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Se mi lasci ti cancello: trauma e relazioni sentimentali (2004) – Cinema & Psicologia

Il film tratta della difficoltà a tollerare le emozioni negative derivanti dalla fine di una relazione e del desiderio di cancellare tutto per ricominciare.

Di Nicole Tornato

Pubblicato il 16 Giu. 2016

Il film è una metafora della difficoltà a tollerare non solo le emozioni negative nella rottura di una relazione, ma anche il passaggio dall’innamoramento all’amore, e quindi dalla visione idilliaca e perfetta, intrisa dell’idealizzazione di sé e dell’altro, alla presa di coscienza della complessità nella coppia, dove insieme ai due membri entrano in gioco le loro storie, gli apprendimenti, i legami di attaccamento pregressi, dai primari ai secondari, e infine la relazione nell’attualità.

 

Introduzione

“Eternal sunshine of the spotless mind”è il titolo originale del film “Se mi lasci ti cancello” (2004) diretto dall’eccentrico ed eccezionale regista Michel Gondry. I protagonisti sono Joel e Clementine, due giovani apparentemente diversi che si incontrano e si innamorano, ma ad un certo punto la situazione degenera, come accade, del resto, in numerose coppie e sono costretti a lasciarsi, e a dimenticarsi. Con una sottile e potente carica metaforica, il regista coinvolge lo spettatore in una vicenda stravagante che nasconde un significato essenziale: la memoria nella coppia è una fonte preziosa che porta felicità e dolore, ma anche apprendimento e crescita, ed eliminarla o tentare di soffocarla è un errore che comporta notevoli costi sul piano della creatività e della costruttività e sull’investimento relazionale futuro.

 

Trama

Clementine è lunatica ed eccentrica, indossa abiti fluorescenti e porta i capelli blu. Joel è timido, inibito, dolce e comprensivo.
La loro storia parte bene ma finisce inaspettatamente senza un motivo ben chiaro e quando Joel prova a riavvicinarsi a Clementine, la ragazza si rivolge a lui come ad un estraneo. In preda al panico e alla disperazione, Joel si rivolge ad un centro medico specializzato per eliminare i ricordi che lo legano a Clementine. Si scopre che anche Clementine si è sottoposta alla medesima procedura ed è per questo che non riesce a ricordare l’identità di Joel e ha cominciato da poco una relazione con un altro giovane, come se non fosse successo niente.

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La spotless mind e la fretta di cancellare e ricominciare

L’elemento centrale del film è il trauma nella relazione di coppia che porta i protagonisti a desiderare di scotomizzare quella parte dell’esperienza relativa alla storia d’amore, dagli ultimi avvenimenti al primo incontro. A livello metaforico, le incomprensioni, il dolore, la rabbia, ma anche la felicità in quel rapporto devono essere eliminati per poter proseguire a “mente leggera” o spotless mind e per raggiungere “l’eterno splendore” della felicità o eternal sunshine. L’ossessione dei protagonisti si posa su una mente ripulita dei ricordi, resettata nel modo più rapido e indolore, pronta ad essere riempita con altri ricordi e altre relazioni, senza quei pesanti macigni che impediscono l’ingresso alle esperienze future.

Manca una sana elaborazione degli eventi, un apprendimento che implica un percorso dove il dolore, l’elaborazione del lutto, l’accettazione e il perdono di sé e dell’altro sono necessari per costruire un senso. Una condizione necessaria perché senza uno sforzo e un lavoro sull’esperienza in termini emotivi e cognitivi l’intero iter diventa faticoso e complesso e rischia di mettere sotto il tappeto quello sporco che è simbolicamente la parte di sé non compresa ed elaborata (Blandino, 2009).

È ormai una tendenza frequente, soprattutto nell’era della modernità liquida (Bauman, 2000), cercare la memoria limpida e pulita dal passato sentimentale, e per spazzare via il tutto si ricorre qualche volta a partner facilmente sostituibili come oggetti da usare e gettare, legami liquidi e insignificanti, per schiacciare il peso dei rapporti precedenti, accantonando la naturale maturazione del distacco, la presa di coscienza degli avvenimenti, l’assunzione di responsabilità e l’accettazione dei limiti propri e altrui (Recalcati, 2014). Nel film questo viene evidenziato dalla rapidità con cui Clementine incontra Patrick e avvia un’altra relazione che non sembra, però, essere particolarmente intima.

La procedura medicalmente assistita della cancellazione della memoria sembrerebbe corrispondere al desiderio profondo dell’essere umano, che soffre nel periodo della rottura, di utilizzare una tecnica efficace e permanente per distruggere eternamente le gioie e i dolori, la rabbia e la complicità, gli opposti che compongono l’esperienza di coppia e che risultano, pertanto, inevitabili. In altre parole, spazzare via tutto con un’operazione è l’unico modo per raggiungere l’eterno splendore della mente pulita perché apprendere dall’esperienza è, al contrario, un compito arduo che non garantisce risultati nell’immediato e implica un costo emotivo e cognitivo alto per potersi lasciare alle spalle quello che è stato.

Joel e Clementine non ascoltano le altre parti di sé, i difetti reciproci che notano l’uno nell’altra, quegli elementi inaccettabili e intollerabili che evidenziano la loro incapacità di instaurare una relazione sufficientemente buona che, al contrario, dovrebbe legare i difetti insieme ai pregi di entrambi. Se si fallisce in questo compito di integrazione e accettazione dei diversi aspetti di sé e dell’altro, continuare a riprovarci è un danno al benessere psicologico. In altri termini, la relazione va a gonfie vele prima che non emergano le incomprensioni e le carenze caratteriali che vengono messe da parte fino al momento in cui il rapporto finisce sull’orlo del precipizio.

A questo punto i protagonisti si affrettano ad annullare il passato e a ricominciare un altro giro insieme, nonostante siano consapevoli dei motivi per cui hanno deciso di interrompere il legame e di eliminarlo letteralmente dalla loro mente.  Non si piacevano fin dall’inizio? Quello che li attraeva adesso li respinge? Gli elementi che prima ritenevano neutri adesso sono fastidiosi? Ma soprattutto perché? Riflessioni del genere sono del tutto assenti, ma colpisce il tono emozionale con cui raccontano quello che non tollerano del partner.

Joel non sopporta la volgarità, l’ignoranza e l’eccentricità di Clementine, e Clementine detesta lo sguardo da cucciolo e l’aria timida e indifesa di Joel, due classi di elementi che rientrano nella personalità dei protagonisti. La rabbia, la stanchezza e l’insofferenza dei due giovani nel delineare le lacune di entrambi dimostra un’incapacità di accettarsi in modo adeguato e questo sarebbe un espediente validissimo per avviare una pausa di riflessione o persino un’interruzione della relazione. Tuttavia i due restano troppo poco nello spazio di ascolto sulle parole usate per descriversi a vicenda e continuano a frequentarsi senza pensiero e memoria, agendo d’istinto, correndo in una spiaggia allegri e spensierati, l’immagine emblematica con cui termina il film, lasciando allo spettatore l’idea di una felicità che, a fronte di ciò, appare effimera e labile.

Immaginando un prosieguo della storia, senza apprendimento dall’esperienza, senza riflessione e lavoro su di sé, e a maggior ragione senza chiedersi se sia il caso di ricominciare o di chiudere definitivamente la porta portando con sé una nuova lezione, non è difficile ipotizzare che la corsa idilliaca sulla spiaggia terminerà e la coppia si ritroverà di fronte al medesimo punto di partenza, ad un bivio che si divide tra la decisione di affrontare se stessi, l’altro, il presente e il passato, o procedere come se fosse la prima volta, senza soffermarsi a meditare sugli accaduti.

Molte giostre nei legami di coppia ripetono il medesimo schema costruito attorno alle interruzioni e alle riprese del legame con la facilità e la leggerezza di compiere un’azione quotidiana, un’abitudine che mal si sopporta, da cui è impensabile separarsi, ma soprattutto, è impensabile imparare. Alcuni legami tossici e altalenanti risultano tali appunto perché sono caratterizzati da una predominanza di aspetti negativi, non godono di una stabilità basata sull’affinità tra i due membri, in termini di condivisione di interessi o incastro di personalità, e sull’impegno ad osservare e migliorare le strategie relazionali, e infine non riescono a sciogliersi quando si rivelano più distruttivi che creativi. In altre parole, le relazioni “pericolose” incrementano malessere anziché benessere, apportano dolore, rabbia, insoddisfazione, emozioni intense, pervasive e non elaborate, e ostacolano, infine, la crescita e la creatività.

 

La resistenza ai ricordi e l’idealizzazione del partner

Joel compie una fatica estrema a portare a termine la cancellazione della partner dalla memoria.
Nella sua mente Clementine è una figura protettiva che si intrufola anche nei ricordi più reconditi dell’infanzia e dell’adolescenza. In quelle fasi evolutive non conosce ancora la ragazza, ma sembra talmente forte la resistenza ad eliminare i ricordi di lei, a tal punto da tentare disperatamente di nasconderla in qualche luogo nascosto e protetto della memoria. Probabilmente Clementine è una figura che Joel avrebbe voluto conoscere e che gli è mancata in quelle fasi, così dimenticarla diventa ancora più difficile, specialmente se viene strumentalizzata per ricoprire un’antichissima lacuna psichica.

L’ambivalenza simbolica tra sforzo nel dimenticare e sforzo nel ricordare in Joel è manifesta e parallela, mentre in Clementine è improvvisa e latente. La ragazza presenta scoppi di pianto ed ira apparentemente immotivati e nati dal nulla che appaiono collegati all’incapacità di elaborare l’esperienza disconnessa troppo in fretta. La mancanza di riconoscimento dell’ex partner sembra una metafora del congelamento emotivo causato dal trauma, e le crisi improvvise ricordano le manifestazioni sintomatiche di una perdita non elaborata e simbolizzata (Recalcati, 2014).

Nei ricordi di Joel, Clementine è una compagna di giochi e di avventure, spesso esaltata anche se non mancano le rappresentazioni negative. Quando la maturazione dell’esperienza traumatica è carente, si riscontra talvolta la tendenza a fantasticare e ad aggrapparsi ai ricordi, ma soprattutto all’immagine di un partner fittizio, filtrato dai desideri e dalle aspettative. Non è una Clementine attuale che ignora la sua esistenza, bensì una Clementine del tempo passato e addirittura sovrastimata, salvifica, eccessivamente attenta e materna. Ostinarsi a rappresentare la partner con tratti diversi dalla realtà rafforza, in tal senso, la disposizione a crogiolarsi nei ricordi, anziché ad accettare la realtà, ad osservare l’altro nella sua globalità e lavorare sulla presa di coscienza, di responsabilità e di apprendimento dagli eventi. E questo diventa un meccanismo pericoloso, perché più si rafforza la fantasia, più sarà alto il divario con la realtà con la quale è inevitabile il confronto.

 

Le lezioni

In conclusione il film è una metafora della difficoltà a tollerare non solo le emozioni negative nella rottura di una relazione, ma anche il passaggio dall’innamoramento all’amore, e quindi dalla visione idilliaca e perfetta, intrisa dell’idealizzazione di sé e dell’altro, alla presa di coscienza della complessità nella coppia, dove insieme ai due membri entrano in gioco le loro storie, gli apprendimenti, i legami di attaccamento pregressi, dai primari ai secondari, e infine la relazione nell’attualità.

“Ripulire la mente” è una tentazione molto forte nei soggetti che portano una sofferenza lancinante da cui desiderano liberarsi in fretta e furia, così come il ritiro nella fantasia che diventa una strategia di coping inefficace e improduttiva, ma dalla quale è complicato separarsi, specialmente nelle fasi che seguono la fine della relazione.

A questo proposito è necessario trasmettere ai pazienti l’importanza del tempo come strumento per elaborare e pensare all’esperienza, predisponendosi gradualmente a ripercorrere le tappe della storia e a imparare dagli errori, accettando i tentativi e gli sbagli da entrambe le parti e avviando il processo di perdono di sé e dell’altro. In tal senso, la ricerca di nuovi compagni o la continuazione della relazione si rivelano strategie premature in un momento in cui non c’è stato un tempo adeguato di riflessione su di sé e sulla storia precedente. Dall’altra parte, l’attribuzione di significato non dev’essere frettolosa e forzata, ma acquisita con gradualità, pazienza, impegno e perseveranza nel lavoro terapeutico.

È essenziale, pertanto, comunicare l’importanza di utilizzare in modo sufficientemente sano il tempo, tollerando l’incertezza e la confusione che vengono naturalmente in seguito alla separazione e che, quindi, necessitano di tempo prima di assumere una forma e un significato.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Bauman, Z. (2000). Modernità liquida. Laterza Editori.
  • Blandino, G. (2009). Psicologia come funzione della mente. Utet
  • Recalcati, M. (2014). Non è più come prima. Raffaello Cortina Editore
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