La prima impressione è quella che conta davvero!

E' stato dimostrato come la prima impressione tenda ad influenzare il modo in cui si valuta l'altro anche successivamente.

ID Articolo: 142083 - Pubblicato il: 19 dicembre 2016
La prima impressione è quella che conta davvero!
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La prima impressione che si ha di uno sconosciuto influenza i giudizi successivi con un margine di cambiamento quasi nullo.

 

La prima impressione può influenzare il modo in cui giudica l’altro?

Un famoso modo di dire sostiene che non si debba “giudicare un libro dalla copertina”, ma, al contrario, sembra proprio che le persone abbiano la tendenza a far ciò anche dopo averne letto un capitolo o due.

Secondo un recente studio di Gunaydin, professore presso la Bilkent University ad Ankara, in collaborazione con la Cornell University di New York, le persone continuerebbero ad essere influenzate dall’aspetto altrui, anche dopo averne personalmente approfondito la conoscenza. Sembra infatti che la prima impressione, costruita attraverso l’osservazione di una fotografia, possa predire come una persona giudicherà un’altra, anche dopo avervi interagito faccia a faccia, fino a sei mesi dopo.

L’aspetto di una persona influenzerebbe quindi, anche in modo persistente nel tempo, ciò che gli altri pensano della stessa a proposito di chi siano, cosa facciano, quanto possano essere affidabili o simpatici. Anche una semplice fotografia diviene un indizio molto potente in grado di condizionare le future interazioni, nonostante in seguito possano sopraggiungere nuove informazioni, anche in contrasto con il giudizio stesso, circa la persona rappresentata nella fotografia.

 

Lo studio

Per dimostrare ciò, Gunaydin e collaboratori hanno coinvolto un campione di 55 persone, alle quali hanno mostrato 8 fotografie rappresentanti quattro donne, sorridenti o con un’espressione neutra. Per ogni foto ai partecipanti veniva chiesto di valutare il grado di apprezzamento della donna raffigurata, indicando quanto avrebbero voluto conoscerla e quanto avrebbero potuto divenire amici, oltre ad esprimere un giudizio circa la personalità della stessa, indicando quanto secondo loro potesse essere estroversa, amichevole, emotivamente stabile, coscienziosa ed aperta a nuove esperienze.

Messaggio pubblicitario In seguito, in un lasso di tempo variabile tra i 30 giorni e i 6 mesi dopo la prima fase dell’esperimento, i partecipanti allo studio incontravano di persona una delle donne rappresentate in foto, senza però che venisse detto loro di averle precedentemente già viste e giudicate. Ai partecipanti veniva infatti detto che avrebbero partecipato ad uno studio sulle interazioni sociali, all’interno del quale avrebbero semplicemente dovuto interagire con un altro partecipante allo stesso studio. L’interazione consisteva in 10 minuti di “trivia game”, gioco con domande di cultura generale di difficoltà variabile, a cui facevano seguito altri 10 minuti di conversazione libera con la consegna di conoscersi l’un l’altro il più possibile. In altri termini, questa seconda fase dello studio è stata costruita dagli autori in modo da simulare un’esperienza di interazione quotidiana con una nuova persona, che solitamente procede da argomenti più superficiali, come quelli del trivia game, ad argomenti più intimi e personali. Alla fine dell’interazione, inoltre, la donna lasciava la stanza e al partecipante veniva chiesto di valutarne il grado di apprezzamento e di giudicarne i tratti di personalità, in modo analogo a quanto fatto nella prima fase dello studio dopo la presentazione delle fotografie.

 

I risultati dello studio: la prima valutazione dell’altro influenza i giudizi successivi

Dalle analisi dei dati, Gunaydin et al. (2016) hanno messo in luce l’esistenza di una forte associazione tra la valutazione dei soggetti basata sulla fotografia, e quindi sul mero aspetto fisico, e quella fatta in seguito all’interazione dal vivo, dopo aver conosciuto in modo più approfondito la persona.

Più nello specifico, i partecipanti che ritenevano che la persona rappresentata in foto fosse piacevole e possedesse una personalità amichevole, coscienziosa, emotivamente stabile e di mentalità aperta, mostravano la tendenza a riportare impressioni analoghe anche dopo l’interazione faccia a faccia con la medesima persona. Similmente, anche coloro i quali riportavano giudizi negativi nei confronti della persona rappresentata in foto, mostravano la tendenza a valutarla in modo analogo anche dopo averla conosciuta di persona.

Quanto ottenuto, nel complesso, risulta essere estremamente degno di nota, considerando anche il fatto che i partecipanti alla seconda fase, pur giungendo a giudizi diametralmente opposti, interagivano in realtà tutti con la stessa persona.

Per poter spiegare quanto emerso a livello del giudizio di piacevolezza, che rimane inalterato anche dopo l’interazione faccia a faccia, gli autori chiamano in causa il cosiddetto bias di conferma del comportamento (behavioral confirmation bias), un tipo di profezia che si auto-avvera che porta i soggetti a comportarsi in modo conforme al primo giudizio espresso. Ad esempio, coloro i quali ritenevano che la donna nella fotografia fosse piacevole e simpatica, mostravano a loro volta la tendenza ad interagire in modo più amichevole e coinvolto. Più nello specifico, questi soggetti sorridevano di più e si avvicinavano maggiormente all’interlocutore, inviando messaggi non verbali più cordiali ed espansivi. Inoltre, quando qualcuno è ben disposto verso qualcun altro, tendenzialmente quest’ultimo se ne accorge e risponde in modo analogo, andando a rinforzare l’iniziale impressione di piacevolezza.

Messaggio pubblicitario Per quanto riguarda la coerenza nei giudizi circa le caratteristiche di personalità, invece, gli autori ipotizzano la possibile influenza del cosiddetto effetto alone (halo effect). In questo senso, coloro i quali hanno giudicato in modo positivo la persona raffigurata nella fotografia potrebbero aver attribuito alla stessa ulteriori caratteristiche positive; infatti, generalmente si ha la tendenza a ritenere che una persona attraente sia ad esempio socialmente competente, con un matrimonio stabile e figli perfetti. Riassumendo, l’effetto alone mette in luce come generalmente le persone abbiano la tendenza ad andare oltre il semplice giudizio iniziale, superficiale e basato meramente sull’aspetto, attribuendo una serie di ulteriori caratteristiche positive e desiderabili. Proprio questo effetto, secondo gli autori, spiegherebbe come mai i partecipanti allo studio attribuissero caratteristiche di personalità considerate desiderabili a persone ritenute piacevoli e di bell’aspetto.

In conclusione, nonostante in studi precedenti Gunaydin et al. (2012) avessero messo in luce la convinzione dei partecipanti circa un’eventuale revisione dei giudizi dati ai soggetti rappresentati in fotografia se avessero avuto la possibilità di conoscerli personalmente, sembra che le persone abbiano la tendenza ad essere conservative, cioè a giudicare le persone in modo estremamente coerente con la loro prima impressione basata sul solo aspetto fisico. I risultati vanno quindi in parte a confermare l’idea secondo cui anche dopo aver letto un libro, le persone continuino almeno in parte a giudicarlo dalla sua copertina.

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