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INTO BDSM: viaggio nel mondo del sesso estremo

Il BDSM raccoglie pratiche erotico-sessuale diverse dal sadismo e dal masochismo, classificate come parafilie. Ciò che cambia è il vissuto della persona.

ID Articolo: 160798 - Pubblicato il: 24 dicembre 2018
INTO BDSM: viaggio nel mondo del sesso estremo
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Perché il BDSM viene visto come sfumatura erotico-sessuale mentre il sadismo e masochismo, le cui pratiche sono le stesse, vengono considerati delle parafilie?

Luca Daminato e Greta Riboli

 

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio INTO BDSM è un articolo che nasce con l’obiettivo di informare i lettori circa le pratiche BDSM, illustrando i ruoli, i principi, le pratiche e la cultura BDSM. Guidando una riflessione sulle motivazioni che portano a intendere il BDSM come una sfumatura erotico-sessuale dell’esperienza umana e perché, dal lato opposto, pratiche quali il sadismo e il masochismo vengono invece classificate come parafilie.

Innanzitutto, l’acronimo BDSM raccoglie una serie di significati precisi:

  • B di Bondage: dall’inglese “legame”, espressione dell’accettazione del farsi fare dall’altro tutto ciò che egli desidera. I legami possono rappresentare i più concreti aspetti di tipo fisico, ma anche, e soprattutto, quelli emotivi ed affettivi;
  • D di Domination e Disciplina: la prima si riferisce al piacere di lasciarsi guidare nelle proprie esperienze, emozioni e sensazioni dalla volontà del partner. Disciplina va a rappresentare il fatto che colui che domina nell’atto sessuale impone delle regole al sottomesso;
  • S di Sadismo: dove il gioco tra partner è caratterizzato dalla sperimentazione di una fisicità in cui il piacere è dettato dall’imposizione di sensazioni ed emozioni estreme, nel pieno rispetto dell’altro. La lettera S comprende anche Sottomissione e Schiavitù: nella prima, un partner lascia che ogni azione e ogni sensazione siano guidate dall’altro; nella seconda si sperimenta ciò che si può considerare come un “regalo”: donare sé stessi al partner;
  • M di Masochismo: si riferisce alle persone che hanno imparato a sperimentare attraverso la propria sensorialità, e all’interno di una situazione erotica, quegli intensi stimoli provocati da una sensazione di dolore, apprezzandoli positivamente (Quattrini, 2015).

Va precisato che il BDSM è un gioco, una sfumatura dell’esperienza erotico-sessuale. I comportamenti sessuali sono perlopiù simulazioni, giochi appunto, con ruoli e regole molto precisi.

Tra Dominanti, Sottomessi e Switch

Nelle pratiche BDSM i ruoli vengono assegnati prima che la pratica sessuale abbia inizio, attraverso un “contratto” tra le due parti. I ruoli complementari sono quelli del Dominante (Dom) e sottomesso (sub). Nel BDSM non è detto che una persona si identifichi unicamente nel ruolo di Dom piuttosto che nel ruolo di sub, qualcuno è versatile e interessato a giocare nelle vesti di entrambi i ruoli, in alternanza (Mollaioli & Martini, 2017).

Il Dominante rappresenta la parte attiva del rapporto, da cui deriva ogni azione e situazione creata volta al soddisfacimento sessuale proprio. Questo ruolo permette alla persona che lo ricopre di impartire ordini, decidere meccanismi e cerimoniali, condannare il sottomesso a punizioni e umiliazioni, e scegliere accessori e vestiti per i cerimoniali, simbolo dell’elemento fetish strettamente correlato alla tematica BDSM. Esistono inoltre diverse definizioni del Dominante, come Top, Mistress/Mister, Padrona/Padrone, rigorosamente scritti con la prima lettera maiuscola (nel caso di incontri online) per distinguersi dai sottomessi.

Il sottomesso ha un ruolo passivo, in quanto obbedisce a ordini e direttive del Dominante, senza mai improntare azioni di sua iniziativa. La parte sottomessa ha l’obiettivo di obbedire e provocare il maggior piacere possibile al partner. In questo caso, le definizioni del sottomesso sono slave, schiav* o bottom, scritti in minuscolo, o addirittura tra parentesi, al fine di indicare il proprio ruolo passivo nelle pratiche BDSM.

Un aspetto da non minimizzare è quello della flessibilità delle parti, dove chiunque può scegliere il proprio ruolo, cambiando eventualmente tra sub e Dom nel corso del tempo, o a seconda del partner. All’interno della comunità BDSM, queste persone vengono definite switch.

SSC E RACK, le regole del gioco del sesso estremo: l’importanza del consenso

La pratica del BDSM è caratterizzata da un profondo rispetto tra i partner. Le regole definite all’interno delle pratiche del BDSM allontanano gli individui dai possibili pericoli, descrivendo alcuni fondamenti basati sul rispetto, sull’educazione, sull’equilibrio, sul piacere e sul divertimento (Pitagora, 2013).

Il rispetto e la consensualità sono quindi aspetti fondamentali nelle pratiche BDSM, e a conferma di questo illustreremo i due principi base di tali pratiche: SSC e RACK.

L’acronimo SSC rappresenta i concetti di Sano, Sicuro e Consensuale.

Per Sano si intende evitare ogni tipo di danno fisico o psicologico al partner. A tal proposito è di particolare importanza avere una conoscenza della fisiologia di base, ma soprattutto un approccio al gioco erotico estremo e sicuro. Per questo motivo colui che si approccia al mondo BDSM dovrebbe avere l’accortezza di farsi “iniziare” da chi già conosce e pratica BDSM in quanto un’improvvisazione potrebbe risultare altamente rischioso per il partner sottomesso.

Evitare e prevenire ogni fattore di rischio tramite la conoscenza di sé e del partner, ed avere chiari l’ambiente e il contesto di gioco, gli strumenti e le tecniche del gioco stesso stanno alla base del concetto di Sicuro. Termine che viene associato anche alla capacità di affrontare le emergenze e soprattutto alla capacità di esercitare un autocontrollo.

L’ultimo concetto, Consensuale, ha a che fare con la conoscenza dei desideri, dei limiti personali e del partner.

Molto esemplificativa è la negoziazione dei limiti, cioè il dichiarare con massima sincerità e trasparenza ciò che è concesso o meno mettere in pratica. Come Ayzad (2014) fa notare, la negoziazione dei limiti non va a beneficiare solo il sub, il sottomesso, in quanto più esposti ad eventuali rischi psicofisici ma va a beneficiare anche il Dom, dominante, i quali hanno tutto il diritto di rifiutarsi di eseguire pratiche che in quel momento non desiderano attuare.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Un altro concetto molto importante è quello della safeword, la “parola di sicurezza”. È un segnale che viene deciso preliminarmente dai partner e rappresenta la possibilità di interrompere la pratica immediatamente. Solitamente viene scelta una parola semplice da ricordare e che non si può dire per sbaglio. Nel caso in cui qualche pratica BDSM includa l’impossibilità di parlare viene scelto, di comune accordo, un segnale, un gesto che faccia le veci delle parole.

Tra i partner vige la regola “hurt, not harm”: infliggi sofferenza, non danni. Ancora una volta possiamo ricordare come una sessualità estrema necessiti di regole, grande rispetto ed intelligenza.

Nella vita reale, però, i fatti non seguono sempre il principio SSC.

Ed ecco che entra in scena il secondo principio, RACK, acronimo di Risk-Aware Consensual Kink viene tradotto da Ayzard (2014) come “giochino erotico con rischi di cui si è informati”. Principio che va quasi in opposizione al SSC, in quanto le esperienze stesse del BDSM possono indurre dolore e reale sofferenza alle persone. La safeword, ad esempio, riveste minore importanza a favore del buonsenso e della complicità. Dom e sub sanno entrambi di volere esplorare una certa situazione in cui le sensazioni che ne deriveranno permetteranno loro di raggiungere il più alto livello di complicità, grazie ad una mutua collaborazione.

Rimane da sottolineare che SSC e RACK non sono tra loro scollegate o vicendevolmente escludenti, bensì sono entrambi pilastri fondanti una coscienza dell’erotismo estremo.

BDSM, Sadismo e Masochismo

Se il BDSM viene visto come sfumatura erotico-sessuale, non è lo stesso per il sadismo e il masochismo. Sono simili, e a volte si fa fatica a riconoscerne le differenze, dato che hanno la maggior parte delle pratiche in comune. Quello che più differenzia il BDSM dal sadismo e masochismo lo possiamo ritrovare nelle definizioni di parafilia e disturbo parafilico (Wright, 2010).

Come descrive il DSM 5 (APA, 2013) il termine parafilia denota qualsiasi intenso e persistente interesse diverso dall’interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti.

Nel momento in cui la parafilia viene vissuta con disagio, e capace di arrecare danni a se stesso e/o agli altri, siamo in presenza di un disturbo parafilico (Shindel & Moser, 2011).

Nei set dei criteri diagnostici per ciascuno dei disturbi parafilici, il Criterio A specifica la natura qualitativa della parafilia ed il Criterio B, invece, precisa le conseguenze negative della parafilia, cioè disagio, compromissione o danno ad altri (Lauro, 2018).

Al fine di comprendere a pieno ciò di cui stiamo parlando risulta utile illustra e brevemente il sadismo e il masochismo: nel sadismo, la persona prova piacere nell’infliggere dolore, umiliare, ferire a livello psicofisico. Nel masochismo, invece, la persona prova piacere nel subire tutto ciò.

Il BDSM è un gioco, una sfumatura dell’esperienza erotico-sessuale. I comportamenti sessuali sono perlopiù simulazioni, giochi appunto, con ruoli e regole molto precisi. Il sadismo e il masochismo sono invece orientati verso l’atto reale e non simulato. In modo particolare, nella “versione beta” dell’ICD-11 (2018) il disturbo da sadismo sessuale è caratterizzato da un’intensa eccitazione sessuale, manifestata con persistenti pensieri, fantasie, impulsi o comportamenti sessuali che prevedono l’infliggere sofferenza fisico-psicologica a un altro individuo, che non è disposto a impegnarsi, ossia che non può acconsentire a tale attività.

Nel sadismo, il divertimento lascia spazio ad un oggettivo e reale desiderio di fare del male, che in un secondo momento può esprimere un malessere generalizzato nello stesso individuo sadico (Quattrini, 2015).

Se torniamo ai principi del BDSM (lo SSC in particolare), il disturbo da sadismo e quello da masochismo sessuale trovano uno scavalcamento di tali principi togliendo la dimensione del consenso, del sano e del sicuro.

Perché il BDSM non è considerato una parafilia?

Ci si sta a poco a poco avvicinando a quella che può essere la risposta alla nostra domanda di partenza: perché il BDSM viene visto come sfumatura erotico-sessuale mentre il sadismo e masochismo, le cui pratiche sono le stesse, vengono visti come un qualcosa di patologico?

Le stesse azioni non si modificano, quello che cambia è lo stato emotivo (Quattrini, 2015).

Questa citazione risulta particolarmente utile per arrivare alle nostre conclusioni. Come abbiamo visto BDSM, sadismo e masochismo attuano pratiche molto simili, a volte difficilmente discriminabili.

Ciò che cambia tra queste parti è il vissuto della persona.

Il BDSM, ad esempio, rappresenta un insieme di comportamenti erotico-sessuali collocabili nell’area intermedia: quella dimensione trasgressivo-parafilica del continuum normativo-trasgressivo/parafilia/disturbo parafilico-sex offender. Più lo stato emotivo e caratteristiche della personalità si fanno devianti più ci avviciniamo sempre di più al polo del sex offender.

Il continuum normativo-trasgressivo/ parafilia/ disturbo parafilico – sex offender

Questo continuum, come descrive Fabrizio Quattrini in “ parafilie e devianza” (2015), serve per meglio definire la parola devianza

che non viene intesa necessariamente come espressione sociologica di uno scostamento dalla “normalità”, ma come “fissazione psichica e convinzione narcisistica di un pensiero che rigidamente propizia comportamenti violenti, discriminatori, spesso umiliatori come il bullismo e l’omo-transfobia (Quattrini, 2015).

Diamo quindi uno sguardo veloce al continuum normativo-sex offender:

  • il primo passaggio naturale è la trasgressione che rappresenta l’abbattimento del tabù della sessualità, e l’apertura erotica alla fantasia
  • il secondo passaggio è quello delle parafilie 
  • il terzo passaggio è rappresentato dal disturbo parafilico
  • il quarto passaggio è rappresentato dagli atti tipici dei sex offender, ovvero individui che, utilizzando alcuni comportamenti tipici di parafilie e disturbi parafilici, arrecano danno ad altri per via sessuale

In conclusione

Sperimentare è un ottimo modo di conoscere il mondo, poterlo tollerare e creare una società informata. Concludiamo così questo viaggio informativo INTO BDSM con una citazione di Quattrini, l’autore che ha guidato il nostro excursus:

Una cultura fatta di rispetto e attenzioni per l’altro diverso da sé. Una cultura dove ogni individuo possa permettersi di sperimentare le proprie emozioni svincolandosi dal pregiudizio e dal rischio di rimanere incischiato nello stereotipo della normalità.


 

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Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). American Psychiatric Association. DSM-5. APA DSM, 5.
  • Ayzad (2014). BDSM. Guida per esploratori dell’erotismo estremo. Roma: Alberto Castelvecchi Editore.
  • Glass, D., Singer, J.E., Friedman, L.N. (1969). Psychic cost of adaptation to an enviromental spessor. Journal of Personality and Social Psychology, 200-210.
  • Mollaioli, D., Martini, A. (2017). BDSM. In E. Jannini, A. Lenzi, & M. Maggi, Sessuologia Medica. Trattato di psicosessuologia, medicina della sessualità e salute della coppia. (p. 499-502). Milano: Edra.
  • Organization, W. H. (2018). ICD-11, International Classification of Deseases 11.
  • Pitagora, D. (2013). Consent vs. coercion: BDSM interactions highlight a fine but immutable line. The New School Psychology Bulletin, 10(1), 27-36.
  • Quattrini, F. (2015). PARAFILIE E DEVIANZA. Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Milano: Giunti.
  • Shindel, A.W., Moser, C.A. (2011). Why are the paraphilias mental disorders?. The journal of sexual medicine, 8(3), 927-929.
  • Wright, S. (2010). Depathologizing consensual sexual sadism, sexual masochism, transvestic fetishism, and fetishism. Archives of sexual behavior, 39(6), 1229-1230.
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