Dal senso di colpa al peccato del pensiero ossessivo. Il ruolo dell’educazione religiosa nel Disturbo Ossessivo Compulsivo – Riflessioni dal confronto con padre Guidalberto Bormolini

Dal senso di colpa al peccato del pensiero ossessivo. Qual è ruolo dell’educazione religiosa nel DOC? Ce lo spiega Padre Guidalberto Bormolini

ID Articolo: 167702 - Pubblicato il: 30 agosto 2019
Dal senso di colpa al peccato del pensiero ossessivo. Il ruolo dell’educazione religiosa nel Disturbo Ossessivo Compulsivo – Riflessioni dal confronto con padre Guidalberto Bormolini
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi

Senso etico, morale e senso di colpa sono aspetti fortemente presenti nella dimensione dell’uomo occidentale e come ampiamente dimostrato possono contribuire nella genesi e nel mantenimento di disagi psichici.

 

Messaggio pubblicitario Ne sono esempi di esasperazione alcune forme di Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) dove il pensiero riveste un ruolo principale, accompagnato da un senso di colpa per possibili contenuti dello stesso e propensione al controllo e senso di responsabilità.

La storia della filosofia, così come della psicologia, è ricca di studi ed approfondimenti attinenti sempre alla dimensione del senso etico, morale, coscienza contrapposta all’incoscienza, visione polarizzata tra il giusto e sbagliato.

L’influenza della religione nel disturbo ossessivo compulsivo

Basti pensare ad esempio, nella storia della psicologia, ai contributi dell’illustre Sigmund Freud, padre della Psicoanalisi, il quale all’interno dei suoi lavori distingue tre dimensioni psichiche che interagiscono tra loro: l’Es, ovvero i desideri e le pulsioni istintuali, il Super-Io, che giudica e condanna le spinte che giungono dall’Es ed infine l’Io, che media tra le spinte dell’Es e le proibizioni del Super-Io, al fine di trovare un equilibrio armonico.

Le stesse tematiche sono riscontrabili poi all’interno della storia delle dottrine cristiane, dove la propensione è quella di vedere un Dio severo e punitivo, (Il Dio dei 10 Comandamenti), associato al Vecchio Testamento, contrapposto all’immagine di Dio Padre infinitamente buono, non ancora però arrivato, narrato nel Nuovo Testamento.

L’ influenza della religione è una tematica di grande rilievo all’interno di alcune forme di disagio psichico e soprattutto nel DOC, che andremo ad approfondire all’interno del presente articolo e come aveva già intuito Freud:

ci si potrebbe arrischiare a considerare la nevrosi ossessiva come un equivalente patologico della formazione religiosa e a descrivere la nevrosi con una religiosità individuale e la religione come una nevrosi ossessiva universale.

L’intento del presente lavoro, è riflettere sul ruolo della dottrina cristiana riscontrabile in alcune forme di DOC, ascoltando questa volta il punto di vista di un addetto ai lavori che in questo caso è padre Guidalberto Bormolini, che ringrazio per la disponibilità e per l’arricchimento che mi ha donato, nell’occasione del nostro confronto telefonico.

Chi e’ padre Guidalberto Bormolini

Artigiano falegname, nasce a Desenzano del Garda nel 1967, nel 1992 matura la decisione di consacrarsi alla vita religiosa entrando a far parte della comunità religiosa dei Ricostruttori nella preghiera; nel 2000 ottiene la licentia docendi in antropologia teologica presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale a Firenze; continua la sua formazione teologica, spirituale e non solo, conseguendo il diploma come consuelor presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo; continua la sua missione anche civile attraverso l’iniziativa di ricostruzione di luoghi abbandonati in varie zone di Italia trasformando gli stessi in centri di spiritualità ed ambienti ecumenici, guida numerosi corsi e ritiri spirituali, partecipa ed organizza convegni, si occupa anche di educazione all’accompagnamento alla morte. E’ scrittore ed autore di diversi articoli e testi è anche fondatore e direttore della Collana Tutto è Vita.

Il ruolo della religione nello sviluppo del disturbo ossessivo compulsivo foto

Imm. 1 – PADRE GUIDALBERTO BORMOLINI

Ossessioni religiose e ruolo della religione all’interno delle stesse: il confronto con padre Guidalberto Bormolini

Messaggio pubblicitario Quando parliamo di ossessioni ci riferiamo a pensieri intrusivi, indesiderati ed angoscianti che compaiono improvvisamente nella mente della persona contro la propria volontà, pertanto definiti egodistonici, e che causano forte disagio e ansia. Tra le possibili tematiche ossessive in questa sede approfondiremo quelle associate ad un senso religioso rigido ed esasperato che può riscontrasi in ossessione di carattere religioso e non solo, che hanno come denominatore comune la paura di commettere peccato trasgredendo ai 10 Comandamenti. Ne sono esempio la paura di commettere atti impuri (anche riferito all’autoerotismo o anche tra coniugi, rapporti sessuali non a scopro procreativo), di avere ossessioni aggressive (paura di potere uccidere o aggredire i propri cari o di potersi suicidare), di bestemmiare, di nominare il nome di Dio invano, di essere tentato dal male o in battaglia contro il male, di poter commettere comportamenti scorretti in luoghi religiosi. Queste si accompagnano a tentativi disperati ed invani di neutralizzare il pensiero con compulsioni che possono riguardare il lavaggio, recitare preghiere mentalmente o rituali magici/scaramantici, ed evitamenti vari.

Il senso di colpa e di responsabilità in tali persone è fortemente spiccato e dunque un pensiero cattivo e malvagio non può essere pensato. Pensare a qualcosa equivale a farla, aspetto dai cognitivisti denominato come fusione pensiero-azione. Nel tentativo di volere tenere il controllo, altro aspetto rilevante nel Disturbo Ossessivo Compulsivo, la persona perderebbe il controllo della propria emotività aumentando di conseguenza l’intrusività dei pensieri.

Ma noi siamo i nostri pensieri, alcune tradizioni filosofiche ci insegnano che pensare è peccato; la chiesa ci chiede di ricordare e recitare durante la Santa Messa:

Confesso a Dio Onnipotente ed a voi fratelli che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni. Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.

Come liberare allora la persona ossessiva del Peccato?

Fatte tali premesse ecco gli interrogativi posti a padre Guidalberto Bormolini.

Padre Guidalberto Bormioli – Le sue risposte ai nostri quesiti

Come mai in queste persone sembra che le tavole dei 10 Comandamenti siano state scolpite addosso sentendo di vivere costantemente nel Peccato?

Padre Guidalberto Bormolini riconosce che gran parte della responsabilità sia dovuta alla cattiva educazione religiosa che abbiamo ricevuto nel tempo. Questa a sua volta sarebbe influenzata da aspetti storici riscontrabili soprattutto dal Medioevo in poi, periodo in cui si comincia a tendere verso un senso morale esasperato e deformato. Durante il Medioevo infatti, la religione invase ogni aspetto dell’uomo facendo della religione uno strumento per sottomettere l’uomo: si combatteva per la fede, si sopportavano fatiche, torture, penitenze; si uccideva per la fede. Atti di penitenza e purificazione diventavano i mezzi ai quali fare ricorso per avvicinarsi a Dio. Il fuoco divenne elemento principale al quale fare ricorso (basti pensare ai roghi dell’inquisizione), tutti aspetti che non hanno nulla a che vedere con la spiritualità, con i messaggi d’amore e con gli atti d’amore che ha fatto Dio per noi. All’interno del libro del Pentateuco, si ritrova il racconto della consegna delle tavole su cui erano scolpiti 10 Comandamenti di Dio donati al popolo liberato dalla schiavitù come guida ai loro passi e non come ancora oggi si tende a fare, per sottomettere l’uomo ed intrappolarlo nel senso di colpa.

Il senso di responsabilità è sano, il senso di colpa gratuito no.

Pensare è peccato?

Anche in riferimento allo stesso termine peccato vi è una deformazione o non conoscenza del significato della parola stessa.

Peccato infatti richiama all’immagine dell’arciere greco che scaglia la freccia e commette peccato non prendendo il bersaglio. Non è peccato dunque la freccia, ma l’uso che ne fai, la direzione che prenderà ad essere sbagliata e dunque peccato.

Anche in questo caso, anche per la religione non è di per sé il pensiero ad essere peccato ma se si associa a questo ad un atto di volontà che ti porta a commettere il peccato. La nostra libertà è inviolabile e non ci sono forze esterne che ci possono costringere. In merito a tali temi una lettura di approfondimento di grande utilità a fare chiarezza sui temi affrontati è L’arte di purificare il cuore di Tomas Spidlik. Infatti all’interno del testo sono riscontrabili argomenti simili e come quelli che ritroviamo poi, in senso più ampio all’interno di persone che soffrono di Disturbo Ossessivo Compulsivo: il dualismo tra il concetto di bene e male, il dualismo tra corpo e spirito, tra passioni e senso morale.

Ma il nostro corpo è tempio, dimora del nostro spirito, dunque come ritenerlo peccaminoso? Allo stesso modo, le passioni al contempo possono avere una connotazione positiva o negativa, solo se queste superano l’uomo e la sua libertà possono diventare negative.

Le ossessioni sono pensieri, non azioni

Giungendo a conclusione di tale confronto in aggiunta alla lettura del testo sopracitato, mi soffermerei sul tema del “pensare è peccato”.

Come sia padre Guidalberto che anche ritrovato all’interno del L’arte di purificare il cuore si ritrova una spiegazione chiara ed esaustiva che risulta essere in piena sintonia con ciò che diventa aspetto terapeutico in fase di ristrutturazione cognitiva. E la risposta questa volta ci giunge dal mondo della fede: i pensieri cattivi e malevoli costituiscono un male solo nel momento in cui li accettiamo consapevolmente e liberamente, quando cioè ci identifichiamo con essi.

Ed ancora, i pensieri cattivi, i desideri passionali girano continuamente, per così dire, intorno a noi. Spesso occupano la nostra fantasia e la nostra mente. Costituiscono la debolezza umana dopo il peccato dei primi antenati. Ma in sé non sono ancora un vero male. La Chiesa afferma che la concupiscenza proviene dal peccato e attira peccato, ma in sé non è peccato. (T. Spidlik, 2001).

Sempre all’interno de L’arte di purificare il cuore, l’autore riporta un quesito che spesso gli viene sollevato dai fedeli che si rivolgono a lui: si è detto che il vero peccato sia solo quando interviene libero consenso che si unisce al pensiero cattivo. Ma come facciamo a sapere con sicurezza se abbiamo acconsentito liberamente o no? E’ un interrogativo che anche in ambito clinico non di rado la persona con ossessioni religiose si pone e ci pone.

Ed ecco che all’interno del testo sopracitato l’autore spiega che gli antichi monaci, per rispondere a tale quesito, proposero un’accurata analisi del processo mentale che si verifica in occasione delle tentazioni interiori, distinguendo 5 fasi:

  1. la suggestione;
  2. il colloquio;
  3. il combattimento;
  4. il consenso;
  5. la passione.

La suggestione viene intesa come la prima fase della comparsa di un’immagine, un’idea, un pensiero ma se a questo non viene posta attenzione, la stessa svanisce nel nulla, ma se l’uomo comincia a riflettere e ragionare su tutto ciò, come è più propenso l’uomo per sua natura, si passa alla fase del colloquio per cadere poi nella terza fase denominata “combattimento”, dove si cercherà di non cadere nella tentazione del pensiero malvagio. Si dovrà giungere al consenso, che passa attraverso un atto di volontà, unito alla passione, conclude la spiegazione, intesa come inclinazione a quel punto al male e volontà di compiere il peccato.

Ma ciò che diventa interessante osservare e sottolineare e che non solo noi terapisti spieghiamo al nostro paziente ossessivo, è che pensare una cosa non equivale a farla e che la battaglia contro i pensieri (strategia fallimentare del “pensare di non pensare”), aumenta solo il disagio e la probabilità di rimanere più intrappolato nel pensiero; anche i monaci su un piano diverso ce lo confermano.

Un bellissimo racconto su Sant’Antonio Abate recita che, portando sul tetto un suo discepolo che si lamentava di avere pensieri cattivi, egli avrebbe ordinato di afferrare il vento con la mano. Poi, dopo un po’, gli avrebbe detto se non puoi afferrare il vento, tantomeno prenderai in mano i pensieri cattivi!

Voleva così dimostrare in queste prime suggestioni non c’è ancora nessuna colpa e che, finché vivremo, non potremo liberarci dalle suggestioni. Esse assomigliano alle mosche che ci molestano tanto più quanto più diventiamo impazienti. (Tomas Spidlik, 2001).

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 9, media: 3,67 su 5)

Consigliato dalla redazione

Le caratteristiche delle ossessioni e compulsioni religiose nei principali culti monoteisti

Le caratteristiche delle ossessioni e compulsioni religiose nei principali culti monoteisti

Alcuni studi hanno dimostrato come la religiosità sia associata a diversi disturbi psicologici, incluso il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) - Psicologia %%page%%

Bibliografia

  • Nocito, V. (2018) Le mie ossessioni: Alla scoperta di manie, dubbi, paure che rischiano di imprigionare la nostra mente. Independently published
  • Spidlik, T. (2001) L’arte di purificare il cuore. Edizione Lipa.
  • guidoalbertobormolini

 

State of Mind © 2011-2019 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Scritto da

Messaggio pubblicitario