Intervista a Giovanni Allevi: musica significa infrangere le regole consolidate

Un'intervista al famoso pianista e compositore Giovanni Allevi: la nascita della sua passione e il profondo significato che la musica ha per l'artista

ID Articolo: 169132 - Pubblicato il: 14 ottobre 2019
Intervista a Giovanni Allevi: musica significa infrangere le regole consolidate
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Paura e desiderio, immaginazione e mistero, individualità e futuro. La musica: un viaggio mentale complesso e articolato, chiave d’accesso verso territori nuovi ed incontaminati.

 

Messaggio pubblicitario  Intervistatore (I): Quando è nato il Suo amore per la musica?

Giovanni Allevi (GA): Più che di amore, parlerei di paura e desiderio insieme. La scintilla è scattata da piccolo, quando i miei mi vietarono di toccare il pianoforte, chiudendolo a chiave. Andavo alle elementari e il mio pensiero fisso a scuola era di tornare a casa, trovare la chiave ed infrangere il divieto. Ancora oggi, per me la Musica significa infrangere delle regole consolidate, per trovarmi in un territorio nuovo ed incontaminato.

(I): Gli antichi Greci sono stati i primi musico-teorici ad accorgersi dell’influenza della musica sulla mente. Che effetti ha prodotto la musica su di Lei, durante l’adolescenza, interamente dedicata allo studio dell’armonia?

(GA): Ciò che chiedevo alla musica non era tanto la breve e fugace emozione. Io bramavo il viaggio mentale, il sogno, complesso e articolato. Solo la musica classica-sinfonica, con le sue architetture dilatate, appagava questo mio desiderio di appartarmi in un mondo parallelo. Taciturno, timidissimo e riservato, apparivo ai miei coetanei come un totale disadattato. Oggi credo che il germe del futuro e dell’Innovazione si conservi nel cuore delle persone incomprese ed inconsuete.

L’INTERVISTA PROSEGUE DOPO LE IMMAGINI:

Giovanni Allevi: l'amore per la musica, tra paura e desiderio - Intervista IMM.1

 

Giovanni Allevi l amore per la musica tra paura e desiderio - Intervista IMM.2

(I): Edgar Willems, musicologo belga del secolo scorso, ha scritto che la musica è per tutti: ognuno di noi può sviluppare un orecchio musicale, perché la musica è accessibile, oggi anche facilmente reperibile, se pensiamo alle infinite piattaforme di streaming. Nel caso della musica classica è davvero così? Secondo Lei, ne possono fruire tutti così come la musica pop?

(GA): Che la musica sia per tutti è una affermazione figlia della nostra società conformista, dove l’importante è che masse di persone abbiano gli stessi gusti e pensieri, meglio se non troppo fantasiosi. No, la vera musica è per l’individuo, sollecita la sua unicità ed irripetibilità, non ha nulla a che vedere con il consenso collettivo. Per questo adoro la musica classica, e assieme ad essa tutte le manifestazioni artistiche e letterarie che aprono una porta al mistero e all’incomprensibile. L’essere umano è molto più complesso di quanto si creda: la sua anima può sfiorare l’immensità.

(I): Dirigendo musicisti che provengono da ogni parte del mondo, come riesce a metterli insieme?

(GA): Esaltando le loro caratteristiche peculiari. Alcune culture sono inclini alla ritmica, altre al sincronismo nell’insieme, altre ancora all’espressività melodica. Nel corso degli anni ho sviluppato un approccio maieutico alla direzione d’orchestra: non impongo mai la mia visione delle cose, ma pongo il musicista che ho davanti a me, nelle condizioni di esprimere al massimo la propria unicità.

Messaggio pubblicitario  (I): Quanto i sistemi extralinguistici, come il linguaggio del corpo e la mimica facciale, influenzano la musica?

(GA): Per come è strutturata oggi la fruizione della musica, sembra che essa non possa più essere svincolata dall’immagine dell’interprete, con la sua corporeità e gestualità. Eppure continuo a credere che la musica, nella sua purezza originaria, si giochi tutta sul pentagramma, in una dimensione che è precedente la sua rappresentazione visiva, o la sua espressività emotiva.

(I): Per comporre musica, La deve immaginare. Come si fa ad immaginare un suono ancora prima di sentirlo?

(GA): Così come noi possiamo immaginare una frase parlata o addirittura un colore senza vederlo, è possibile pensare un frammento sinfonico, farlo suonare nella mente e contemplarlo in ogni suo aspetto. La cosa più difficile non è tanto immaginare un suono, ma lasciarlo andare, seguire le strade che esso vuole intraprendere interferendo il meno possibile.

(I): Nel tempo libero, che musica ascolta? Sono cambiati i Suoi gusti durante la crescita?

(GA): Ascolto pochissima musica. Lo sforzo mentale e la concentrazione durante la composizione musicale sono talmente impegnativi, che quando posso preferisco immergermi nel silenzio. Sono comunque attratto dai grandi capolavori del passato, (siano essi del periodo romantico che del Rinascimento), sempre nell’ottica di coglierne lo spirito e riproporlo in forma nuova nel presente.

 

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