai genitori;
  • il pensionamento;
  • la vecchiaia.

Secondo Haley:

i sintomi compaiono quando c’è una deviazione o una interruzione del normale svolgimento del ciclo vitale di una famiglia o di un altro gruppo naturale; un sintomo è il segnale che una famiglia ha difficoltà a superare uno stadio di questo ciclo vitale.

Io in terapia utilizzo una versione semplificata delle fasi di ciclo vitale che comprendono:

  • La nascita;
  • L’entrata alla scuola materna come momento di confronto con l’ambiente esterno e con il mondo delle regole sociali;
  • Lo svincolo dalla famiglia di origine culminante con il matrimonio, con la convivenza, con l’andare a vivere da soli; in sostanza l’uscita dal nido dei genitori per andare a costruirsi il proprio nido;
  • Il diventare genitori come passaggio dall’essere figli all’essere papà e mamma e, quindi, ad essere sullo stesso piano dei propri genitori che a loro volta cambiano posizione diventando nonni;
  • Il pensionamento;
  • La vecchiaia.

Lo svincolo dalla famiglia di origine diventa un punto chiave rispetto allo sviluppo successivo e ai passaggi generazionali. Lo svincolo passa attraverso la differenziazione definitiva tra il sé e l’altro. Si tratta di ritagliare il cordone ombelicale poiché non è vero che quest’ultimo si taglia una sola volta nella vita: alla nascita si taglia quello che ci ha dato il sostegno nutritivo; in questa fase, quello che ci ha dato il sostegno psicologico. Con una differenza importante: il primo taglio avviene attraverso un intervento esterno, il chirurgo, l’ostetrico, un infermiere, etc.; nel secondo taglio tutti i membri familiari sono coinvolti. Bosorzomeny e Framo (1969) sostengono che:

il distacco di un membro non danneggia solamente i rapporti diretti di colui che se ne va con ognuno degli altri singolarmente, ma dà l’avvio ad una catena di reazioni, di mutamenti relazionali compensatori fra i restanti membri del sistema familiare. Il risultato di questi nuovi arrangiamenti dipende dalla maturità della famiglia nel suo insieme, oltre che dalla maturità degli altri membri come individui.

La dissoluzione della famiglia dei Malavolgia inizia nel momento in cui Ntoni viene chiamato a svolgere il servizio di leva. L’uscita di un membro diventa l’origine di tutte le disgrazie che colpiranno la famiglia in brevissimo tempo. La danza delle relazioni familiari ne uscirà sconvolta. Siamo nel 1863: con l’avvento del Regno d’Italia i ragazzi debbono prestare servizio militare, che costituisce il primo momento di svincolo dalla famiglia di origine. Essi avranno modo di fare nuove conoscenze e di apprendere nuovi modi di vivere. Ntoni al suo ritorno, dopo la morte del padre Bastianazzo, durante il naufragio della Provvidenza, mal sopporta la vita del pescatore e non è in grado di essere di aiuto al nonno per recuperare i debiti accumulati. Ntoni cerca di prendere strade alternative dandosi al contrabbando incorrendo in una serie di disgrazie. La sorella Lia, allo stesso modo, emigra ma è costretta a fare la prostituta. Solo il fratello Alessi, il più incline ad apprendere il sapere del nonno, patron Ntoni, riuscirà a ricostruire la famiglia e a ricomprare la Casa del Nespolo: il nido della famiglia dei Malavoglia.

Il ritaglio del cordone ombelicale lascia una cicatrice, un segno distintivo, un segno particolare come quello indicato nella carta d’identità per poterci identificare come persone uniche. Tale segno assume valore ed è il frutto del trasloco da un nido all’altro. Infatti, il passaggio assume le caratteristiche del viaggio: abbiamo bisogno di portarci dietro, dentro una valigia virtuale, tante certezze e sicurezze. Abbiamo bisogno di guardare, analizzare, comprendere, conoscere la trama, la tecnica di costruzione del nido originario. Il nuovo lo possiamo modificare se abbiamo appreso il valore della costruzione originaria. In caso contrario, ci sentiremo insicuri, precari e andremo sempre alla ricerca del vecchio. Sant’Agostino nel libro XI delle Confessioni fa un’importante considerazione sul tempo in cui il presente è memoria del passato ed il futuro è l’attesa, ciò che deve avvenire. Noi possiamo vivere il presente solo conoscendo il passato e, quindi, poter sperimentare il senso dell’attesa ovvero proiettarci nel futuro.

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Bibliografia

  • Haley, Jay (1963). Strategies of Psychotherapy. New York: Grune & Stratton. (tr. it Le strategie della psicoterapia. Sansoni Editore nuova S.p.A Firenze, 1977)
  • Haley, J. (1973). Uncommon Therapy. The Psychiatric Techniques of Milton Erickson, M.D.. New York : Norton & Co. (tr. it. Terapie non comuni. Tecniche ipnotiche e terapia della famiglia. Roma: Astrolabio, 1976).
  • Baldascini, L., (1993) Vita da adolescenti. Gli universi relazionali, le appartenenze, le trasformazioni. Milano: Feltrinelli
  • Boszormenyi-Nagy, I., & Framo, J. (Eds.) (1965; 1985). Intensive family therapy: Theoretical and practical aspects. New York: Harper & Row.
  • Framo, J. (1996). Terapia intergenerazionale. Un modello di lavoro con la famiglia di origine, Milano: Raffaello Cortina Editore.
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