L’ asfissia autoerotica: quando il piacere sessuale si fa pericoloso

L’ asfissia autoerotica è un pericoloso comportamento sessuale atipico: con la deprivazione di ossigeno al cervello, si cerca più piacere durante l' orgasmo

ID Articolo: 148622 - Pubblicato il: 02 ottobre 2017
L’ asfissia autoerotica: quando il piacere sessuale si fa pericoloso
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Tra i vari tipi di comportamento sessuale atipici, probabilmente l’ asfissia autoerotica è tra le più pericolose. L’ asfissia erotica è una pratica sessuale che attraverso la deprivazione di ossigeno al cervello, aumenta la sensibilità durante la masturbazione e l’orgasmo.

Serena Pattara – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi San Benedetto del Tronto

 

Asfissia autoerotica: cos’è e perché rientra tra le pratiche sessuali più pericolose

Messaggio pubblicitario Esistono varie modalità per incrementare il piacere sessuale, più o meno accettate socialmente, più o meno pericolose. L’ asfissia autoerotica (altrimenti detta Asfissiofilia) è un Disturbo Parafilico non Altrimenti Specificato associata al Disturbo da Masochismo Sessuale (DSM V, 2013).

Tra i vari tipi di comportamento sessuale atipici, probabilmente l’ asfissia autoerotica (un tempo chiamata anche ipossifilia) è tra le più pericolose (Prati, 2006).

L’ asfissiofilia erotica (o autoerotica) è una pratica sessuale che attraverso la deprivazione di ossigeno al cervello, aumenta la sensibilità durante la masturbazione e l’orgasmo.

La deprivazione di ossigeno può essere attuata in vari modi: attraverso l’utilizzo di lacci, sacchetti di plastica, compressione del torace, strumenti da soffocamento, immersione della testa in liquidi, stordimento da inalazioni di sostanze chimiche, impiego di maschere particolari (Myers et al., 2008).

Soffermandoci sulla pericolosità di questa pratica, il rischio di decessi improvvisi è elevato, soprattutto se attuata in solitudine. Durante la deprivazione di ossigeno, da un lato si ha un aumento delle sensazioni di piacere, dall’altro diminuiscono i tempi di reazione. Capita spesso, infatti, che la persona non sia capace di liberarsi dalla morsa che si era creata e che muoia per soffocamento.

È molto difficile stabilire l’epidemiologia del fenomeno, sia perché l’ asfissia autoerotica è una pratica molto privata e socialmente poco accettata, sia perché spesso vengono scambiate per casi di suicidio.

Uno studio pioneristico rileva che dei 97 suicidi di giovani compiuti in Massachussetts dal 1941 al 1950, ben 25 non hanno una chiara spiegazione. La più plausibile è la morte accidentale o asfissia autoerotica (Stearns, 1953).

Da questa ricerca pioneristica è intuibile come la pratica dell’ asfissia autoerotica sia non del tutto nuova. Secondo alcuni autori, già prima del 600’ si era a conoscenza del fatto che la deprivazione di ossigeno poteva causare erezione e eiaculazione negli uomini (Prati, 2006).

Nel 1988 uno studio più recente dimostrò che il 6,5% dei suicidi tra gli adolescenti e il 30% dei suicidi in generale, avevano a che fare con l’ asfissia autoerotica (Sheehan, Garfinkel, 1988).

Negli stati Uniti ogni anno muoiono più di 1000 uomini e meno di 20 donne a causa di questa pratica (Byard, Hucker, Hazelwood 1990). Il numero minore di donne coinvolte non è chiaro se dovuto ad un atteggiamento più prudente o dall’ erronea interpretazione della scena della morte (Beherendt, Buhl, Seidl 2002).

Hucker (2008) dall’analisi di un campione studiato su internet , descrive che il 40% delle persone che dichiara di praticare la tecnica, sia accompagnato da un partner durante l’attività, proprio per evitare tragedie. Lo stesso autore evidenzia un’elevata percentuale di decessi per pratiche di asfissia autoerotica, con circa 100 casi l’anno.

In questa pratica, morte e piacere sono tragicamente uniti e la fatalità si cela dietro l’angolo. In uno studio effettuato su 117 morti a causa dell’ asfissia erotica ha dimostrato che la pratica di soffocamento più utilizzata è l’impiccagione (93 casi su 117) (Blanchard, Hucker, 1991).

Le modalità e i tempi di soffocamento possono variare: alcuni praticanti utilizzano l’ asfissia solo durante le prime fasi dell’eccitamento, altri durante tutto l’arco di tempo. L’ asfissia autoerotica si accompagna spesso all’uso di materiale pornografico, al travestitismo, al feticismo, al masochismo e ad altre forme di parafilia. Quando è associato al sadismo il rischio di una nefasta conclusione è molto elevato (Prati, 2006).

La legatura può avere un significato funzionale e\o simbolico (Hazelwood, Dietz, Burgess 1983). Da una parte il mancato apporto di ossigeno crea euforia, leggerezza, diminuzione delle inibizioni, stordimento ed incremento delle reazioni fisiologiche alla stimolazione genitale (Resnik, 1972). Dall’altra il significato simbolico riguarda più aspetti: desiderio di emozioni forti legati al rischio e alla sperimentazione sessuale; fantasia masochistica di dolore e bondage; bisogno di espiazione per gli impulsi sessuali.

Lo stato mentale innescato da questa pratica (eccitamento, perdita del giudizio, delle inibizione e della coscienza) può portare alla morte a causa dell’incapacità, da parte della vittima, di utilizzare i sistemi di protezione che si era creato. Oppure la morte può essere causata dalla cattiva disposizione della legatura o del cappio, dal mancato funzionamento dei sistemi di protezione o dell’attrezzatura in generale. Oltre alla morte per soffocamento, vi sono altre conseguenze pericolose tra cui danni cerebrali, rottura della trachea, frattura laringe, ictus cerebrale.

La protratta ripetizione di questa pratica assieme ad un desiderio di un maggiore piacere sessuale costituiscono ulteriori fattori di rischio non trascurabili. Per questo motivo venne definita da Resnik (1972) “impiccagione eroticizzata e ripetitiva”, poiché si è portati alla ripetizione ossessiva della pratica che oltre ad aumentare le probabilità di un esito tragico, comporta l’assuefazione alle sensazioni piacevoli cosicché è necessario aumentarne la pericolosità per provare ancora piacere.

Un altro fattore di rischio aggiuntivo è l’uso concomitante di stupefacenti come il Popper o altri inalanti, alcol e altre droghe (Uva, 1995).

Asfissia autoerotica: gli interventi terapeutici

Messaggio pubblicitario L’ asfissia autoerotica può avere conseguenze letali, è più diffusa di quello che si può pensare e coinvolge sia uomini che donne di tutte le età. Alla stato attuale non si dispongono di dati sufficienti per affrontare e monitorare il fenomeno in modo adeguato.

Nel DSM V, l’ asfissia erotica è definitivamente associata al Disturbo da Masochismo Sessuale (DSM, 2013), dapprima era considerata un Disturbo Paraflico non Altrimenti Specificato.

Per quanto riguarda gli interventi terapeutici, essi si ritengono utili e validi solo in quelle situazioni nelle quale il disagio sperimentato dal soggetto è rilevante e come tale il soggetto ne fa richiesta.

Gli approcci terapeutici in genere supportano assumono un atteggiamento non giudicante e promuovono l’accoglienza e l’ empatia cercando di spostare il concetto di “patologico” su quello di “atipico”. Accoglie le sue emozioni e i suoi vissuti (Kleinplatz, 2006).

Offrire accettazione e atteggiamenti positivi di modellazione di questi pazienti è di fondamentale importanza (Nichols, 2006), la stessa autrice invita i colleghi, specialmente i giovani terapeuti, a conoscere i temi della sessualità, soprattutto di quella definita “atipica”.

In campo Cognitivo Comportamentale, Wincze (2000) propone una sequenza clinica che comprende fattori di apprendimento nel rispetto della predisposizione biologica, dove il rinforzo e la ripetizione, sia in fase masturbatoria che nelle sole fantasie erotico-sessuali, giocano un ruolo fondamentale nel consolidamento delle associazioni rilevanti (Quattrini, 2000).

Nella prima fase viene consigliato ai pazienti di liberarsi da tutto il materiale pornografico sulle pratiche parafiliche. Dopo aver valutato la motivazione del paziente, Wincze propone 5 step:

  1. Aumento della motivazione;
  2. Valutazione e cura della pericolosità nei confronti di se stessi e degli altri;
  3. Soppressione del comportamento sessuale atipico. In questa fase è possibili l’integrazione con farmaci (antiandrogeni, SSRI);
  4. Prevenzione delle ricadute, promozione sviluppo di nuove attività non sessuali per occupare il tempo libero;
  5. Eventuale trattamento di possibili comorbilità.

È importante educare ed informare, soprattutto i giovani che si affacciano al mondo della sessualità e dell’erotismo, a pratiche consapevoli e sicure, attraverso interventi che mirino ad una conoscenza reale della sessualità, la quale potrà promuovere comportamenti consapevoli.

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Bibliografia

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