Ma quante ne sai? Lingue straniere, una palestra per la mente

Secondo quanto emerso da un nuovo studio, padroneggiare più lingue porterebbe a velocizzare la codifica di nuove parole all'interno della rete neuronale

ID Articolo: 140131 - Pubblicato il: 03 ottobre 2016
Ma quante ne sai? Lingue straniere, una palestra per la mente
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Non si finisce mai di imparare certo, ma a che ritmo siamo in grado di apprendere le lingue straniere? 

Sara Bidinost

 

Il mercato delle lingue fluttua quanto quello della finanza, determinando nuove necessità di comunicazione al servizio dei commerci. L’inglese ad oggi risulta la lingua più parlata, ma già si vocifera quali potranno essere quelle con maggiore influenza economica in futuro, come il cinese mandarino per esempio o l’indiano (hindi). Spaventati da cotanta competitività? Niente panico, vi sveliamo un segreto per restare al passo con i tempi. Secondo una ricerca pubblicata su Nature dalla University Higher School Of Economics in collaborazione con l’Università di Helsinki, il nostro cervello assimila in maniera esponenziale.

Tramite elettroencefalogramma (EEG) nell’esperimento di scienze cognitive è stata misurata l’attività elettrica nel cervello di 22 finlandesi mentre ascoltavano sia parole note che termini sconosciuti.

Successivamente i dati neurofisiologici sono stati accorpati a quelli sulla passata esperienza con altri idiomi. E pare sia proprio quest’ultima a influenzare la capacità e la rapidità nella costruzione di tracce di nuove parole nella memoria, registrate da un aumento della risposta neurofisiologica nella corteccia fronto-temporale sinistra.

Messaggio pubblicitario La spiegazione data dai ricercatori si basa sul confronto: nella mente la formazione linguistica sembra interagire con la familiarità dei suoni del lessico. Imparare parole nuove implica infatti prendere confidenza con una nuova fonetica, una distinta fonologia o addirittura diversi contrasti tonali.

La ricerca ha messo in luce anche un altro aspetto relativo all’età dei soggetti. Tipicamente più precoce era l’età di acquisizione (9-15 anni) e maggiore il numero di lingue, più il cervello risultava predisposto all’apprendimento, potenziando quindi la plasticità dei nostri circuiti cerebrali.

Secondo Yuriy Shtyrov autore dello studio, padroneggiare più lingue porterebbe le persone a velocizzare la codifica di nuove parole all’interno della rete neuronale.

Qualunque sia la vostra età, non sentitevi troppo vecchi per imparare. In età adulta si osservano ugualmente dei benefici, come l’incremento nella densità di materia grigia, ma anche la capacità di ritardare le malattie neurodegenerative come demenza e Alzheimer.

E se credete di non avere abbastanza tempo da dedicare allo studio di altre lingue, approfittate delle situazioni informali all’estero, provando a ordinare pane e caffè con i termini della nazione ospitante. Sarà un’occasione unica per ascoltare la pronuncia corretta. D’altronde ‘non esistono lingue morte ma solo cervelli in letargo‘ diceva Carlos Ruiz Zafón.

 

Ma quante ne sai? Lingue straniere, una palestra per la mente - tab 1

 

(Fig. 1) Età media di acquisizione e conoscenza di ciascun linguaggio riportato. La maggior parte dei partecipanti 86 % aveva appreso l’inglese come prima lingua non nativa, il resto di loro lo svedese. Due partecipanti hanno avuto un’età di acquisizione della lingua prima dell’ingresso a scuola, a causa di un’esposizione nel loro quartiere. L’età media dei partecipanti era di 24 anni. La dimensione del cerchio e il numero tra parentesi indicano la percentuale di soggetti che hanno riferito l’apprendimento della lingua. La conoscenza veniva auto valutata su scala da 1 a 5 (1=base, 5=ottimo). L’età di acquisizione correlava negativamente con la conoscenza: prima la lingua era stata acquisita, maggiore era la sua conoscenza.

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