Quando gli uomini sono vittime di violenza e abuso domestico: la difficoltà ad aprirsi e a chiedere aiuto

Una review ha analizzato quali siano gli impedimenti principali rispetto alla ricerca di aiuto da parte di vittime maschili di abuso e violenza domestica

ID Articolo: 170014 - Pubblicato il: 13 novembre 2019
Quando gli uomini sono vittime di violenza e abuso domestico: la difficoltà ad aprirsi e a chiedere aiuto
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Nonostante episodi di abuso e violenza domestica da parte di membri della famiglia o del partner vengano riportati più frequentemente da vittime femminili, tale fenomeno viene spesso denunciato da vittime maschili.

 

Messaggio pubblicitario La presenza di violenza e abuso in ambito domestico costituisce una forma diffusa di violazione dei diritti umani in grado di danneggiare significativamente la salute e il benessere delle vittime coinvolte. L’abuso e la violenza domestica vengono definiti come qualsiasi tipo di episodio, isolato o ricorrente, di controllo coercitivo, violenza o abuso che avviene tra persone conviventi che abbiano più di 18 anni, a prescindere da genere e orientamento sessuale. Nonostante episodi di abuso e violenza domestica da parte di membri della famiglia o del partner vengano riportati più frequentemente da vittime femminili, tale fenomeno viene spesso denunciato da vittime maschili. Data la maggiore frequenza di abuso e violenza domestica rivolta a vittime femminili, i bisogni degli uomini che subiscono tali comportamenti sono spesso stati trascurati.

Una review recentemente condotta dall’università di Bristol si è quindi preposta lo scopo di approfondire quali siano gli impedimenti principali rispetto alla ricerca di aiuto da parte di vittime maschili di abuso e violenza domestica. Huntely e colleghi (2019) hanno analizzato 12 studi qualitativi, condotti tra il 2006 e il 2017, relativi all’esperienza di uomini maggiorenni che abbiano subito abuso e violenza domestica. Degli studi considerati idonei a seguito della ricerca bibliografica, 6 erano stati condotti nel Regno Unito, 4 negli USA, 1 in Svezia e 1 in Portogallo. Inoltre, 5 studi sono stati condotti con metodologia mista, unendo l’utilizzo di questionari a metodi di indagine di tipo qualitativo, quali interviste e focus group, mentre i restanti studi erano di tipo puramente qualitativo. Per l’analisi dei contenuti emergenti è stato utilizzato un approccio tematico interpretativo, tramite il quale sono stati identificati i temi principali che ricorrevano negli studi presi in esame per poi raggrupparli in tematiche sovraordinate.

Al termine delle analisi sono state identificate due tematiche principali: gli ostacoli che le vittime maschili avevano incontrato nell’aprirsi inizialmente rispetto all’abuso e alla violenza domestica e nel richiedere conseguentemente aiuto, e l’effettiva esperienza di intervento e supporto ricevuta. Rispetto ai principali ostacoli al confidarsi e al richiedere aiuto riportati dai partecipanti è emersa in particolare la paura di confidarsi rispetto all’aver subito abuso e violenza domestica, rilevata in 10 dei 12 studi presi in esame: le vittime maschili hanno infatti riportato non solo paura rispetto alla possibilità che la loro testimonianza non venisse considerata veritiera, ma anche di essere accusati ingiustamente di essere i perpetratori di tale violenza. I partecipanti hanno riportato anche timore rispetto alle possibili implicazioni pratiche derivanti dal richiedere aiuto, quali il dover lasciare il nucleo abitativo, l’impatto finanziario e professionale, le ritorsioni da parte del partner e la perdita della custodia dei figli.

Strettamente legato alla paura di confidarsi è risultato il tema della sfida alla mascolinità: le vittime avevano infatti timore di apparire e di sentirsi meno uomini nel riportare comportamenti abusanti nei loro confronti da parte del partner, fattore al quale si univano conseguentemente vergogna e negazione degli eventi. L’assunzione che l’abuso e la violenza domestica siano principalmente di tipo fisico risulta un deterrente per le vittime maschili rispetto alla possibilità di aprirsi rispetto a tale fenomeno, fattore che alimenta lo stigma sia da parte della società che da parte dell’individuo.

Un altro ostacolo alla richiesta di aiuto riportato dai partecipanti è stato la presenza di un senso di impegno nella relazione con il partner, rispetto al quale le vittime esprimevano preoccupazione. Molti degli uomini intervistati hanno infatti riportato il desiderio che i comportamenti abusanti finissero ma non la loro relazione con il partner, al quale si sentivano ancora emotivamente legati.

Messaggio pubblicitario Nelle vittime maschili è stata inoltre evidenziata la presenza di scarsa fiducia in se stessi e di scoraggiamento rispetto alla possibilità che chiedere aiuto potesse essere effettivamente risolutivo, specialmente se i comportamenti abusanti risultavano di lunga data. E’ emerso inoltre che spesso le vittime non erano a conoscenza dell’esistenza di servizi dedicati a vittime di abuso e violenza domestica e, se ne conoscevano l’esistenza, non credevano potessero essere efficaci. I partecipanti hanno evidenziato il fatto che i servizi di supporto a vittime di abuso e violenza domestica sono spesso indirizzati a vittime femminili, e questo rende difficile la richiesta di aiuto sia per uomini eterosessuali che per uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, i quali temono di non essere compresi.

Rispetto alla seconda tematica emersa, ovvero l’esperienza diretta di intervento e supporto da parte delle vittime, è emerso che i partecipanti avevano effettuato il primo contatto con i servizi a seguito di un momento di crisi, in cui amici o familiari erano risultati una fonte positiva di supporto. Per le vittime maschili di abuso e violenza domestica il mantenimento di confidenzialità è risultato fondamentale rispetto alla possibilità di chiedere aiuto ai servizi di supporto, e particolarmente apprezzata è risultata la possibilità di mantenere l’anonimato durante il primo contatto telefonico.

Nella relazione con le figure deputate al supporto, le vittime hanno espresso preferenze rispetto alla possibilità di ricevere aiuto da parte di professionisti di sesso femminile e rispetto al mantenimento di una continuità nella cura. Alcuni dei partecipanti, i quali intrattenevano rapporti sessuali con partner maschili, hanno inoltre riportato una mancanza di comprensione e di cura adeguata da parte dei professionisti, evidenziando inoltre come i servizi di supporto fossero orientati principalmente alla presa in carico di vittime eterosessuali e al fornire trattamenti che risultavano stereotipati rispetto al genere.

Le tematiche emerse dalla review di Huntley e colleghi (2019) mettono in luce aspetti comuni alle vittime femminili, come il timore di perdere l’affidamento dei figli, ma anche aspetti specifici delle vittime maschili, come la paura di essere accusati ingiustamente di essere i perpetratori dei comportamenti abusanti. Gli autori evidenziano l’importanza nella pratica clinica della creazione di servizi deputati all’aiuto e al supporto delle sole vittime maschili di abuso e violenza domestica, i quali devono essere inclusivi rispetto a tipologie diverse di mascolinità e di orientamento sessuale per accogliere la domanda d’aiuto in modo efficace.

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