It follows: il lato oscuro del diventare adulti (2014) di David R. Mitchell – Recensione

It follows è una favola horror, i teenager protagonisti sembrano soli: gli adulti non ci sono, non è a loro che si chiede aiuto, non ci crederebbero. 

ID Articolo: 123308 - Pubblicato il: 25 luglio 2016
It follows: il lato oscuro del diventare adulti (2014) di David R. Mitchell – Recensione
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It follows sembra una favola horror, che, con il tema classico della donna in pericolo e una trama apparentemente semplice, parla di cose che semplici non sono per niente, contrapponendo gli opposti che altro non sono che i due lati della medaglia: la vita e la morte.

 

ATTENZIONE SPOILER !! – Quartiere residenziale americano. Detroit. Al giorno d’oggi, più meno. Villette a schiera, un viale alberato, un tranquillo scorcio di periferia al tramonto.

Una ragazza. Giovane, bella e terrorizzata. Fugge facendo risuonare i tacchi alti sul selciato. Si guarda alle spalle, si blocca. Ma non c’è niente, assolutamente niente. Tanto che il padre la chiama, da dentro la casa, chiedendole che succede, con toni di perplessità nella voce. E lei, con la voce spezzata dalla paura, risponde che va tutto bene. Rientra in casa, poi riesce, e mette in moto la macchina a gran velocità. Si ferma su una spiaggia (nel frattempo è calato il buio). Piangente, seduta davanti al mare, telefona al padre per dirgli che gli vuole bene. Il mattino seguente giace morta sulla spiaggia.

Un’altra ragazza, Jay, anche lei giovane e bella, esce con Hugh, un ragazzo che le piace. Vanno al cinema. Ingannano l’attesa prima della proiezione del film giocando al ‘se fosse‘. Se tu potessi essere qualcuno tra queste persone chi vorresti essere?

Messaggio pubblicitario Lui le indica, in mezzo agli altri spettatori, una ragazza vestita di giallo. Ma Jay quella ragazza non la vede: crede che lui stia scherzando. Invece, lui diventa nervoso e le chiede di andare via, perché non si sente bene. Lasciano precipitosamente il cinema e vanno a cena fuori. E tutto sembra andare di nuovo per il meglio. Tanto che il giorno dopo escono di nuovo e, a fine serata, fanno sesso in macchina.

E dopo, mentre lei parla sognante del tempo che passa e di quanto, da piccola, non vedesse l’ora di diventare grande, di essere mano nella mano con un bel ragazzo, lui improvvisamente la aggredisce: vuole addormentarla con del cloroformio. E Jay si risveglia legata ad una sedia. Ma Hugh dice che non vuole farle del male, ma metterla in guardia: attraverso il rapporto sessuale lui le ha tramesso una cosa. Una malattia? No. Un follower. Un qualcosa che la seguirà ovunque, assumendo varie forme. Uno sconosciuto tra la folla. Oppure una persona conosciuta e familiare, ma solo nell’aspetto. Il follower la seguirà, lentamente, inesorabilmente, quando meno se l’aspetta, comparendo dal nulla. E, se la prende, la ucciderà. Gli altri non lo vedono. Solo lei e le persone, se ancora sono vive, che ne sono state contagiate prima di lei.

Perché un modo per liberarsene c’è, apparentemente l’unico: fare sesso con qualcun altro; così il follower comincerà ad interessarsi alla nuova preda. Ma, se riuscirà ad ucciderla, tornerà a quella precedente. Ecco perché Hugh ci tiene particolarmente che Jay segua le istruzioni e rimanga in vita il più a lungo possibile.

Così, proprio mentre una donna comparsa dal nulla e dall’aspetto un tantino sinistro comincia a camminare inesorabilmente verso di loro, Il ragazzo carica Jay in macchina e la riporta a casa, dove ci sono ad attenderla, la sorella Kelly e gli amici di sempre, Paul e Yara. Sarà vero o sono solo i deliri di uno psicopatico? Nei giorni seguenti, in effetti, la cosa inizia a seguire Jay, dovunque si trovi.

– FINE SPOILER –

It Follows (2014) Trailer:

Questa, a grandi linee, la trama di questo horror atipico; poco sangue, molta tensione. Basterebbe già solo la colonna sonora di Disasterpiece, devo dire.

Colpisce, l’acqua che torna sempre, da quella del mare, a quella del lago, a quella della piscina, l’acqua che è un altro protagonista del film.

Il bello delle opere d’arte è che si prestano a varie chiavi di lettura, più o meno vicine alle intenzioni originarie dell’ autore; ognuno ci mette del suo.

It follows sembra una favola horror, che, con il tema classico della donna in pericolo e una trama apparentemente semplice, parla di cose che semplici non sono per niente, contrapponendo gli opposti che altro non sono che i due lati della medaglia: la vita e la morte, con la sua inevitabilità, lenta e inesorabile, come il follower che, lentamente, ma inesorabilmente, segue il suo obiettivo… ‘E’ lenta ma non stupida!‘ dice Hugh a Jay.

Messaggio pubblicitario E poi  l’amore e il sesso, la fiducia e la paura, il crescere e lasciare il passato alle spalle, il senso di responsabilità, i legami familiari, i rapporti con gli amici, l’attrazione e la repulsione, la solitudine, l’apparenza e la realtà, il pericolo e la sicurezza, ciò che è familiare e ciò che è sconosciuto, chi siamo, chi vorremmo essere, chi sono gli altri e chi crediamo che siano…e chi più ne ha, più ne metta.

Il tutto declinato nel momento della vita in cui ci si lascia alle spalle l’adolescenza e ci si affaccia alla prima età adulta. I teenager di questo film sono veri nelle loro fragilità e sembrano tanto soli: gli adulti non ci sono, non si vedono se non in fotografia. Non è a loro che si chiede aiuto, non ci crederebbero e, comunque, anche se presenti, fanno parte di un mondo parallelo.

La chiave di lettura della malattia sessualmente trasmissibile è riduttiva; del resto, si contrae la maledizione facendo sesso, ma, allo stesso modo, così ce ne si libera. Piuttosto, c’è un senso come di persecuzione, qualcosa che fa breccia nell’apparente normalità del quotidiano, e che sconvolge tutto…niente sarà più come prima. Non ti puoi sottrarre. E c’è una responsabilità che nessuno vuole prendersi. Nessuno sa da dove è partito tutto questo. L’unica cosa che conta è sbarazzarsene quanto prima, scaricando il problema su qualcun altro. Ma tanto poi torna. Sempre. Ti segue. Sempre. Anche se dici che non ci credi.

Ha le forme più varie, perché, forse, prende per ognuno la forma che più lo riguarda. E parla delle paure più profonde di ciascuno, quelle dalle quali non si scappa mai. E, forse, non è un caso che si risvegli con il risveglio del desiderio, perché la paura e il desiderio sono sempre legati.

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