L’illusione del narcisista: tra Trump e il narcisismo

Donald Trump e altri esempi contemporanei di narcisismo, raccontati nel libro di Giancarlo Dimaggio

ID Articolo: 140593 - Pubblicato il: 18 ottobre 2016
L’illusione del narcisista: tra Trump e il narcisismo
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Il narcisista può migliorare, ma difficilmente “guarisce” del tutto. Può smettere di monitorare ossessivamente ogni evento stilando la classifica del vincitore e può imparare a godersi le gioie più semplici, una passeggiata, un gelato, una chiacchierata rilassata in cui non vi è un dominatore ma uno scambio. Però è più raro che faccia il passo successivo, che sviluppi una vera capacità di relazione con l’altro.

 

Un’affermazione ricorrente è che viviamo un’età narcisistica. La pronunciamo parlando di Trump ma anche della Clinton, di Renzi ma anche di Salvini. È una definizione che ci aiuta a orientarci nel caos dei problemi. Suona plausibile quando la usiamo; eppure lascia un sospetto di vaghezza e di moralismo psicologico.

Narcisismo: che vuol dire? I narcisismi sono tanti. Ci vuole qualcosa che ci aiuti a chiarirci le idee in maniera semplice e vivida, e questo qualcosa potrebbe arrivare leggendo “L’illusione del narcisista”, libro di Giancarlo Dimaggio e appena pubblicato. Dimaggio si occupa da anni dell’argomento con successo non solo come teorico ma anche in maniera molto pratica: è uno psicoterapista specializzato sui problemi della personalità narcisistica.
Il suo saggio, molto leggibile, ci rivela alcune verità nascoste del narcisismo. Al centro non c’è la grandiosità e nemmeno l’egocentrismo, ma un senso di vuoto e di mancanza di vita che lascia senza fiato. Che vuol dire mancanza di vita? Che il narcisista non sa godersi la semplicità di una chiacchierata tra amici, schiavo dell’ansia di dimostrare che è il più intelligente nella stanza. Monitora attentamente ogni frase, sua e degli altri, aggiorna continuamente la classifica delle frasi più efficaci pronunciate fino a quel momento e nervosamente cerca la dichiarazione a effetto che stabilisca una volta per tutte che è lui –o lei- quello che ne sa di più, il più spiritoso e il più brillante della giornata. Il piacere della compagnia non lo prova.

 

Il narcisismo di Trump

Messaggio pubblicitario Può venirci in mente il Trump di questi giorni, con la sua dichiarazione sessista che sta girando sui media. Forse è una semplificazione, forse Trump stava condividendo solo un momento –volgare- di cameratismo. In questo caso, ci insegna Dimaggio, non sarebbe narcisismo, ma solo un momento inappropriato da osteria che non depone a favore del candidato ma nemmeno è un segnale di narcisismo. Se invece Trump ha parlato per marcare una differenza tra lui e i suoi compagni di male chiacchiere, allora ci siamo. L’incapacità di stare nella relazione con gli altri e la volontà di mostrare la propria superiorità e soprattutto l’inferiorità altrui vanno a comporre il quadro del narcisista.

Il caso Trump ci dice anche che il narcisismo può rivelarsi sia nel campo intellettuale che in quello del machismo più anti-intellettualistico. Di Trump sappiamo anche il bisogno di mostrare al suo fianco donne sempre di indiscutibile bellezza. Sarebbe capace di andare in giro con donne meno appariscenti? L’impressione è che dipenda dal giudizio altrui. Anche il vezzo di essere un intenditore sopraffino colpisce. La frase che riserva ad Angelina Jolie, che non sarebbe una vera bellezza superiore, la garantisce auto-attribuendosi una competenza specifica, vaga quanto indiscutibile:

I do understand beauty, and she’s not.
In quel “do” intraducibile in italiano -se non aggiungendo un “davvero” che accentui il “io me ne intendo di bellezza”- c’è il narcisista che si pone in una cerchia di eletti indefinibile quanto superiore: gli intenditori di bellezza femminile.

 

L’illusione del narcisista

Illusione del Narcisista - Giancarlo DimaggioNel libro di Dimaggio abbondano gli esempi, sia di vita vissuta che letterari. Accanto a pazienti (rigorosamente camuffati per proteggere la privacy) non ci sono le solite analisi di personaggi di romanzi classici un po’ bolsi. Dimaggio pesca dal mondo di oggi del fumetto, delle serie TV e del cinema più recente. Tony Stark ovvero Iron Man, Tywin Lannister del Trono di Spade, Frank Underwood di House of Cards e Miranda Priestly del Diavolo veste Prada. Scelta interessante e opportuna, non solo perché ormai l’ottocento dei romanzi risale a due secoli fa. Anche perché, a pensarci bene, narcisisti tormentati dall’ansia di riconoscimento sociale come soprattutto Miranda Priestley e Tony Stark –un po’ meno Frank Underwood- non sono frequentissimi in quei romanzi. Ci vuole l’età mediatica per creare il narcisista moderno? Il Trump che -pare- chieda a più non posso pareri lusinghieri sulle sue donne a perfetti sconosciuti lo troviamo nel mondo che precedeva i media di massa? Appena va indietro all’età recente troviamo veri narcisisti? Difficile a dirsi.

La contemporaneità moltiplica quelli che Dimaggio chiama i narcisisti ipersensibili, quelli che tradiscono in maniera perfino patetica la dipendenza del giudizio altrui, mentre diminuiscono i narcisisti machiavellici a pelle spessa, i freddi Tywin Lannister che –non a caso- vivono in un medioevo fantastico. Fosse un tycoon dell’oggi sarebbe già più vulnerabile. Non vi è nulla di freddo nel bullismo di Trump.

Da terapista, Dimaggio da anche la soluzione, sia pure tra mille cautele. Il narcisista può migliorare, ma difficilmente “guarisce” del tutto. Può smettere di monitorare ossessivamente ogni evento stilando la classifica del vincitore e può imparare a godersi le gioie più semplici, una passeggiata, un gelato, una chiacchierata rilassata in cui non vi è un dominatore ma uno scambio. Però è più raro che faccia il passo successivo, che sviluppi una vera capacità di relazione con l’altro.

Per imparare le piccole gioie Dimaggio raccomanda una realizzazione di sé fatta di piccole cose che sfuggano alle valutazioni di rango della vita sociale. Sembra che per il narcisista sia fondamentale imparare a coltivare degli hobby con cui si diverta e impari quello che Dimaggio chiama un industrioso operare senza competere. Un’evasione dalla lotta quotidiana che, a quanto pare, il narcisista prende troppo sul serio.

Messaggio pubblicitario Questo suggerimento finale dell’autore ci dice qualcosa sul narcisismo nelle età passate e non mediatiche. Questa fuga nel tempo libero, bisogno di tutti noi e necessità per il narcisista che non sa ricavarsela, ci dice anche che nelle società di una volta -senza tempo libero- il narcisista di una volta finiva per essere meno distinguibile dagli altri. In un mondo come quello antico in cui non vi era uno spazio privato e la vita umana si risolveva completamente nell’attività pubblica della politica e della guerra, il narcisismo, la dipendenza totale dalla reputazione e dal giudizio sociale, finivano per essere una condizione in un certo senso comune.

Si pensi al ruolo che ancora oggi ha il rispetto nelle società fondate sull’onore, o all’Iliade in cui le relazioni si guastano continuamente per mancanze di rispetto che vanno lavate nel sangue, come quella che origina l’ira di Achille. Non è un caso come ancora oggi la politica –ultimo luogo in cui non si lavora ma si gioca al gioco della reputazione e dell’onore- attiri soprattutto narcisisti. Il che suggerisce che il narcisista, questa figura così attuale, forse è anche un residuo arcaico di antiche società guerriere fondate sull’onore e sul rispetto e nelle quali non vi era né il lavoro –ovvero il realizzarsi nell’industrioso operare- e nemmeno il tempo libero. Forse il narcisismo inizia a morire con Gesù e Paolo, prime figure della storia non aristocratiche in quanto detentori di un mestiere: il primo falegname, il secondo tessitore di tende. E le piccole emozioni che il narcisista deve imparare iniziano con Odisseo che fa in tempo a vedere il suo cane Argo al ritorno da Troia. Piccola commovente gioia in un mondo troppo eroico.

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