Il profumo dell’ovulazione: come l’odore influenza la scelta del partner

Dopo anni di controversie e ricerche sembra ormai chiaro come anche nella specie umana la comunicazione olfattiva sia di grande rilevanza..

ID Articolo: 140533 - Pubblicato il: 14 ottobre 2016
Il profumo dell’ovulazione: come l’odore influenza la scelta del partner
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Tra ricerca psicologica e riflessione sociale: come la dimostrazione che i feromoni innescano un’attivazione centrale ed autonomica nei soggetti che li percepiscono, indipendentemente dal genere, spinga ad andare oltre alla biologia e verso la costruzione di un sistema sociale di secondo ordine grazie al quale ogni individuo effettua liberamente la scelta del genere del proprio partner.

Feromoni e comunicazione olfattiva nella specie umana

Il sistema olfattivo è di grande importanza in quanto permette di catalizzare l’attenzione su eventi e cambiamenti ambientali significativi. Per questa ragione la percezione olfattiva è per tutti gli animali uno strumento indispensabile per la sopravvivenza in un mondo saturo di odori. Tale percezione può dare informazioni sulla disponibilità di risorse alimentari, guidare le interazioni sociali e mediare l’instaurarsi di relazioni parentali (Roberts, Havlicek, & al.,  2004).

Nell’uomo vengono solitamente prediletti altri sensi quali la vista e l’udito per esplorare l’ambiente circostante ma l’olfatto mantiene un ruolo primario nella sfera affettiva ed emotiva. Infatti gli odori hanno una capacità unica di influenzare le relazioni tra individui in quanto sono in grado di suscitare reazioni di repulsione o attrazione e poiché l’essere umano ha l’abilità di generare memorie di odori dalle quali di conseguenza si generano preferenze o avversioni verso di essi (Mostafa, El Khouly, & Hassan, 2011).

Messaggio pubblicitario L’introduzione del termine feromone nella comunità scientifica risale al 1959, anno in cui i biologi Karlson e Luscher, in seguito a studi su animali, lo definiscono come:

“sostanza attiva rilasciata all’esterno da un individuo e ricevuta da un secondo individuo della stessa specie, in cui essa innesca una reazione specifica, fisiologica o comportamentale, utile alla sopravvivenza della specie”.

Tali sostanze chimiche sono dunque importanti mezzi di comunicazione tra individui della stessa specie e ed essendo rilasciate al di fuori del corpo fanno sì che l’unico modo per avvertirle sia mediante la percezione olfattiva. Dopo anni di controversie e ricerche sembra ormai chiaro come anche nella specie umana la comunicazione olfattiva sia di grande rilevanza, l’uomo infatti utilizza quotidianamente questo tipo di comunicazione ed è oltretutto abile nel percepire e produrre alcune sostanze odorose specifiche chiamate appunto feromoni. Quest’ultimi, appare ormai evidente, anche se non vi è totale accordo tra i ricercatori, che possano giocare un ruolo biologico molto importante sia per quanto riguarda il comportamento che la riproduzione degli individui (Grammer, Fink, & Neave, 2004).

Pare ormai certo che tra gli eventi biologici che la comunicazione olfattiva mediante feromoni influenza c’è quello dell’ovulazione. Per molti anni si è pensato che a differenza di specie a noi filogeneticamente vicine, come gli scimpanzè, nelle donne mancassero segnali evidenti, fisici e comportamentali, dell’imminente ovulazione, la quale può potenzialmente segnalare il periodo di maggiore fertilità della donna e quindi il momento con maggiore probabilità di rimanere incinta. Studi recenti hanno però rivisto questa posizione, dimostrando come le donne, nel corso del loro ciclo ovulatorio, siano soggette a numerosi cambiamenti riguardanti il comportamento sociale, la preferenza per il compagno, l’odore del corpo, la voce e persino l’aspetto fisico e quindi l’attrattività, (Haselton, & Gildersleeve, 2011).

 

Un’innovativa ricerca per rispondere ad un quesito irrisolto: anche la specie umana è capace di riconoscere e rispondere al messaggio olfattivo feromonico?

La mia ricerca, svolta in collaborazione col prof. Gianni Brighetti all’interno del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna nel 2016, parte quindi dal presupposto teorico secondo cui l’ovulazione femminile nella specie umana sia manifesta e che tra i segnali di questa condizione quello rappresentato dai cambiamenti degli odori corporei delle donne sia di fondamentale importanza per il riconoscimento da parte di individui terzi del loro periodo di maggiore fertilità. In ricerche precedenti, è già stato dimostrato come l’odore abbia un ruolo importante anche per quel che riguarda la riproduzione della specie umana.

In particolare quelli che vengono definiti “t-shirts studies” (Singh, & Bronstad, 2001; Kuukasjarvi, Eriksson, Koskela, Nissinen, & Rantalad, 2004) dimostrano l’ipotesi secondo cui uomini e donne siano in grado di capire quando una donna si trova nel periodo più fertile sulla base della detenzione di quello che viene definito “profumo dell’ovulazione”. Infatti in entrambe le ricerche i giudici ritengono significativamente più piacevole ed attraente l’odore delle t-shirts raccolto nella fase ovulatoria (alta fertilità) del ciclo mestruale delle donne rispetto a quello degli odori delle t-shirts raccolti nella fase lutea (bassa fertilità).

fluIDsex - Sessualità fluida nuove prospettive di identità sessuale, tra ricerca e riflessione in psicologia - SFULa sostanziale novità della mia ricerca sta nella sua ipotesi principale e di conseguenza nella strumentazione utilizzata al fine di verificarla. Così, l’ipotesi chiave è che vi sia un’attivazione sia del Sistema Nervoso Centrale (SNC) che del Sistema Nervoso Periferico (SNP) più elevata quando i soggetti esperiscono un odore secreto da una donna in fase ovulatoria (alta fertilità) piuttosto che quello di una donna in fase mestruale (bassa fertilità). Tale idea di derivazione evoluzionistica, è basata sul modello della neurocezione (Porges, 2014) che suggerisce la capacità umana di percepire segnali olfattivi funzionali alla riproduzione. Inoltre, il lavoro sperimentale introduce anche le variabili sociali verificando l’indifferenza dell’appartenenza di genere in relazione all’attivazione. In sostanza quindi, l’obiettivo ultimo della ricerca è quello di validare l’ipotesi dell’esistenza di feromoni umani capaci di influenzare l’attività centrale ed autonomica nei soggetti che li percepiscono.

Così è stata data grande importanza alle variazioni psicofisiologiche dei giudici in risposta alla condizione di fertilità femminile. Per misurare queste variazioni sono stati utilizzati due strumenti specifici:

1)      Due elettrodi posizionati su indice e medio della mano non dominante, collegati al dispositivo Biopac System, rilevanti la SCR (Skin Conductance Response), la quale permettendo di valutare la resistenza elettrica cutanea fornisce un buon indice di variazione dei parametri fisiologici dei partecipanti durante il compito sperimentale.

2)      Un caschetto EEG Emotiv Epoc a 14 canali. Grazie al quale è stato possibile analizzare le variazioni dell’attivazione cerebrale dei soggetti sperimentali in risposta alla percezione di odori rappresentanti fasi diverse del ciclo mestruale femminile e quindi della condizione presente o meno di fertilità della donna.

Ho quindi chiesto ad 8 donne tra i 22 e i 25 anni (4 che non usano contraccettivi ormonali e 4 che li usano) di applicare una striscia di ovatta per un’ora di tempo durante una giornata della fase ovulatoria (tra il 14° e il 16° giorno considerando un ciclo regolare di 28 giorni) ed un’altra striscia per il medesimo lasso di tempo durante un giorno della fase mestruale (dal 1° al 5° giorno del ciclo mestruale considerando un ciclo regolare di 28 giorni). Nel corso della seduta sperimentale, ai 21 giudici, 11 maschi e 10 femmine, sono stati applicati i due strumenti sopra citati (Biopac System e EEG Emotiv Epoc) per misurarne le variazioni psicofisiologiche.

La prova per i soggetti sperimentali consiste nell’annusare, in singolo cieco, tre odori da tre diversi tamponi di ovatta. In particolare 10 soggetti (5 maschi e 5 femmine) partecipano alla condizione sperimentale “fase ovulatoria” annusando: 1) Odore di una donna in fase ovulatoria che usa contraccettivo ormonale; 2) Odore di una donna in fase ovulatoria che non usa contraccettivo ormonale; 3) Odore di ovatta neutro. Mentre i restanti 11 giudici (6maschi e 5 femmine) partecipano alla condizione sperimentale “fase mestruale” annusando: 1) Odore di una donna in fase mestruale che usa contraccettivo ormonale; 2) Odore di una donna in fase mestruale che non usa contraccettivo ormonale; 3) Odore di ovatta neutro. Essi inoltre devono esprimere un giudizio di piacevolezza ed intensità degli odori percepiti, mediante la compilazione di questionari a scala visuoanalogica.

In seguito all’analisi statistica dei dati (ANOVA univariata e calcolo della forza dell’effetto utilizzando i parametri d di Cohen e r di Pearson), emergono i seguenti risultati:

1)      L’ipotesi principale è confermata: l’attivazione SCR ed EEG è significativamente maggiore nei soggetti partecipanti alla condizione sperimentale “fase ovulatoria” rispetto a quelli partecipanti alla condizione “fase mestruale”.

2)      La maggiore attivazione centrale e autonomica dei soggetti nella condizione “fase ovulatoria” è indipendente dal loro genere.

3)      L’odore delle donne in fase ovulatoria è giudicato significativamente più piacevole.

4)      L’uso del contraccettivo ormonale da parte delle donne che hanno fornito il campione di sudore non influenza significativamente l’andamento delle variazioni psicofisiologiche dei giudici.

 

Da un profumo alla costruzione di un mondo personale che influenza le proprie scelte

Si può concludere che i dati rilevanti una maggiore attività EEG ed SCR nei soggetti partecipanti alle sessioni sperimentali “fase ovulatoria” dimostrano l’abilità di uomini e donne di capire, grazie ad uno stato di arousal inizialmente inconscio ed automatico, quando una donna si trova nel periodo di alta fertilità semplicemente dal suo odore (“profumo dell’ovulazione”). Questo dato conferma così che anche nella specie umana la comunicazione olfattiva feromonica influenza il comportamento sociale e riproduttivo.

Messaggio pubblicitario Inoltre il fatto che le variazioni psicofisiologiche registrate, nelle due condizioni sperimentali “ovulatoria” e “mestruale”, siano indipendenti dal genere dei giudici, apre lo spazio per ulteriori riflessioni che vanno oltre la semplice biologia, interessandosi invece delle implicazioni sociali. Infatti una possibile spiegazione teorica di questo fatto può essere ritrovata nel recente modello della neurocezione relativa alle caratteristiche dell’ingaggio sociale proposto da Porges (2014).

Secondo questo modello, quando sia uomini che donne si trovano in un contesto sociale come quello del corteggiamento, oltre ad un’attivazione prettamente biologica da parte del sistema nervoso simpatico che consente l’attacco e tutte le operazioni che necessitano uno stato fisiologico di attivazione, avviano la costruzione di un sistema sociale di secondo ordine. Questo impianto teorico ricondotto alla ricerca appena descritta ci permette di capire che, se inizialmente la percezione olfattiva della donna in ovulazione attiva allo stesso modo maschi e femmine, rappresentando perciò la risposta adeguata del modello più antico evolutivamente della funzione del simpatico, in un secondo momento, per ragioni meramente sociali, maschi e femmine compiono scelte etero o omosessuali anche se la neurofisiologia del loro sistema è inizialmente indifferente alla caratteristica di genere.

La scelta del genere della persona che si desidera al proprio fianco non è quindi qualcosa di biologicamente predeterminato ma è influenzata da fattori psicologici, culturali e sociali. Infatti il tessuto sociale che ci circonda, coi suoi principi morali e le sue contraddizioni, ha una grossa rilevanza sulla costruzione di quel “mondo sociale” che è sempre rappresentativo del singolo individuo che lo crea ed ha il potere di influenzarne decisioni e benessere.

 

Valentina Orlandi

 

 

 

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Bibliografia

  • Grammer, K., Fink, B., & Neave, N. (2005). Human pheromones and sexual attraction. European Journal of Obstetrics & Gynecology and Reproductive Biology, 118, 135–142.
  • Haselton, M.G., & Gildersleeve, K. (2011). Can Men Detect Ovulation?, Association for Psychological Science, 20, 87-92.
  • Karlson, P., & Luscher, M. (1959). Pheromones: a new term for a class of biologically active substances. Nature, 183, 55-56.
  • Kuukasjarvi, S., Eriksson, C.J.P., Koskela, E., Mappes, T., Nissinen, K., & Rantalad, J.M. (2004). Attractiveness of women’s body odors over the menstrual cycle: the role of oral contraceptives and receiver sex. Behavioral Ecology, 15, 579–584.
  • Mostafa, T., El Khouly, G., & Hassan, A.  (2011). Pheromones in sex and reproduction: do they have a role in humans? Journal of Advanced Research, 3, 1–9.
  • Porges, S. (2014).  La teoria polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione. Giovanni Fioriti Editore: Roma.
  • Roberts, S.G., Havlicek, J., Flegr, J., Hruskova, M., Little A.C., Jones, B.C., Perrett, D.I, & Petrie, M. (2004). Female facial attractiveness increases during the fertile phase of the menstrual cycle. Proc. R. Soc. Lond. B (Suppl.), 271, S270–S272.
  • Singh, D., & Bronstad, P.M. (2001). Famale body odour is a potential cue to ovulation. The Royal Society, 268, 797-801.
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