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Parla con tuo figlio (2019) di Violetta Colonna: il linguaggio dei segni per comunicare con i neonati – Recensione del libro

Il libro 'Parla con tuo figlio' delinea le potenzialità dell'uso del linguaggio dei segni nell'aiutare i bambini nello sviluppo del linguaggio parlato.

ID Articolo: 165111 - Pubblicato il: 21 maggio 2019
Parla con tuo figlio (2019) di Violetta Colonna: il linguaggio dei segni per comunicare con i neonati – Recensione del libro
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Secondo l’autrice del libro Parla con tuo figlio il linguaggio dei segni e quello parlato potrebbero diventare complementari e aiutare i bambini nell’esprimere i propri bisogni tramite i gesti, imparare cose sul mondo e instaurare legami fatti di comprensione reciproca. I bambini hanno infatti un bisogno innato di sentirsi ascoltati e quindi sono felici di avere più mezzi che permettano loro di farlo.

Federica Rossi

 

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Avete mai pensato a quanto può essere frustrante per un bambino che ancora non parla riuscire a comunicare con gli adulti?

Alla nascita i bambini possono utilizzare solo il pianto come modalità per trasmettere agli altri le loro necessità, segnale non sempre di facile comprensione da parte dell’adulto. Crescendo il bambino acquista la capacità di utilizzare prima i gesti, come l’indicare, e più tardi il linguaggio, esito finale di un complesso processo di apprendimento.

L’abilità di parlare è frutto di un percorso lungo e graduale, che lascia tuttavia il bambino nei primi mesi di vita senza lo strumento efficace della parola per poter comunicare con il mondo circostante. Il libro Parla con tuo figlio può offrire un valido aiuto in questo periodo di tempo, offrendo un nuovo modo di “parlare” con il proprio figlio, proprio quando il bambino non ha ancora acquisito questa abilità.

I bambini sono fortemente motivati a trasmettere messaggi alle persone che li circondano, ma nel periodo preverbale i genitori sono spesso costretti a provare ad indovinare cosa passa per la mente dei loro figli.

“Tutti siamo stati bambini, ma pochi di essi se ne ricordano” diceva Antoine De Saint Exupery nel suo Piccolo Principe. E questo vale anche per la fatica e gli sforzi che fanno i bambini nell’imparare nuove capacità come camminare e parlare. Quando un bambino pronuncia una parola, ha imparato a mettere la lingua in una certa posizione, le labbra in un’altra, controllare le corde vocali, regolare la respirazione, mettere insieme i suoni, associare a un oggetto un suono. Ci vuole tempo fino ai 3 anni prima che il bambino padroneggi la lingua in modo comprensibile e chiaro per tutti gli adulti.

Eppure tutti i bambini imparano a fare ciao-ciao con la mano, scuotere la testa per dire no e fare su e giù con la testa per dire sì. Questi sono esempi di segni semplici e facili che i bambini imparano ed usano per parlare del mondo in assenza di linguaggio verbale. Non poter esprimere i propri pensieri sul mondo fa sentire isolati e frustrati, motivo per cui spesso i bambini utilizzano capricci, urla, pianti, per trasmettere un messaggio, che spesso agli adulti risulta di difficile comprensione. Tra i 9 e i 12 mesi i bambini sono pieni di cose da dire, ma generalmente devono aspettare tra i 18 mesi e i 2 anni per possedere le parole che gli adulti capiscono.

Parla con tuo figlio.. dalle parole ai gesti

E dato che comunicare con successo con gli altri migliora la vita, perché non utilizzare il linguaggio dei segni quando il bambino non padroneggia ancora il linguaggio delle parole?

Come spiega il libro Parla con tuo figlio, diverse ricerche condotte in America, dove questo linguaggio è ampiamente utilizzato, hanno mostrato diversi benefici di questo approccio. Uno studio su 103 famiglie, di cui un terzo aveva utilizzato questo linguaggio, ha mostrato che i bambini che avevano potuto sfruttare questa possibilità di comunicare perché usata dai genitori, avevano 2 anni dopo migliori performance nei test di intelligenza, un vocabolario linguistico recettivo ed espressivo più ampio e una modalità di gioco più strutturata e simbolica.

Un beneficio riportato dell’utilizzo del linguaggio dei segni è permettere al bambino l’esperienza di essere capito con rapidità e precisione, favorendo la comprensione e la fiducia reciproca, diminuendo il senso di frustrazione e di conseguenza lacrime e capricci. Quando riusciamo a comunicare con gli altri ci sentiamo meno soli; l’autostima e il benessere nascono infatti dal sentirsi in grado di esprimersi, capiti e ascoltati.

È stato inoltre dimostrato che i bambini a cui sono stati insegnati i segni imparano a parlare prima e hanno un vocabolario più ricco a 2 anni. Come affermato nel libro, questo accade perché così come i bambini smettono di gattonare quando iniziano a camminare, dato che questo gli concede più libertà, smettono di usare i segni per parlare perché il linguaggio permette maggiore completezza, rapidità, complessità. Il linguaggio dei segni è considerato semplicemente un ponte che aiuta la transizione dall’assenza di linguaggio al linguaggio parlato.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA È stato considerato anche un vantaggio a lungo termine sullo sviluppo cerebrale. Da una ricerca è infatti emerso che bambini che avevano utilizzato questo linguaggio in fase preverbale a 8 anni presentavano punteggi al test intellettivo WISC-III in media più alti di 12 punti rispetto ai coetanei. Probabilmente questo risultato è da attribuirsi a uno sviluppo più precoce delle capacità simboliche e delle abilità di astrazione, così come della memoria di lavoro, che permette di fare collegamenti tra concetti ed elementi. Sembra inoltre che questi bambini avessero una maggiore passione verso i libri, mantenuta anche nel tempo.

La premessa di questo approccio è che comunque i due linguaggi, gestuale e parlato, non si devono sostituire uno all’altro, ma aggiungere e diventare complementari. Aggiungendo i segni alle parole ogni volta che si parla di un argomento si aiutano i figli ad esprimere i bisogni tramite i gesti, imparare cose sul mondo e instaurare legami fatti di comprensione reciproca. I bambini hanno un bisogno innato di sentirsi ascoltati e quindi sono felici di avere mezzi che permettano loro di farlo.

Come utilizzare il linguaggio dei segni nella comunicazione con i propri figli

Nel libro Parla con tuo figlio si accenna a due possibilità di utilizzo del linguaggio dei segni: utilizzare il LIS (Lingua dei Segni in senso stretto), strada consigliata solo se si ha la possibilità di sfruttare questa lingua anche in altre situazioni, se si conosce già o se si vuole insegnarla come seconda lingua al proprio bambino, oppure secondo un approccio più flessibile, basato sui segni semplici o spontanei.

La seconda modalità prevede di utilizzare i segni che i bambini creano da soli, spesso più riproducibili e semplici dei segni LIS a livello motorio. L’approccio flessibile non tiene conto dei segni LIS, ma propone gesti con una stretta relazione con le esperienze quotidiane del bambino. Inoltre per comunicare spesso i bambini reclutano movimenti fisici che sono associati a caratteristiche dell’oggetto di cui sono impazienti di parlare (es. sniffare per “fiore” o allontanare le mani per “grande”). Per questo nel libro vengono illustrate figure dei segni per i concetti che si suppone il bambino voglia esprimere (es. muovere la mano avanti e indietro verso la bocca tenendo le dita chiuse per “mangiare”, oppure far ruotare in senso orario la mano con l’indice disteso davanti per “ancora”).

Quando iniziare ad usare il linguaggio dei segni?

Dopo i 6 mesi, in particolare quando il bambino inizia ad indicare le cose, interessarsi ai libri con le figure, scuotere la testa per il no, fare ciao-ciao. Vengono tuttavia poste alcune raccomandazioni dall’autrice: usare sempre il segno assieme alla parola e ripeterlo, così che il bambino ne capisca l’equivalenza, iniziare con pochi segni per allenarvi ad usarli, coinvolgere anche gli altri familiari, guidare con delicatezza le mani del bambino se non riesce a fare il segno da solo, inserire i segni nelle abitudini quotidiane (cambio pannolino, pasti, bagnetto), essere flessibili e accettare anche approssimazioni dei gesti, essere pazienti ed entusiasti rispetto all’uso dei segni. Guardare insieme un libro di figure, cantare canzoncine/filastrocche e fare giochi che includono i segni sono tutte attività divertenti da poter fare con il bambino.

Se verranno utilizzate queste indicazioni il bambino sarà portato progressivamente a guardare le mani dei genitori mentre fanno gesti, comprenderne il significato, imitarli, usare i segni per rispondere, usare i segni spontaneamente. Bisogna sempre concentrarsi sui segni che possono risultare utili per i bambini, proprio per questo alla fine del libro Parla con tuo figlio sono illustrati tutti i segni che potrebbero essere utilizzati nella vita quotidiana, suddivisi per sezioni: azioni, igiene e corpo, segni base, la famiglia, gli oggetti, gli animali, i colori, le emozioni, l’abbigliamento. Si scoprirà allora che per dire che si è stanchi basta mettere le mani piegate con i palmi rivolti verso le spalle e farle ruotare avanti e in basso, o per dire che si è arrabbiati si può far scivolare le mani dalle spalle verso il petto.

Comunicare le proprie emozioni è un passo fondamentale per la competenza emotiva e utilizzare questi gesti fin dai primi mesi mette sicuramente le basi per un adeguato sviluppo mentale ed emotivo.

L’autrice inoltre nella parte finale di Parla con tuo figlio dà importanti spunti basati sull’esperienza clinica rispetto alla cura dei bambini per quanto riguarda lo sviluppo fisico, il tempo libero, il gioco, lo sviluppo mentale, lo sviluppo verbale e sociale e la nanna.

In conclusione

Sappiamo bene che le basi dell’attaccamento si fondano proprio sui primi mesi di vita, e in particolare sulla capacità del genitore di comprendere gli stati mentali del proprio figlio. Se il bambino può trasmettere attraverso i gesti i suoi stati mentali, il compito del genitore di decodificarli sarà sicuramente più facile. E dato che, come sosteneva il filosofo Zygmunt Bauman “Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione”, dare ai figli altri strumenti per comunicare in modo efficace oltre al linguaggio parlato, e quindi leggere questo libro, dà certamente spunti fondamentali per la costruzione di questo legame.

Parla con tuo figlio è un libro utile per tutti i genitori interessati a comunicare con il proprio figlio prima dell’avvento delle parole, quindi per tutti i genitori.

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Bibliografia

  • Colonna, V. (2019). Parla con tuo figlio. Il linguaggio dei segni per il neonato. Leggere Editore
State of Mind © 2011-2019 Riproduzione riservata.
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