PTSD e sintomi: il Tetris aiuta a ridurre i flashback relativi all’evento traumatico

Giocare a Tetris sembra alleviare alcuni sintomi caratteristici del Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) quali i flashback relativi a eventi stressanti

ID Articolo: 161707 - Pubblicato il: 25 gennaio 2019
PTSD e sintomi: il Tetris aiuta a ridurre i flashback relativi all’evento traumatico
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Nel trattamento del Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD) si stanno sperimentando nuove modalità di intervento non convenzionali, tra cui giocare a Tetris. In questo modo sembra possibile generare un indebolimento della traccia mnestica legata all’evento traumatico ed un effetto positivo su alcuni sintomi del PTSD, come una diminuzione del numero di flashback.

 

Messaggio pubblicitario Giocare a Tetris al computer sembrerebbe essere d’aiuto agli individui con diagnosi di disturbo da stress post traumatico (PTSD) nell’alleviare i ricordi visivi ricorrenti e involontari relativi alle esperienze traumatiche. Gli effetti del Tetris come metodo di intervento comportamentale consisterebbero, quindi, in una diminuzione di flashback relativi a eventi stressanti. A questa conclusione è arrivato un team di ricercatori del reparto di medicina psicosomatica e di psicoterapia della Ruhr-Universität Bochum e della Karolinska Instituet in Svezia attraverso una ricerca comprendente 20 pazienti con PTSD.

La presenza di flashback ricorrenti relativi all’esperienza traumatica è da considerare uno dei sintomi più invalidanti del disturbo da stress post traumatico. Proprio per la rilevanza di suddetto sintomo i ricercatori ambiscono, attraverso il corrente studio, a ricercare metodi alternativi utili ad alleviare e ridurre i flashback. Inoltre, circa 10 anni fa, uno dei ricercatori a capo dello studio, Emily Holmes, ha riscontrato che, nei soggetti non clinici, giocare a Tetris al computer sopprimeva i flashback causati dai film horror. Anche a fronte di questi risultati, il team di ricerca dello studio corrente ha testato se suddetto effetto si ripetesse anche nei soggetti con diagnosi di PTSD oltre che in individui in salute.

Lo studio

Lo studio ha coinvolto 20 pazienti con PTSD complesso, ricoverati presso il dipartimento di medicina psicosomatica e psicoterapia per 6/8 settimane e trattati attraverso una terapia standard.

Oltre alle regolari terapie individuali e di gruppo, i 20 partecipanti sono stati sottoposti ad un intervento speciale: hanno scritto una delle loro memorie traumatiche e stressanti su di un foglio di carta, il foglio di carta con il ricordo è stato poi strappato e il contenuto del ricordo è rimasto segreto. Successivamente, i 20 partecipanti hanno giocato a Tetris in un tablet per 25 minuti. I pazienti hanno sempre riportato flashback ogni volta diversi, per esempio esperienze di violenza in diverse situazioni, il cui contenuto è stato registrato in un diario durante le settimane. Ogni intervento svolto di settimana in settimana aveva, quindi, come oggetto un contenuto di un flashback specifico.

A seguito di questo intervento speciale, i cambiamenti riscontrati nei pazienti nei giorni e nelle settimane successive all’intervento riguardavano la diminuzione della frequenza solamente dei flashback il cui contenuto era stato specificato durante lo studio. Al contrario, il numero dei flashback è rimasto relativamente costante per quanto riguarda i flashback il cui contenuto non è stato specificato. Dopo settimane, l’intervento è stato ripetuto tracciando il contenuto di altri flashback e i risultati sono stati gli stessi: la diminuzione del numero di flashback in 16 pazienti su 20.

La spiegazione degli autori

Messaggio pubblicitario Secondo i ricercatori dello studio, il successo di questo metodo si basa su uno specifico meccanismo: quando il paziente visualizza la memoria stressante nel dettaglio, le aree del processamento visuo-spaziale nel cervello si attiverebbero. Quelle stesse aree sarebbero, inoltre, importanti e attive durante il gioco del Tetris. Entrambi i compiti (ricordare un evento stressante e giocare a tetris) richiedono, dunque, risorse comparabili ma limitate, producendo cosi un’interferenza.

Ogni qualvolta che un paziente ricorda in maniera conscia il contenuto di un flashback, le tracce mnestiche associate diventano temporaneamente non stabili. Se l’interferenza avviene proprio in questo momento in cui le tracce mnestiche sono temporaneamente non fisse, queste stesse tracce potrebbero divenire più deboli quando vengono poi rimmagazzinate in memoria. L’indebolimento della traccia mnestica avrebbe come conseguenza, secondo gli scienziati, una diminuzione del numero di flashback.

Ulteriori ricerche sul tema andrebbero fatte. Il corrente studio ha come speranza quella di poter fornire ai pazienti con PTSD un intervento da mettere in atto anche a casa e senza alcun aiuto. Questo intervento comunque, ha solamente l’obiettivo di alleviare un sintomo del PTSD (i flashback) e, pertanto, non può in nessun modo sostituire le terapie standard per il trauma.

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