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Welcome Home (2019). Le fragilità di coppia, tra seduzione e inganno (e prevedibilità) – Recensione del film

Welcome home è un film in cui una coppia in crisi affitta una casa per le vacanze. Riusciranno nel loro intento di ricostruire la relazione?

Di Gianluca Frazzoni

Pubblicato il 18 Lug. 2019

Bryan e Cassie, in vacanza in Italia, affittano una villa sul sito Welcome Home. Bello lui, bella lei, coppia in crisi che cerca in un casolare della campagna umbra l’atmosfera giusta, il tempo sospeso per riannodare i fili di una relazione sfilacciatasi fino al tradimento.

 

Non hanno fatto i conti col vicino belloccio che appare e scompare furtivo, rimanendo poi stabilmente come terzo incomodo nelle dinamiche del ménage.

Welcome home: seduzione e inganno

Riccardo Scamarcio ed Emily Rataijkowski, rispettivamente il vicino invasore e la femme fatale in pericolo, sono due ottime ragioni estetiche per provare ad appassionarsi alla trama di Welcome Home, altrimenti affaticata. Bryan si trova ben presto invischiato nelle oscure manovre di Federico, che controlla gli ospiti a loro insaputa e si inserisce nella loro relazione con le modalità classiche di un thriller psicologico non troppo originale. La villa isolata nella campagna restituisce a suo modo un’atmosfera di attesa sufficientemente viva, la presenza del vicino si annuncia come discreta e innocua diventando via via l’esatto opposto, un’inesorabile seduzione giocata sull’inganno e sulle fragilità della coppia.

Bryan sempre più insofferente, Cassie tra l’incudine dei sensi di colpa fedifraghi e il martello fascinoso del nuovo intruso, entrambi alle prese col desiderio di recuperare la felicità perduta, minato però costantemente dalle incertezze che Federico insinua con mano lesta. Il contesto tenebroso e un po’ labirintico è un ingrediente essenziale per il tentativo di generare suspence, che a tratti va a segno, specie se da spettatori abbiamo cura di sorvolare sui limiti del già noto e conosciuto. Federico gioca di sponda, conduce i suoi graditi ospiti a dubitare l’uno dell’altra, si sostituisce a Bryan nella parte del maschio predatore fino alle estreme conseguenze.

Welcome home: un film prevedibile?

Il finale unisce la prevista dose di prevedibilità ad un’aberrazione da internauti che ci rammenta le travi portanti della contemporaneità. Welcome Home rappresenta infatti già dal titolo una storia che nasce dalla Rete e nella Rete si conclude, attraverso quelle dinamiche impersonali che divengono l’essenza stessa di un senso di pericolo inafferrabile. Si ha nel corso del film la sensazione che non possa accadere nulla di diverso da ciò che il copione di quel particolare genere narrativo e di quella specifica vicenda fa supporre; la cornice social e delle minacce virtuali contenute non soltanto nelle intenzioni malevole del cattivo ma anche nella cattiva comunicazione tra i buoni è piuttosto didascalica, si limita a mostrare cosa può generarsi quando ci imbattiamo nello smartphone incustodito del nostro partner o quando parliamo con gli sconosciuti. Lo sapevamo già.

Il consiglio per questo film è di prenderlo com’è, seguirne la trama per sentirsi comodamente accolti in un sentiero già battuto e perciò rassicurante. In questo modo sarà stato un tempo ben utilizzato.

 

WELCOME HOME – Guarda il trailer del film:

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