La plusdotazione: un Bisogno Educativo Speciale

Il MIUR inserisce la plusdotazione tra i Bisogni Educativi Speciali, nell'ottica di personalizzare gli insegnamenti e valorizzare gli stili di apprendimento

ID Articolo: 169449 - Pubblicato il: 24 ottobre 2019
La plusdotazione: un Bisogno Educativo Speciale
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La plusdotazione è una caratteristica che si riscontra in circa il 2% dei bambini e dei ragazzi (definiti gifted children in ambito internazionale), mentre il 6% dei bambini possiede delle abilità cognitive collocabili nel range delle “alte potenzialità”.

 

Messaggio pubblicitario Entrambe queste categorie possiedono delle caratteristiche che li distinguono dal resto della popolazione: uno spiccato e costante bisogno di apprendere nuove conoscenze e di approfondire quelle possedute. Questo bisogno nei bambini plusdotati è nettamente maggiore.

Dalla rassegna degli studi recenti emerge che manca ancora una definizione univoca di plusdotazione. Come evidenziano le linee guida del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (2018), un elemento necessario, ma non sufficiente, è una prestazione elevata ai test d’intelligenza, in cui risulti un Quoziente Intellettivo (QI) uguale o superiore a 130; questo risultato non è in grado di definire la plusdotazione, ma va interpretato come un indicatore della sua presenza. Si riscontrano inoltre delle caratteristiche comuni che comprendono aspetti cognitivi, psicologici e relazionali: un vocabolario ampio e un linguaggio sviluppato, processi di ragionamento precoci e avanzati, memoria eccellente, forte curiosità e interessi ampi, spiccata empatia, tendenza alla leadership, capacità elevate di elaborazione visiva, elevato senso della giustizia e grande impegno in situazioni di sfida (Song e Porath, 2005; Clark, 2001).

Nonostante queste caratteristiche ed un elevato QI, è importante specificare che ad un alto livello intellettivo non sempre corrisponde una prestazione ugualmente elevata in ambito scolastico.

L’alto potenziale cognitivo può essere un fattore di rischio?

Nonostante i numerosi aspetti positivi della plusdotazione, insegnanti e genitori di questi bambini sanno bene che il suo mancato riconoscimento costituisce un fattore di rischio e può avere delle ripercussioni sul loro sviluppo emozionale e sociale. Spesso gli alunni ad alto potenziale vengono definiti come troppo impulsivi, irrequieti e distratti, tendenti ad essere annoiati dalle attività scolastiche. Talvolta appaiono ansiosi e stressati, oppure aggressivi e isolati. Per questi motivi non è raro che la plusdotazione venga erroneamente confusa con il Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD).

Plusdotazione: un Bisogno Educativo Speciale

La nota del MIUR 562 del 2019 inserisce ufficialmente la plusdotazione tra i Bisogni Educativi Speciali. Tale prassi, attua la prospettiva della personalizzazione degli insegnamenti, la valorizzazione degli stili di apprendimento individuali e il principio di responsabilità educativa.

Anche in questo caso, come per gli altri BES, la strategia da assumere è rimessa alla decisione dei Consigli di Classe o Team Docenti che, in presenza di eventuali situazioni di criticità con conseguenti manifestazioni di disagio, possono adottare metodologie didattiche specifiche in un’ottica inclusiva, sia a livello individuale sia di classe, valutando l’eventuale possibilità di un percorso di personalizzazione formalizzato in un Piano Didattico Personalizzato.

Già dal 1994 il Consiglio Europeo evidenziava che “la legge dovrebbe riconoscere e rispettare le differenze tra individui”, ed è proprio questo l’obiettivo da perseguire: conoscere appieno le caratteristiche individuali significa poter rispondere in maniera adeguata ai loro bisogni; gli adulti di riferimento possono così offrire le migliori opportunità di crescita che un bambino/ragazzo con plusdotazione richiede per lo sviluppo delle proprie abilità.

La valutazione

Considerando l’importanza di individuare i bambini e i ragazzi plusdotati in modo che le loro potenzialità possano essere riconosciute e valorizzate, è fondamentale che uno psicologo effettui un’accurata valutazione del profilo cognitivo. Di seguito i passaggi individuati dal CNOP:

  • Osservazione: per cogliere tutti gli aspetti legati alla comunicazione non verbale e al modo di relazionarsi con l’adulto.
  • Colloquio con il bambino/ragazzo: l’obiettivo è quello di comprendere il livello di adattamento e di benessere del bambino/ragazzo nei contesti scolastici e in quelli extrascolastici, le relazioni sociali e gli interessi principali.
  • Colloquio con i genitori: la finalità è quella di capire in base a quali elementi hanno ritenuto che il bambino possa essere plusdotato. Si approfondiscono il grado di adattamento, le relazioni sociali e le attività scolastiche ed extrascolastiche.
  • Test di livello intellettivo: il maggiormente utilizzato è la scala WISC, talvolta anche il test K-ABC. La WISC-IV contiene delle norme apposite per chi ottiene punteggi molto elevati. E’ necessario specificare che tutti i test di livello intellettivo devono essere sempre interpretati alla luce della storia personale del bambino, del suo comportamento e del suo vissuto (Pfeiffer, 2015). Inoltre la stima delle abilità cognitive può mutare; di conseguenza è consigliabile che i ragazzi ripetano la valutazione nei momenti evolutivi cruciali, come il passaggio dei cicli scolastici.
  • Altri test di approfondimento: possono essere necessari altri strumenti di valutazione qualora si sospetti la presenza di altre criticità come il Disturbo da deficit di Attenzione/Iperattività o un Disturbo dell’Apprendimento. E’ necessario altresì escludere la presenza dei disturbi dello spettro autistico.
  • Restituzione e relazione: la relazione deve includere gli elementi raccolti tramite l’osservazione, quelli emersi dai colloqui e dai test, specificando il livello cognitivo complessivo e i vari indici, il grado di adattamento ai vari contesti, la presenza o meno di disturbi, la valutazione della plusdotazione e le indicazioni didattiche e psicoeducative per i genitori e le altre figure significative, in primis gli insegnanti.

Le difficoltà socio-emotive nei bambini plusdotati

Messaggio pubblicitario Benché la letteratura evidenzi che non vi sia alcun deficit nelle capacità socio-emotive dei bambini e ragazzi plusdotati, dalla pratica clinica e dalle testimonianze degli insegnanti, emerge che ci possa essere uno sviluppo non allineato tra gli aspetti cognitivi ed emotivi. Possono presentarsi (ed essere dunque oggetto di attenzione e valutazione) perfezionismo patologico, conflitti interpersonali, isolamento sociale, pressione da parte degli adulti sulla performance, assenza di condivisione di interessi con i pari. Tutte queste caratteristiche possono costituire reali fattori di rischio per l’insorgere di problematiche emotivo-comportamentali (Carrie, 2011). Ciò che frequentemente accade è che questi bambini percepiscono di essere differenti e di avere interessi che non sono in sintonia con quelli del gruppo dei pari; riferiscono una sensazione di inadeguatezza e un sentirsi rifiutati che incide in maniera significativa sul processo di adattamento all’interno del contesto scolastico. Proprio per questi motivi talvolta questi bambini reagiscono in maniera aggressiva in relazione ad eventi e situazioni con i coetanei.

Un altro aspetto che può essere presente è un’elevata sensibilità emotiva, ossia la tendenza ad essere iper-sensibili di fronte a minimi cambiamenti nell’ambiente circostante e a manifestare una percettività elevata (Fornia e Frame, 2001). Ciò può causare malessere nel bambino perché il modo in cui egli percepisce la realtà è qualitativamente differente e non semplice da comprendere per le altre persone.

Obiettivi da perseguire

Come supportare nelle difficoltà e valorizzare le potenzialità i bambini plusdotati?

L’obiettivo principale è che la scuola acquisisca gli strumenti per individuarli. Gli insegnanti dovrebbero riconoscere i segnali precoci e le caratteristiche, e lo psicologo dovrebbe, in seguito ad una richiesta da parte di genitori e insegnanti, effettuare un’attenta valutazione del profilo cognitivo.

In seguito alla valutazione il bambino può essere inserito tra i Bisogni Educativi Speciali e usufruire di un Piano Didattico Personalizzato: è fondamentale che l’ambiente scolastico sia stimolante e che riesca ad alimentare la loro voglia di imparare e di conoscere; è indispensabile altresì che vengano lette con un’altra ottica le difficoltà emotive e relazionali che possono presentare questi ragazzi, e che siano sostenuti nell’affrontarle.

Imprescindibile anche stabilire una collaborazione costante tra famiglia e psicologo, che possa offrire sostegno nell’affrontare le sfide che questi bambini possono porre e nel valorizzare le diversità e le grandi potenzialità presenti.

 

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Bibliografia

  • Carrie L.B. (2011),  An examination of the relationships between Ego Development, Dabrowski’s Theory of positive disintegration, and the behavioral characteristics of gifted adolescents, Gifted Child Quarterly.
  • Clark B. (2001), Some Principles of Brain Research for Challenging Gifted Learners, Gifted Education International, 16, 4-10.
  • Consiglio Europeo (1994), Recommendation 1248 – Education for gifted children, Bruxelles.
  • Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi (2018), Linee guida per la valutazione della plusdotazione in età evolutiva (DOWNLOAD)
  • Fornia G.L., Frame M.W. (2001), Giftedness in parental counseling: a new perspective, The Family Journal, 4, 360-385.
  • Pfeiffer S. (2015), Essentials of Gifted Assessment, Hoboken, Wiley.
  • Song K., Porath M. (2005), Common and domain-specific cognitive characteristics of gifted students: an integrated model of human abilities, High Ability Studies, 16, 229-246.
  • Miur: Alunni con bisogni educativi speciali. Chiarimenti
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