Fingere l’orgasmo: un nuovo studio indaga le motivazioni che spingono le donne a fingere (o a smettere di farlo)

Un recente studio indaga le motivazioni sottostanti alla finzione dell'orgasmo femminile, considerando aspetti culturali e relazionali.

ID Articolo: 168614 - Pubblicato il: 30 settembre 2019
Fingere l’orgasmo: un nuovo studio indaga le motivazioni che spingono le donne a fingere (o a smettere di farlo)
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Herberik e colleghi (2019) hanno condotto uno studio in cui hanno riscontrato come la pratica di finzione dell’orgasmo femminile sia molto diffusa, assuma significati diversi al modificarsi del contesto e delle fasi di vita delle partecipanti e sia inoltre legata allo stile comunicativo tra i membri della diade, determinando da ultimo differenti traiettorie di soddisfazione sessuale.

 

Messaggio pubblicitario Forse non tutti sanno che l’arte della finzione non è appannaggio esclusivamente femminile, come invece l’aneddotica ci ha fatto credere: le stime nella popolazione femminile sono estremamente alte, il 67% riporta infatti di aver simulato l’orgasmo almeno una volta nella vita, ma non è da sottovalutare l’incidenza nella popolazione maschile, che riporta una percentuale ugualmente elevata (il 28%, per quanto riguarda i rapporti vaginali, secondo Muehlenhard & Shippee, 2009).

Ma quali sono le motivazioni che lo rendono necessario? Se uno degli scopi principali dell’incontro sessuale è proprio provare piacere, perché le persone fingono che ciò sia avvenuto?

È necessario tenere a mente che la sessualità, così come ogni aspetto della vita dell’essere umano, è permeata di aspettative, norme, convenzioni socialmente determinate riguardo a come questo atto debba consumarsi e a come gli individui coinvolti si debbano comportare in tale situazione; il prezzo della non aderenza a questi script (o copioni) sessuali potrebbe essere quello di venire rifiutati dal partner, essere ridicolizzati o addirittura socialmente emarginati. In ambito erotico, gli script convogliano concetti provenienti dai costrutti di ruoli di genere sessuali, circa all’atteggiamento che “un uomo” o “una donna” dovrebbero assumere in intimità, è facile però immaginare come le regole del gioco cambino in funzione della società di riferimento o del momento storico preso in esame: ad esempio la libertà sessuale di una donna agli inizi del ‘900 differisce grandemente da quella esperita da una donna contemporanea, nella cosiddetta epoca post-femminista seguita alla rivoluzione sessuale degli anni 70.

Eppure, sebbene formalmente la liberazione sessuale abbia rovesciato i rigidi codici di comportamento basati su ruoli precostruiti, gli studi sulla sessualità riportano come tale liberazione non sia stata in realtà seguita da una reale emancipazione dagli script del passato, che permangono nelle credenze implicite così come negli schemi di pensiero interiorizzati dai singoli individui. Un recente studio di Harris e colleghi (2018) ha per esempio messo in luce una correlazione tra l’aderenza ad uno stile di pensiero incline al sessismo ostile nelle donne e la più alta probabilità di fingere l’orgasmo; una percentuale inferiore di donne, che comunque riportavano la simulazione del piacere, aderivano invece ad un pensiero sessista benevolo. La convinzione che un mancato orgasmo determini non solo un rapporto “incompleto”, ma che vada inoltre a invalidare la performance sessuale e quindi l’autostima del proprio compagno sono risultati associati ad una probabilità più alta di simulazione. È facile intuire come gli uomini possano risentire allo stesso modo dell’aderenza agli script sessuali, dovendo quindi fingere di aver raggiunto l’apice del piacere anche quando ciò non è avvenuto.

Per dipanare questa questione è necessaria una doverosa premessa, facendo riferimento all’aspetto performativo dell’atto sessuale. Sebbene infatti la nostra specie assuma un atteggiamento pudico, sottraendosi agli sguardi indiscreti nel momento di consumare il rapporto, sembra che la sola presenza del partner sia sufficiente per modificare sostanzialmente le modalità espressive messe in atto durante l’incontro sessuale: un esempio può essere quello dell’autoerotismo, momento generalmente non accompagnato da vocalizzazioni di piacere, cosa che invece avviene durante un rapporto a due (Brewer & Hendrie, 2011). Allo stesso modo, durante l’autoerotismo non viene finto l’orgasmo, mentre questo accade esclusivamente durante un rapporto consumato con un partner.

Nel tentativo di esplorare le motivazioni sottese all’inclinazione a fingere da parte delle donne, che tra tutti sembrano ricorrere maggiormente a questo espediente, Herberik e colleghi (2019) hanno condotto uno studio su di un campione di 1008 donne, di età compresa tra i 18 e i 94 anni, riscontrando come questa pratica, sebbene molto diffusa, assuma significati diversi al modificarsi del contesto e delle fasi di vita delle partecipanti e sia inoltre legata allo stile comunicativo tra i membri della diade, determinando da ultimo differenti traiettorie di soddisfazione sessuale.

Come già riscontrato in ricerche precedenti, le giovani donne incontrano spesso difficoltà nell’esprimere la propria assertività in ambito sessuale, non riuscendo a comunicare al partner i propri desideri o necessità, addirittura non riuscendo ad opporsi ad uno stile sessuale “rough” (n.d.t.: brusco) quando non lo desiderano (Rickert, Sanghvi, & Wiemann, 2002). Lo studio di Herberik et al. (2019) sembra allinearsi con i risultati presenti in letteratura, nel rispondere infatti alla domanda “a che età ti sei sentita a tuo agio e sicura di te abbastanza da comunicare al tuo partner come desiderassi essere toccata o fare sesso”, la mediana si attestava attorno ai 25 anni di età, circa una decade dopo l’esordio medio della prima esperienza sessuale nella popolazione di riferimento, mentre ben 194 donne, ovvero il 21% del campione considerato, ha dichiarato di non essersi mai sentita così.

Similarmente, alla domanda “a che età hai percepito che il suo piacere sessuale fosse importante per il tuo partner”, la mediana delle risposte è stata 23 anni, mentre 102 partecipanti hanno dichiarato di non aver mai avuto questa sensazione. Delle 571 donne (58,8% del campione) che avevano ammesso di aver simulato un orgasmo almeno una volta nella vita, solo un terzo asserivano di aver continuato a farlo, mentre i rimanenti due terzi hanno riportato come vi fossero stati dei cambiamenti che avessero favorito una maggiore trasparenza rispetto al piacere provato: il 46,6% delle donne ha dichiarato come fosse stato determinante il provare maggiore sicurezza di sé in ambito sessuale, a prescindere dal raggiungimento dell’orgasmo; il 35,3% attribuiva il cambiamento ad una percezione di maggiore sicurezza in sé stesse come donne. Da ultima, la terza opzione maggiormente scelta dalle partecipanti (34%) è stata quella di sentirsi apprezzate dal proprio compagno anche se non avessero raggiunto l’orgasmo.

Messaggio pubblicitario Le motivazioni che le avevano spinte a mentire in primo luogo sono risultate in linea con quelle già precedentemente identificate dalle altre ricerche sulla simulazione orgasmica: il 57,1% lo ha fatto con l’intenzione di tenere alta l’autostima del partner circa la sessualità, il 44,6% voleva solamente che il rapporto sessuale finisse ed infine il 37,7% ha dichiarato di non voler ferire i sentimenti dell’altra persona, provando interesse per loro.

Circa alla possibilità di comunicare con il partner al fine di migliorare l’intesa sessuale, ben il 55% delle donne ha dichiarato di aver avuto il desiderio di parlare con il compagno, ma di aver poi desistito, adducendo come motivazioni principali la volontà di non ferire i suoi sentimenti (42% dei casi), di sentirsi a disagio nello scendere in particolari (40%) e infine di provare imbarazzo (38%). La fascia di età 18-24 anni è stata quella che statisticamente ha riportato maggiormente motivazioni come la paura di venire rifiutate e la difficoltà di non sapere esattamente come chiedere quello che desideravano.

Nell’esaminare l’impatto di queste variabili sulla soddisfazione sessuale riferita, gli autori hanno riscontrato come la difficoltà di affrontare discorsi di natura sessuale, così come la percezione che il proprio piacere non fosse importante per il partner, fossero associati ad una minor soddisfazione. Mentre la preoccupazione circa la possibilità di essere etichettata come “pervertita” risultava associata con il perpetrare delle menzogne riguardo al proprio piacere fino al momento presente.

La natura della comunicazione con il partner si è dimostrata un fattore importante nel mediare la soddisfazione sessuale percepita: in particolare i punteggi più alti in questo ambito erano maggiormente associati alle partecipanti che si dicevano estremamente d’accordo o d’accordo nell’asserire di avere la capacità di confrontarsi col proprio partner su cosa renda più piacevole il sesso per loro. Allo stesso modo, le donne che dichiaravano con maggiore sicurezza di essere in grado di usare la parola “clitoride” nel parlare del proprio piacere, riportavano livelli di soddisfazione maggiori rispetto a coloro che si dicevano in disaccordo con tale affermazione. L’incapacità di parlare in maniera esplicita in termini sessuali con il proprio partner era associata in maniera consistente con livelli inferiori appagamento sessuale.

Nel cercare di determinare quali correlazioni vi fossero tra i diversi stili comunicativi e la possibilità che una donna fingesse l’orgasmo, si è riscontrato come tale eventualità fosse associata in maniera minore a quelle donne che dichiaravano di avere una comunicazione aperta con il proprio partner su cosa rendesse piacevole il sesso tra di loro. Al contrario, sia le donne che si dicevano fortemente in disaccordo circa la possibilità di utilizzare la parola “clitoride”, sia quelle che esprimevano disaccordo nell’assumere uno stile comunicativo esplicito riguardo ai dettagli sessuali, avevano probabilità maggiori di aver finto l’orgasmo in passato e di continuare a farlo al momento dell’intervista.

Le conclusioni tratte dagli autori alla luce dei risultati appena descritti tratteggiano una parabola di conquista di sicurezza in se stesse e di progressiva esplorazione sessuale con il progredire nell’età adulta, di pari passo con l’acquisizione di maggiore esperienza in ambito erotico.

A dispetto quindi degli script sessuali che sembrano disincentivare una maggiore assertività e agentività delle donne nella ricerca del proprio piacere, avvallando quindi il ricorrere alla simulazione laddove non si volesse incorrere in difficoltà di coppia o per paura del rifiuto da parte del partner, una maggiore apertura sessuale, così come l’acquisizione di una maggiore autostima in campo erotico, sembrano determinare per le donne più mature una maggiore legittimazione nel chiedere ciò che possa rendere maggiormente piacevole l’esperienza sessuale.

Queste conclusioni però assumono particolare rilevanza per l’educazione all’affettività, alla sessualità e nei contesti di psicoeducazione: è infatti chiaro come il genere femminile si senta solitamente meno legittimato alla ricerca del proprio piacere rispetto alla controparte maschile, rischiando di usare troppa deferenza nel cercare di non scontentare il partner, talvolta finendo per tollerare situazioni che sfiorano la coercizione. Un’educazione più paritaria ed esplicita nei riguardi delle differenze individuali e di genere potrebbe in tal senso migliorare le esperienze sessuali delle donne, specie di quelle in giovane età che risultano essere più esposte ad esperienze negative che potrebbero condizionare la loro vita sessuale sul lungo termine.

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