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Il gioco aguzza l’ingegno! L’importanza del gioco nello sviluppo del bambino

Il gioco dei bambini è sperimentazione, esso parte da una visione interiorizzata dei comportamenti che i propri genitori indirettamente trasmettono

ID Articolo: 151625 - Pubblicato il: 02 febbraio 2018
Il gioco aguzza l’ingegno! L’importanza del gioco nello sviluppo del bambino
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Se per i genitori il gioco dei bambini è un’attività semplicemente divertente che può completare o riempire le giornate del piccolo, tenendolo impegnato ad imparare o a sperimentare, per il bambino è un compito arduo che richiede un impegno cognitivo ed esperienziale importante.

Raffaele Falcone

I giochi dei bambini non sono giochi e bisogna considerarli come le loro azioni più serie.
(Michel De Montaigne)

 

Messaggio pubblicitario L’obiettivo di questo articolo è di rendere comprensibili le metodologie, le dinamiche e le motivazioni che possono celarsi dietro un dato comportamento di gioco dei bambini. Per affrontare la crescita del gioco e dell’interazione con il bambino c’è bisogno di soffermarsi su di un aspetto che permea l’interazione stessa e che a sua volta modifica e struttura la risposta verbale o comportamentale del bambino. Ogni bambino gioca e si relaziona in base a quelle che sono le sue peculiari modalità: il gioco dei bambini per quanto è sperimentazione, parte da una visione che il bambino interiorizza di quelle che sono le indicazioni e i comportamenti che indirettamente, con il proprio fare, i genitori gli prospettano.

Un bambino è come un piccolo marinaio; che vuole imparare ed apprendere, guardando e vivendo il quotidiano. Un marinaio che ha bisogno di qualcuno che gli indichi l’orizzonte.

Il suo piccolo porto sicuro è costituito dalla famiglia, che non solo deve nutrirlo e difenderlo, ma deve cercare di ricreare intorno a lui l’ambiente più adeguato a fargli vivere a piccoli passi, quello che sarà il suo futuro.

Il gioco dei bambini: la condivisione con l’adulto

Il gioco dei bambini viene visto come un esercizio ludico che bisogna sperimentare e conoscere per sviluppare ed incrementare le proprie competenze ed il proprio sviluppo psicologico. Non da meno risulta importante il supporto che proprio i genitori possono mettere in atto tramite la supervisione condivisa e la partecipazione attiva al gioco, al fine di diventare non un semplice compagno della attività ludica, ma parte stessa di quel momento.

Questo passaggio risulta molto importante e stimolante sia per i bambini che per gli adulti perché dà modo di vivere insieme un’esperienza: per i bambini è un apprendimento della modalità di gioco, un contenimento che lo stimola a entrare nel meccanismo della condivisione; per i genitori è un momento piacevole in cui scaricarsi della vita faticosa di adulto e tornare bambino per qualche attimo.

Il gioco all’interno dell’ambiente familiare può poi essere esportato e proposto nell’attività con i pari.

Messaggio pubblicitario Questa modalità di condivisione aiuta il bambino a sentirsi più contenuto emotivamente avendo il genitore accanto a sé, con cui può relazionarsi e con il quale può confrontarsi senza preoccuparsi dell’accettazione.

Ogni età ha i suoi giochi e ad ogni età il genitore dovrebbe adattare la propria partecipazione in funzione del livello di abilità motorie e cognitive che il bambino ha raggiunto. Per il genitore la crescita degli interessi del bambino e la relativa scoperta di giochi nuovi e “diversi” è un momento delicato: perché non si trova più nella condizione di organizzare o preparare un gioco per il suo bambino ma si ritrova a giocare con il suo bambino. Oltre che unicamente e semplicisticamente formale, questa differenza porta con sé altre caratteristiche che spaziano dal coinvolgimento educativo alla responsabilizzazione del comportamento che il proprio figlio si ritrova ad avere in attività relazionali.

La partecipazione al gioco dei bambini, se da un lato può essere vista dall’adulto come un’attività in cui prevale come obiettivo la felicità del bambino (perciò il gioco di per sé diventa simpatico o un buon gioco, se il bambino risponde sorridendo, con gioia o con coinvolgimento) racchiude in sé una strategia che lo stesso bambino farà sua generalizzandola come modalità relazionale positiva. Diventa un momento, uno spazio, in cui il bambino ha modo di rapportarsi serenamente al genitore che non deve, come durante la giornata, contestualizzare e/o porre rimedio a qualche pianto o qualche attività, ma è uno spazio in cui il bambino si ritrova vicino un genitore che da lui non vuole altro che condivisione. Questa parola tanto usata, va presa nel suo significato più ampio possibile.

Il bambino impara che un genitore che sa giocare con lui non lo fa per fargli raggiungere una prestazione di cui essere fiero, ma lo fa per il semplice fatto di poter godersi quel momento che forse aspettava da tutta la giornata.

I bambini non sono semplicemente piccoli uomini che devono raggiungere obiettivi di sviluppo nei tempi statistici, sono prima di tutto esseri umani che hanno bisogno di vicinanza affettiva e di supervisione attiva e partecipe al loro sviluppo.

La serenità e la felicità non deve essere sin da subito un obiettivo da raggiungere; inizialmente, forse, è il prerequisito per potersi sentire in grado di poter affrontare le sfide cognitive che lo sviluppo ci pone davanti, ma poi bisogna vivere proprio con gli occhi di quel bambino le sorprese e le sfide che lo sviluppo riserva.

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Bibliografia

  • Patruno P. (2014). Il gioco nello sviluppo infantile. Index Ed. Modena
  • Romano R.G. (2000). L’ arte di giocare. Storia, epistemologia e pedagogia del gioco. Agorà Ed.
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