Il disturbo da stress post traumatico e le informazioni errate fornite dal New York Times

E' stato dimostrato che il New York Times non sempre fornisca informazioni esatte sull'epidemiologia del disturbo da stress post traumatico.  

ID Articolo: 121992 - Pubblicato il: 22 giugno 2016
Il disturbo da stress post traumatico e le informazioni errate fornite dal New York Times
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Dai dati raccolti è stato rilevato che quanto viene raccontato dal New York Times, principale testata giornalistica americana, a proposito del disturbo da stress post traumatico è stato spesso incorretto, o quantomeno incompleto.

 

Le informazioni del New York Times sul disturbo da stress post traumatico

Il new York Times riflette un’immagine della popolazione affetta da Disturbo da stress post traumatico (PTSD) che non rappresenterebbe la vera situazione epidemiologica del fenomeno.

Questo è quanto traspare da un’ampia ricerca eseguita alla Drexel’s Dornsife School of Public Health e pubblicata su American Journal of Orthopsychiatry, che ha preso in considerazione tutti gli articoli con riferimenti al disturbo da stress post traumatico pubblicati sul New York Times dal 1980 ad oggi (2015). In totale sono stati presi in esame 871 articoli.

Jonathan Purtle, ricercatore a capo dello studio, afferma:

I mass media plasmano la consapevolezza dell’opinione pubblica, sulle problematiche riguardanti la salute mentale e come essa dovrebbe essere affrontata, gestita e trattata fornendoci continue e a volte parziali informazioni o suggerimenti a proposito di fattori di rischio, sintomatologie o possibilità di intervento. Inoltre, i media possono anche influenzare gli atteggiamenti della comunità politica o sulle istituzioni preposte, ed incidere sui successivi interventi relativi in materia di salute mentale.

Messaggio pubblicitario Dai dati raccolti è stato rilevato che quanto viene raccontato dal New York Times, principale testata giornalistica americana, a proposito del disturbo da stress post traumatico è stato spesso incorretto, o quantomeno incompleto.
Per prima cosa, è da sottolineare come il 50.6% degli articoli hanno preso in considerazione popolazioni di militari o ex militari, trasmettendo l’idea che il disturbo sia maggiormente presente in tale categoria di soggetti. Tuttavia svariate ricerche ci hanno dimostrato che casi di disturbo da stress post traumatico si ritrovino con un’incidenza 13 volte maggiore, nella popolazione civile rispetto a quella militare. Quindi situazioni di trauma a noi più comuni come, casi di violenza sessuale, o violenza di altro genere, incidenti o disastri ambientali hanno un’incidenza maggiore sul fenomeno rispetto ai veterani del Vietnam che manifestano il disturbo.

Tuttavia l’immagine offerta dal New York Times guida l’opinione pubblica a credere esattamente il contrario, ovvero che siano proprio i reduci militari a soffrire principalmente del fenomeno. L’importanza delle informazioni trasmesse dai grandi media la ritroviamo poi nell’influenza che questi esercitano sull’azione politica: dal 1989 al 2009 il 91,4% delle proposte legislative riguardanti il disturbo da stress post traumatico si rivolgevano alla popolazione militare.
In secondo luogo la ricerca si è soffermata sul modo in cui il disturbo da stress post traumatico viene presentato in molti articoli, come viene “incorniciato”.

 

La rappresentazione di chi è affetto da disturbo post traumatico da stress fornita dal New York Times

J.Purtle e i suoi collaboratori hanno trovato che molto spesso vengono raccontate situazioni riguardanti casi giudiziari in cui l’imputato è un soggetto che soffre di PTSD o di persone con PTSD che abusano di sostanze (maggiore incidenza in questo caso nella popolazione militare).
La rappresentazione di queste tematiche negative può creare dei fraintendimenti che portano a credere che le persone affette da disturbo da stress post traumatico siano pericolose e tendono ad essere poi potenzialmente stigmatizzate all’interno della società.

La rappresentazione ristretta limita la consapevolezza del disturbo all’interno della popolazione e limita soprattutto le possibilità di intervento e l’incentivazione dei trattamenti.
Sicuramente, i risultati ci mostrano come la consapevolezza pubblica nei confronti del disturbo da stress post traumatico sia negli anni aumentata; tuttavia c’è bisogno di un allargamento di prospettiva, che includa una più precisa descrizione del disturbo all’interno della società e una maggiore focalizzazione sulle possibilità di guarigione e soprattutto prevenzione sociale.

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