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Il Legame e il dono – Dall’individualità alla coppia

Dono: per stare in coppia e formare una famiglia si perde, si acquista e si mette in comune. Parole chiave: complementarità e reciproco accomodamento.

ID Articolo: 165429 - Pubblicato il: 30 maggio 2019
Il Legame e il dono – Dall’individualità alla coppia
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Abbiamo visto in precedenza, e le teorie sono quasi tutte d’accordo, che il dono serve ed è necessario a creare legami tra gli individui e/o tra i gruppi.

 

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Il termine legame deriva dal verbo latino “ligare” che nella sua indicazione neutra diventa, “ligame”.

L’etimologia di legare vuol dire stringere con una fune, catena e/o vincolo. Non vi è dubbio che nell’accezione del dono è quest’ultimo significato che ci dà la dimensione del legame come modalità di vincolo.

Il dono, infatti, crea un vincolo tra donante e ricevente.

Dono: i legami nella coppia come nella chimica

In chimica, la scienza che ha studiato in maniera approfondita i legami della materia, si distinguono due tipi di legami:

  • Legami forti, primari o intermolecolari in cui una forza elettrostatica tiene uniti più atomi creando una molecola;
  • Legami deboli, secondari o intramolecolari sono quelli che si formano tra molecole creando cristalli ionici o cristalli di tipo metallico.

Il legame chimico si forma attraverso l’interazione con cariche elettriche complementari (legame ionico) e/o attraverso la cessione di elettroni con cariche equivalenti e con cariche di elettronegatività bassa (legame covalente).

E’ importante rilevare che in chimica il legame è frutto di un’interazione tra atomi che si scambiano elettroni nelle loro orbite esterne. Un altro importante presupposto del legame chimico è la lunghezza: ovvero la forza del legame è direttamente proporzionale alla sua distanza.

I legami umani presentano parecchie similitudini e analogie con ciò che avviene alla materia cosi come analizzato e studiato nei processi chimici. Anche nella società umana troviamo legami forti e primari che sono costituiti dalla famiglia che è unita da vincoli di pathos ed ethos (la coppia) e assumono le caratteristiche di un legame covalente nella generatività. Lewis, a proposito del legame covalente, sostiene che gli atomi formano legami perdendo, acquistando o mettendo in comune un numero sufficiente di elettroni, in modo da raggiungere, se possibile la configurazione elettronica dei gas nobili.

Anche per formare una famiglia si perde, si acquista e si mette in comune. Minuchin sostiene che per realizzare i compiti specifici che spettano loro, i coniugi necessitano di capacità di complementarità e reciproco accomodamento, cioè devono sostenere il modo d’agire dell’altro in molti campi, cedendo parte del loro individualismo per riguadagnarlo nel rapporto di coppia. Possono favorire reciprocamente la creatività, l’apprendimento e la crescita. Sostanzialmente per arrivare al noi (acquistare) i membri della coppia devono praticare la complementarietà (mettere in comune) e cedere una parte di se stessi (perdere). Il concetto di complementarietà ci porta al legame ionico che appunto prevede l’interazione tra cariche elettriche complementari.

Dono: il legame di coppia nella comunicazione

Watzlawick, in Pragmatica della comunicazione umana, come quinto assioma della comunicazione fa riferimento a relazioni simmetriche e complementari. Secondo quest’autore la comunicazione e, quindi, la relazione può essere basata sull’uguaglianza o sulla differenziazione. Nella relazione complementare i partecipanti al processo comunicativo assumono posizioni diverse definite one-up e one-down, che non hanno nessuna connotazione forte – debole, ma indicano semplicemente la posizione in cui si trovano i comunicanti. La relazione si interrompe nel momento in cui nelle relazioni simmetriche e complementari, si inseriscono messaggi di squalifica e disconferma. Infatti, la relazione simmetrica (comunicazione tra pari) è funzionale fino a quando ambedue i partecipanti confermano l’altro nella sua posizione. Al contrario, se si tende a sconfermare l’altro, ponendosi in posizione di superiorità , si arriva all’escalation simmetrica poiché l’altro tende a recriminare e a porsi in posizione ancora più avanzata. L’escalation simmetrica segue la legge del “tanto più tanto più” ovvero più tu mi sconfermi nella mia posizione tanto più io non riconosco la tua. La stessa cosa avviene nella complementarietà, se i due comunicanti vogliono assumere, ambedue, la posizione one-up poichè è più complicato che vogliano assumere, come si può facilmente intuire, la posizione one-down. La relazione, quindi, è funzionale quando avviene uno scambio tra pari o quando i partecipanti si scambiano o riconoscono le posizioni in maniera complementare.

Vorrei ricordare a questo proposito, che a metà degli anni ’70 Sciascia, in un’intervista al Corriere della Sera, disse, ricevendo non so quante critiche e alcuni arrivarono addirittura a gridare allo scandalo, che la società siciliana è tipicamente matriarcale. Com’è possibile che nella terra della mafia in cui le donne, secondo l’iconografia classica data dai mass media, stanno in una posizione dimessa sempre vestite di nero, siano il fulcro della famiglia? Dice Dacia Maraini, a questo proposito

Una volta abbiamo discusso pubblicamente con Sciascia, sui giornali, sopra quello che lui chiamava il “matriarcato” delle donne siciliane. La sua idea era che sotto questo grande sventolio di pistole, fucili, carabine, ci fosse un fermo disegno di ordine, tenuto stretto alle basi (e quindi nella struttura familiare) da esperte mani di donna.

La visione di Sciascia sta proprio all’interno della complementarietà della comunicazione e della relazione. Non necessariamente per determinare il processo comunicativo bisogna stare in posizione one-up: le donne siciliane erano o sono talmente abili che riuscivano e riescono a determinare la relazione “scegliendo” di stare one-down. La complementarietà comunicativa non è una lotta per il potere, ma semplicemente un modo per far funzionare il sistema. Quando la comunicazione diventa lotta per il potere entriamo nell’area della disfunzionalità e il rischio è di rompere la relazione.

Dono e relazione di coppia: il punto di vista di Freud

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA In sostanza, per legare la famiglia (mettere in comune) si deve perdere, anche assumendo posizioni complementari, nella consapevolezza che perdendo si acquista. E’ ciò che fa l’atomo per formare la molecola: cede i suoi elettroni in modo da poter acquistare un nuovo stato. E’ ciò che succedeva nel potlach descritto da Mauss: cedo i miei beni, donandoli, per entrare in relazione con gli altri al fine di far comunità. Il problema nell’atto del donare non è tanto, quindi, l’obbligo di restituzione, su cui tanto si è dibattuto, ma come ci insegna anche la chimica, il fine o lo scopo ovvero il cedere con la consapevolezza di acquistare un nuovo status in cui il legame diventa vincolo reciproco.

In effetti, in chimica gli atomi, pur mantenendo le loro specificità, si fondono per creare una nuova sostanza. Due atomi d’idrogeno e uno d’ossigeno si fondono al fine di creare l’acqua. Allo stesso modo, due individui mettono insieme le loro storie generazionali per formare una nuova coppia, una nuova famiglia. Cancrini e Harrison, propongono un particolare ciclo vitale della coppia in tre fasi:

  • Nella prima fase, di unione-fusione, si ha la fusione dei due e l’individuazione della coppia rispetto al resto del mondo.
  • Nella seconda fase, che è tipica della quotidianità, c’è un confine permeabile tra la coppia e l’esterno, ed è il momento in cui si creano le regole e si stabilizza la relazione.
  • Nella terza fase, si ha la separazione.

Per Freud la scelta del partner riflette e tende a duplicare la relazione simbiotica tra madre e bambino. La fusione di cui parla Cancrini è possibile mutuarla da ciò che Freud scrive a proposito dell’innamoramento. L’amore per Freud è una patologia che svuota l’io di libido per rivolgerla a un altro: l’io non vive più per se stesso ma appoggiandosi all’altro che, come scrive in Introduzione al Narcisismo, è il risultato della proiezione di ciò che si vorrebbe essere. Con il concetto di narcisismo primario, nella coppia non ci sarebbe nessuna reciprocità poiché ognuno ama ciò che ha proiettato di se stesso nell’altro. Infatti, in Introduzione alla Psicoanalisi, egli sostiene che l’uomo non ama una persona reale ma un essere ideale inesistente. In questo modo la fusione avviene solo con elementi intrapsichici e, in effetti, non vi è nessuna reciprocità perché l’altro è visto come un contenitore su cui proiettare l’ideale di sé o del genitore di sesso opposto. L’atto di reciprocità si ha solo nella sessualità poiché l’altro diventa oggetto d’investimento della pulsione sessuale. Il legame, però, diventa duraturo nel momento in cui la pulsione sessuale è inibita alla meta. Per Freud la pulsione nell’atto sessuale si scarica immediatamente dopo, mentre la pulsione inibita non può, per fattori culturali e sociali, essere investita. L’innamoramento e l’amore sono un misto tra pulsione alla meta e pulsione inibita.

Dono nella coppia: perdere per guadagnare

Lalli, sostiene che il narcisismo primario è una pura invenzione di Freud. In effetti, l’uomo è un “dividuo” che per completarsi ha bisogno di un’altra persona, cioè ha bisogno di formare una coppia che riproduca quella madre-bambino. La differenza con Freud è significativa poiché madre- bambino formano una coppia e non vivono in simbiosi . Altra differenza significativa nelle teorizzazioni di Lalli è data dall’affermazione che la coppia è formata da due soggetti che mettono in gioco i loro bisogni di sicurezza, di riconoscimento reciproco, di esaudimento dei bisogni e dei desideri. Egli non mette in dubbio che su questo processo influiscono motivazioni e istinti consci e inconsci, ma esiste una complementarietà e una reciprocità. In questo modo entra in conflitto anche con i sostenitori delle relazioni oggettuali i quali vedono il legame di coppia come, per dirla con Dicks , “l’incastro di due mondi interni” o con Sandler “un’attualizzazione delle relazioni di ruolo”. Zavattini , sostiene che il matrimonio o un legame significativo e duraturo può essere interpretato, in senso regressivo o propulsivo, come il tentativo di risolvere le tematiche interne individuali. In questo senso vi sarebbe un affido reciproco di aspetti del proprio mondo interno che, in maniera propulsiva, serve a conoscersi, a crescere e, in maniera regressiva, può portare a processi deliranti. Ancora una volta si perde per acquistare.

Lalli, comunque, va la di là di queste definizioni e nella reciprocità e nella complementarietà del rapporto di coppia inserisce il concetto di riconoscimento reciproco, di cui ho parlato nel capitolo precedente quando Caillè nel processo del donare fa rifermento appunto all’esigenza di farsi riconoscere attraverso il dono. Il bisogno di riconoscimento porta ad affidarsi (donarsi) e ricevere, in contraccambio, il dono del riconoscimento in un processo che per definizione è circolare o, di scambio reciproco. In sostanza, il riconoscimento comporta il conoscere e donare il riconoscimento. Honneth sostiene che il bisogno umano di riconoscimento attiene alla sfera antropologica e il suo esplicarsi in aspettative di riconoscimento è determinato storicamente . Ricoeur, afferma che il problema del riconoscimento sta nella complementarietà dei termini riconoscere ed essere riconosciuti e trova la sua definizione all’interno del riconoscimento reciproco. Riconoscere si collega al problema dell’identità e si manifesta attraverso una serie di passaggi graduali che vanno dal riconoscere qualche cosa in generale, al riconoscere qualcuno, al riconoscere se stessi e, infine, al riconoscimento reciproco. E’ nel riconoscimento reciproco, quindi, che l’uomo ritrova la sua identità poiché ci conosciamo (riconoscere se stessi) solo attraverso il riconoscimento reciproco. Quest’ultimo, comunque, non deve essere inteso in senso hegeliano per cui s’instaura una relazione schiavo-padrone ma, piuttosto, nell’accezione di G.H. Mead che, in Mente, sé e società, mette in risalto come la conoscenza di se stessi è possibile solo attraverso l’acquisizione e l’esperienza dell’altro . In questo modo il riconoscimento reciproco presuppone una relazione simmetrica ovvero a pari a pari. Per Ricoeur, così come descritto in un articolo precedente, il riconoscimento reciproco trova significazione nell’atto del donare libero e gratuito.

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Bibliografia

  • Cancrini, M. G., Harrison, L. (1991), Potere in amore un viaggio fra i problemi di coppia. Milano: Led Edizioni
  • Dicks, H. V. (1967) Marital Tensions. (Trad. it. Tensioni coniugali. Studi clinici per una teoria psicologica dell’interazione. Roma: Borla 1992)
  • Freud, S. (1914), Zur Einführung des Narzißmus in  Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschung, 6(1):1-24 (Trad. It. Colorni, R. Introduzione al narcisismo,  Boringhieri, Torino 1976)
  • Gilbert N. Lewis, The Atom and the Molecule, in Journal of the American Chemical Society, vol. 38, nº 4, 1916, pp. 762-785.
  • Hegel,G. W. F. (1807) Phänomenologie des Geistes. Bamberg/Würzburg (Trad. It. De Negri, E. , Fenomenologia dello spirito, La Nuova Italia, Firenze 1933)
  • Lalli, N.(1999) Manuale di Psichiatria e Psicoterapia. Napoli: Liguori Editore
  • Lewis, G. N. (1926), The anatomy of science. Yale: Yale University Press.
  • Mead, G. H. (1934),  Mind, Self, and Society. Ed. by Charles W. Morris. University of Chicago Press (Trad. It. Mente, Sé e Società. Milano: Giunti editore, 2010)
  • Minuchin, S. (1974), Families and Family Therapy. Harvad: Harvad University Press. (Trad. It. Famiglie e Terapia della Famiglia. Roma: Astrolabio Ubaldini, 1977)
  • Sandler, J. (1993) Note psicoanalitiche sull’amore In D.N. Stern e M. Ammaniti (A cura di) Psicoanalisi dell’amore. Bari: Laterza, .46-57.
  • Pauling, L. (1939), The Nature of the Chemical Bond and the Structure of Molecules and Crystals: An Introduction to Modern Structural Chemistry, London: Oxford University Press. (trad. It. La natura del legame chimico. Milano: Franco Angeli, 2011)
  • Watzlawick, P.-Beavin, J.H., Jackson, D.D.,(1967) Pragmatics of Human Communication. A Study of Interactional Patterns, Pathologies, and Paradoxes. New York: w. w. Norton & Company. (trad. It. Ferretti, M.,  Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi (1967), Roma, Astrolabio, 1971)
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