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Parlare, un gioco a due. Guida pratica per genitori di bambini con disturbi del linguaggio (2017) – Recensione

" Parlare un gioco a due " è una guida pratica per i genitori per aiutare i bambini a parlare attraverso il gioco, la lettura e la musica.

Di Chiara Carlucci

Pubblicato il 18 Dic. 2017

” Parlare un gioco a due “. Gli autori di questo libro definiscono l’attività del “Parlare” come un gioco. In effetti per i bimbi, soprattutto per i più piccini, tutto è un gioco. Ma è possibile giocare parlando? E in che modo? Questo testo, scritto da logopedisti, ha lo scopo di guidare i genitori di quei bambini che stanno iniziando ad approcciarsi all’utilizzo del linguaggio ad aiutare i loro piccoli a sviluppare tutte quelle abilità a loro mancanti.

 

Parlare un gioco a due: una guida al gioco e a parlare con i bambini

Sicuramente ad un buon numero di genitori sarà capitato di ritrovarsi tra le mani un testo che potesse aiutarli in quest’abilità, forse uno di quei manuali con dettagliati consigli e istruzioni volti ad informare il genitore sulle corrette strategie di comportamento da utilizzare con il proprio figlio. Stavolta ci si trova di fronte ad un libro piuttosto diverso: una guida dinamica e di facile comprensione, corredata da immagini simpatiche e a fumetti, che rendono la lettura anche divertente.
Una vera e propria “guida al gioco” si potrebbe dire.

Il libro ” Parlare un gioco a due ” si struttura in nove capitoli, che potrebbero definirsi nove step.
Inizialmente gli autori descrivono la comunicazione nel bambino piccolo, ricordando innanzitutto che quest’ultimo comunica fin dalla nascita, particolare che a volte potrebbe sfuggire al genitore.

Gli stadi e gli stili comunicativi del bambino

Naturalmente le competenze comunicative nel bambino si sviluppano gradualmente nel tempo. Questo libro identifica quattro stadi comunicativi secondo i quali il bambino impara a parlare.
Abbiamo inizialmente un bambino “Scopritore”, il quale reagisce solo a ciò che sente e vede intorno a lui; segue poi un bambinoComunicatore”, che trasmette messaggi senza l’ausilio di parole; un bambino “Utilizzatore di prime parole”, in grado di usare parole singole; infine un bambino “Combinatore”, il quale riesce a comporre le prime fasi.

Anche in questo caso gli autori non si limitano a descrivere i quattro stadi, ma espongono specifici esempi in tabella, che permettono ai genitori lettori di riconoscere il proprio figlio e collocarlo nello stadio adatto, il tutto volto ad affrontare i capitoli successivi, ossia la guida pratica per il genitore.
E inizialmente il genitore viene guidato ad osservare, aspettare e ascoltare (OAA). Ma non si tratta di un genitore passivo, al contrario: anche le azioni considerate meno dinamiche hanno un loro perché.

I genitori si trovano alle prese con un bambino che sta addentrandosi nel mondo della comunicazione, ed è pure giusto che rispettino i vari stati, facendo sì che sia proprio il bimbo a guidare la comunicazione.
Il tutto non sarà semplice, considerando che ogni bambino ha uno stile comunicativo diverso; anche gli stili di comunicazione sono esposti nel libro, al fine di facilitare il genitore. Regole e modalità non saranno infatti uguali per tutte le situazioni.

Da evidenziare che anche il genitore sarà tenuto a rispettare un giusto ruolo col proprio figlio: che va dall’insegnante, all’osservatore, all’animatore.

Il libro guida inoltre verso l’utilizzo di una metodologia interattiva: il genitore va istruito nell’affiancarsi al proprio figlio, unendosi a lui giocando. Giocando come dei bambini appunto, perché con i bambini ci si impegna o ci si preoccupa, ma soprattutto ci si diverte. E sarà proprio quel bambino che si troverà di fronte la propria mamma o il proprio papà che si relazionano a lui divertendosi, che apprenderà tutto con molta più facilità e spensieratezza.

E con il proseguire dei capitoli del libro ci troviamo di fronte alla descrizione di bambini che sanno parlare e rispondere alle domande.
Anche in questi casi il genitore è guidato a stimolare la conversazione del proprio figlio. È anche vero che il bambino sa ormai parlare, ma si trova ancora in una fase di crescita ed è quindi opportuno che si dialoghi il più possibile per rendere efficace l’apprendimento del linguaggio.

Imparare a parlare tramite il gioco, la lettura e la musica nel libro ” Parlare un gioco a due “

Il genitore viene spesso invitato a giocare, a creare le giuste routine che consentono non solo di creare un clima appagante e interattivo col bambino, ma anche al fine di far sì che quest’ultimo apprenda nuove forme comunicative. Quest’ultimo, apprendendo sotto forma di gioco, non si troverà di fronte a direttive autorevoli a cui spesso potrebbe essere riluttante, piuttosto un’interazione piacevole e stimolante.
Anche giocando si impara a parlare. Gli autori continuano a ricordarlo. E infatti dedicano un intero capitolo del libro a questa attività: il gioco.

Gli ultimi due capitoli sono dedicati alla lettura e alla musica, altre due prassi importantissime nell’interazione genitore – bambino. Due metodologie di interazione creativa con l’obiettivo di conoscere nuovi termini e significati.
E una volta chiuso il libro è impossibile che il lettore non abbia appreso nulla.

Mi sento di dire che questo libro più che una guida è un invito per i genitori a giocare e interagire allegramente con i propri bambini, questo perché inevitabilmente determinerà dei risultati: il bambino “Scopritore” del linguaggio diverrà col tempo non solo un “Combinatore”, ma un vero e proprio “Comunicatore”; il tutto grazie ai propri genitori che lo hanno pilotato verso questa competenza.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Pepper J., Weitzman E. (2017), “Parlare, un gioco a due. Guida pratica per genitori di bambini con disturbi di linguaggio”, Alpes Italia srl: Roma.
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