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Adozione infantile e salute mentale in età adulta: il ruolo dell’interazione tra genetica e ambiente

Un recente studio ha indagato la relazione tra adozione infantile e salute mentale in soggetti ora adulti, considerando fattori genetici e ambientali.

Di Virginia Armellini

Pubblicato il 21 Feb. 2020

Eventi avversi durante l’infanzia sono stati associati a condizioni di salute mentale negative in età adulta. L’adozione nelle prime fasi di vita è un possibile esempio di esposizione alle avversità.

 

E’ stato dimostrato, infatti, che gli individui adottati nella prima infanzia hanno maggiori probabilità di sviluppare problemi di salute mentale, difficoltà e ritardi nello sviluppo, disturbi di personalità, depressione, ansia, disturbi da uso sostanze e problematiche comportamentali persistenti fino all’età adulta. Le cause principali sembrano essere i fattori ambientali sperimentati nell’ambiente prenatale (es. abuso di sostanze da parte della madre, stress e problemi di salute) e postnatale (es. stato socioeconomico inferiore, abbandono e abuso). Tuttavia, anche i fattori genetici possono contribuire al maggior rischio di disturbi mentali in quanto, i disturbi precedentemente citati, possono essere già presenti nei genitori biologici di coloro che vengono adottati. Questo è un esempio di correlazione gene-ambiente passiva (rGE), in cui la predisposizione genetica di un individuo è correlata all’ambiente o agli ambienti dell’infanzia in cui è nato e cresciuto. Un altro possibile scenario è l’interazione gene per ambiente (GxE), in cui la vulnerabilità genetica modera l’effetto dell’ambiente sulla salute mentale.

Uno studio di Letho et al. (2019) si è posto i seguenti obiettivi:

  • Esplorare le associazioni tra possibili eventi avversi avvenuti durante il processo di adozione infantile e la salute mentale in età adulta;
  • Valutare l’rGE confrontando il rischio genetico per disturbi psicopatologici e salute mentale (depressione, schizofrenia, nevroticismo o benessere psicologico) tra soggetti adottati e non adottati;
  • Esplorare le potenziali interazioni GxE tra coloro che sono stati adottati e salute mentale.

Il campione finale comprendeva 243.480 persone (54,4% femmine) di età compresa tra i 39 e 73 anni, di cui 3151 individui adottati nei primi anni di vita. I soggetti sono stati reclutati dall’ampio database della UK Biobank (UKB).

In relazione alla salute mentale sono stati indagati i seguenti fattori:

  • Sintomi depressivi: indagati attraverso le risposte a due item self-report costruiti dagli autori del presente studio che fanno riferimento all’umore depresso (“Quanto spesso ti sei sentito depresso, triste o senza speranza?”) e alla mancanza di piacere e interesse (“Quante volte hai avuto poco interesse o piacere nel fare le cose?”) nelle ultime due settimane.
  • Probabile depressione maggiore: la valutazione era basata su risposte a domande auto-riferite sulla depressione maggiore (sintomi e durata) e sulla frequenza con cui un individuo si è rivolto ad un medico o ad uno psichiatra. Anche in questo caso gli item sono stati costruiti dagli autori.
  • Probabile disturbo bipolare I o II: valutato considerando gli stessi item utilizzati per indagare i sintomi depressivi oltre a item relativi alla mania o ipomania.
  • Nevroticismo: valutato con il questionario di Eysenck sui 12 elementi di personalità (Revised Short Form, EPQ-RS; Eysenck, Eysenck, & Barrett, 1985).

Per quanto riguarda i fattori psicosociali, invece, sono stati presi in considerazione il benessere soggettivo, la felicità e eventi di vita stressanti recenti. Il benessere soggettivo è stato indagato con 5 item volti a catturare vari aspetti della soddisfazione generale della vita (lavoro, famiglia, salute, amicizia, situazione finanziaria); la felicità è stata valutata con un unico item rispondente la domanda “In generale quanto sei felice?”; infine, ai partecipanti è stato chiesto se avessero sperimentato alcuni dei seguenti eventi negli ultimi due anni: malattie gravi, lesioni/aggressioni a sé stessi, infortuni o aggressioni ad un parente stretto, morte di un parente stretto, morte di un coniuge/compagno, separazione/divorzio e difficoltà finanziarie. In ultimo, sono stati valutati anche fattori socioeconomici (istruzione, reddito familiare) e comportamento sanitario (stato relativo al fumare: mai fumato, fumatore precedente, fumatore attuale).

I risultati mostrano che gli individui adottati avevano punteggi inferiori su quasi tutti gli aspetti di salute mentale, socioeconomici e psicosociali, rispetto ai soggetti non adottati. Le analisi hanno anche sottolineato correlazioni genetiche positive tra adozione infantile, genere maschile, sintomi depressivi, disturbo depressivo maggiore, schizofrenia, comportamento relativo al fumo e rendimento scolastico negativo.

Non sono state evidenziate differenze significative tra individui adottati e non adottati in relazione alla felicità, alla soddisfazione generale della vita, al lavoro, alla relazione familiare e all’amicizia. Non è stata evidenziata nessuna correlazione con il nevroticismo e il benessere soggettivo. In conclusione, i soggetti adottati mostrerebbero una maggior predisposizione genetica verso problematiche nell’area della salute mentale; questo suggerisce che l’associazione tra adozione infantile e salute mentale non possa essere pienamente attribuita ad ambienti stressanti (traumi, abusi, abbandoni), ma sia in parte spiegata dalle differenze nel rischio genetico tra soggetti adottati e quelli non adottati, ossia da una combinazione complessa di rischio genetico e fattori ambientali (correlazione gene-ambiente).

La ricerca sull’interazione tra genetica e ambiente nella genesi dei disturbi mentali nell’infanzia e nell’adolescenza è ancora aperta. I limiti del presente studio riguardano l’assenza di informazioni sull’entità del trauma (cioè sulle circostanze che precedono e portano all’adozione), sull’età in cui è avvenuta l’adozione e sulla compresenza di genitori biologici e adottivi nell’ambiente di vita del bambino. Un possibile suggerimento per studi futuri è indagare e integrare queste informazioni per avere dei risultati più completi sull’interazione GxE. Un ulteriore limite è costituito dal numero ridotto di item self-report utilizzati per indagare i diversi costrutti che, in aggiunta, non consentono di escludere false dichiarazioni riguardanti lo stato di adozione.

 

 

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