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“Designing your life”: come applicare il Design Thinking per progettare la propria vita

Il Design Thinking è sia una ideologia che un modello progettuale utilizzato per risolvere problemi complessi o poco definiti attraverso la visione creativa

ID Articolo: 164111 - Pubblicato il: 12 aprile 2019
“Designing your life”: come applicare il Design Thinking per progettare la propria vita
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Bill Burnett e David Evans sono gli ideatori e docenti di uno dei più popolari corsi della Stanford University. Nelle loro lezioni insegnano il Design Thinking e la sua applicazione con l’approccio del design, ovvero la risoluzione creativa, propria dei designer, ai problemi e alle grandi domande della vita, per giungere a una piena realizzazione personale e professionale.

Letizia Muro

 

Il corso si intitola infatti “Designing Your Life”, da cui deriva l’omonimo libro.

Design Thiking: cos’è

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio L’approccio del design è strettamente connesso al concetto di Design Thinking.

Codificato attorno agli anni 2000 all’Università di Stanford, il Design Thinking (DT) è sia una ideologia che un modello progettuale utilizzato per risolvere problemi complessi o poco definiti per mezzo di una visione creativa. È quindi un processo di problem solving centrato sulla persona, il quale attinge agli strumenti del designer e per tale ragione ne prende il nome.

Il processo di Design Thinking prevede 5 fasi di progettazione, come mostra il grafico sottostante (Imm. 1) in cui la prima fase consiste nell’empatizzare con il problema al fine di poter chiaramente definire l’obiettivo per poi giungere, attraverso la sperimentazione, alla soluzione innovativa.

Non si tratta di un processo lineare ma ricorsivo, è quindi previsto il ritorno alle fasi precedenti in funzione degli esiti della prototipazione e del test.

Desining your life il design thinking per la propria vita processo

(Imm. 1) Design Thinking – Il processo

Designing your life: il corso della Stanford University

Il corso nasce dall’interesse dei due autori ad applicare l’approccio innovativo del design alla trasformazione personale fornendo gli strumenti per fronteggiare il più importante dei problemi che una persona può trovarsi a gestire: la propria vita.

L’intento degli autori è quello di aiutare tutti coloro che fronteggiano il difficile processo decisionale riguardo il cosa fare nella propria vita, specialmente i ragazzi che, non più studenti, si trovano al bivio tra “seguire le proprie passioni” e non sapere cosa voler fare da grandi.

L’assunto di partenza, nonché obiettivo del corso, è smascherare l’indicazione a seguire le proprie passioni, assumere che bisogna necessariamente conoscere la “strada” da intraprendere, perché la maggioranza delle persone non sa a priori quale sia la sua passione finché non inizia a impegnarsi in qualcosa per poi scoprire se gli piace o meno.

Parafrasando le parole di Burnett, non vige la tesi del “Dimmi qual è la tua passione e ti dirò di cosa hai bisogno” bensì il messaggio è: “Non sappiamo come il tuo futuro dovrà essere ma siamo qui per navigarlo e scoprirlo”.

Tanti degli insegnamenti veicolati nel corso e nel libro derivano dall’esperienza ventennale nelle aziende tecnologiche della Silicon Valley in cui Burnett e Evans hanno operato, essi infatti assicurano come la maggior parte dei laureati non lavora nel campo per cui ha studiato e che c’è sempre la possibilità di fare qualcosa di diverso, di “cambiare strada”.

In linea con il concetto di Design Thinking, il corso “Designing your life” è un invito alla sperimentazione, all’improvvisazione e all’accettazione del fallimento, inteso come parte integrante del processo e come opportunità di crescita piuttosto che sconfitta.

Desining your life: la struttura del corso

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA La struttura del corso, la cui prima edizione risale al 2010 e che ha una durata semestrale, si articola in due parti.

La prima parte si focalizza sulla ristrutturazione dei problemi, agendo sulle credenze disfunzionali, ovvero quelle che in tanti credono verità incontrovertibili ma che oltre a non essere vere, causano l’ansia di non fare la scelta giusta.

Una delle più comuni credenze disfunzionali che i ragazzi hanno è quella che il proprio corso di studi determinerà cosa fare per il resto della vita o che ci sia una e una sola soluzione possibile e mancando o sbagliando quella si è definitivamente spacciati. Evans evidenzia come ciò sia completamente assurdo:

Ci sono tantissimi te, tantissime risposte giuste.

A seguito della fase di reframing del problema, viene fornito un set di strumenti ed idee i quali consistono in consigli ed esercitazioni pratiche, basate sul Design Thinking, che guidano nel capire dove indirizzarsi.

Una di queste è il journal flow, ovvero un diario personale in cui annotare non solo le proprie esperienze ma anche le reazioni ad esse, evidenziando quelle positive, neutre e negative. Il consiglio è poi quello di focalizzarsi sulle attività in cui ci si è sentiti completamente immersi, si è esperito quello che Csikszentmihalyi (1990) definisce flow experience o stato di flusso: uno stato mentale in cui si è consci solo dell’attività in corso, nella quale si è così assorbiti e appagati che nessun disturbo esterno o pensiero riesce ad interferire.

Aspetto centrale della filosofia del designer è la prototipazione: una volta definito il potenziale ambito di interesse, il prototipo sarà quello di intervistare qualcuno che sia nel suddetto ambito, affiancarlo per alcune settimane e valutare se è il caso di proseguire o cambiare.

Questo evidenzia come si tratti di un metodo sperimentale e ricorsivo, che implica il fallimento come parte integrante del processo di progettazione della vita. Il fallimento non è l’eccezione, è la regola. E la regola, gli autori sostengono, è Prova, Fallisci, Fallisci di nuovo nell’ottica di sviluppare una immunità al fallimento.

Tuttavia essi raccomandano anche come, per diventare immuni al fallimento, non è sufficiente ristrutturare le convinzioni disfunzionali bensì trarre profitto dal fallimento, riflettendo su cosa essi hanno insegnato e come evitare che si ripetano in futuro.

Tornando al corso, il cuore del progetto, consiste nel compito di elaborare tre possibili prototipi o “Piani di Odissea” come li chiama Evans; si tratta di tre progetti di vita, radicalmente diversi tra loro, riguardanti i 5 anni successivi. Tale attività funge anche da esame finale per decretare il superamento o meno del corso.

Designing your life: a chi si rivolgono gli insegnamenti

A un primo sguardo sembrerebbe che il target principale del corso siano solo studenti universitari, particolarmente all’ultimo anno di studi o appena laureati, i quali non sanno cosa fare da grandi e vivono con l’opprimente convinzione e responsabilità di doverlo sapere a priori.

In realtà, Burnett e Evans si rivolgono a chiunque, in qualsiasi momento, si trovi nella situazione di non sapere cosa fare della propria vita o di voler reinventarsi ma non sapere come farlo.

Essi veicolano l’approccio del design come il metodo ottimale per affrontare e risolvere questo problema.

Del resto, gli stessi autori, pur essendo entrambi laureatisi a Stanford e avendo lavorato alla Apple, hanno avuto percorsi totalmente diversi, come raccontano in una intervista al New York Times.

Evans, si è inizialmente approcciato agli studi di biologia, solo per l’influsso esercitato da uno speciale televisivo sulle immersioni visto da bambino. Studi che ha successivamente abbandonato per dedicarsi all’ingegneria meccanica. Quando la Apple lo chiamò, lui rifiutò in prima battuta perché riteneva che i computer lo annoiassero. In seguito, ha affermato di aver violato molti dei principi che ora insegna nei suoi corsi, ovvero quello di essere sempre aperti e predisposti a quella che lui e il suo collega chiamano la “meraviglia dormiente”.

Burnett, ha avuto invece un percorso più lineare, trovando subito la sua strada e realizzando la sua vocazione di designer dopo la laurea in design. Tuttavia, dice, sentiva che il suo metodo era un cammino al buio, senza strategie e che, pur seguendo l’istinto, aveva l’impressione di non sapere dove questo lo avrebbe portato.

In conclusione, stando all’approccio del design, il miglior modo per progettare la propria vita si racchiude in semplici ma efficaci mosse: essere curiosi, sperimentarsi, provare tante cose; è questo è il segreto, afferma Burnett nel suo TED talk, per una vita ben vissuta e felice.

Trovare la propria strada, cambiando strada.

GUARDA IL VIDEO DI BILL BURNETT – DESIGNING YOUR LIFE:

 

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