Cézanne: la sua personalità turbolenta e i pensieri ossessivi

Cézanne è stato un pittore con una personalità turbolenta caratterizzata da pensieri ossessivi, difficoltà relazionali e tendenza all'isolamento. 

ID Articolo: 122002 - Pubblicato il: 21 giugno 2016
Cézanne: la sua personalità turbolenta e i pensieri ossessivi
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Cézanne aveva un pensiero ossessivo: non voleva essere toccato dagli altri; quando incontrava qualche conoscente gli faceva segno da lontano di non avvicinarlo.

Breve biografia di Paul Cézanne

Paul Cézanne (1839–1906) rappresenta, insieme a Vincent Van Gogh (1853-1890) e a Paul Gauguin (1848-1903), l’anello di congiunzione tra l’arte dell’Ottocento e le Avanguardie del Novecento.

Cézanne nacque in una famiglia molto agiata ed era destinato ad affiancare il padre nella sua attività di banchiere, ma ben presto decise di dedicarsi alla pittura, causando, con questa sua scelta, frequenti liti in famiglia. Aveva un carattere schivo ed introverso ed una personalità contraddittoria: peregrinava continuamente dalla Provenza a Parigi, si avvicinava e, subito dopo, si allontanava dagli impressionisti: la sua aderenza al movimento, infatti, fu sempre molto distaccata.

La sua personalità turbolenta

Aveva difficoltà ad instaurare sane relazioni umane e, alla fine, scelse la solitudine. Era insieme timido ed ansioso e, con l’avanzare dell’età, il suo carattere si fece sempre più suscettibile e diffidente.
In un celebre saggio intitolato “Le doute de Cézanne” Maurice Merleau-Ponty ha evidenziato gli aspetti contraddittori della personalità dell’artista francese, scrivendo:

Aveva bisogno di cento sedute di lavoro per una natura morta, di centocinquanta pose per un ritratto. Quella che noi chiamiamo una sua opera, per lui non era che un abbozzo, un tentativo di pittura. Nel 1906, all’età di 67 anni, un mese prima di morire ha scritto: ‘Mi trovo in un tale stato di turbamento mentale, in un turbamento tanto grande che temo a volte che la mia debole ragione non regga…adesso mi pare che vada meglio; vedo più giusto nell’orientamento dei miei studi. Arriverò un giorno allo scopo tanto cercato e così a lungo inseguito? Studio sempre la natura dal vivo e mi pare di fare qualche lento progresso’. La pittura era tutto il suo mondo, la sua sola maniera di esistere.

I pensieri ossessivi di Cézanne

Messaggio pubblicitario Cézanne aveva un pensiero ossessivo: non voleva essere toccato dagli altri; quando incontrava qualche conoscente gli faceva segno da lontano di non avvicinarlo. Ordinò anche alla sua domestica di non toccarlo e di cercare di camminargli a debita distanza. Preoccupò spesso amici e conoscenti con le sue collere e le sue depressioni. Con l’avanzare dell’età i tratti della sua personalità divennero sempre più patologici: era angosciato ed il suo fastidio nell’essere toccato da estranei divenne pensiero ossessivo.

E pensiero ossessivo divenne anche monte Sainte-Victoire: Cézanne aveva sempre dipinto volentieri il paesaggio della sua Provenza, ma nell’ultimo periodo di vita ritrasse il monte Sainte-Victoire in maniera quasi ossessiva, gli dedicò circa cinquanta opere, tra il 1896 ed il 1906.
Il suo carattere chiuso con tendenze paranoiche lo portò ad un quasi totale isolamento: celebri sono le sue sfuriate con l’amico Zola e con Manet, al quale ebbe a dire:

non le stringo la mano, signor Manet, perché sono due settimane che non la lavo.

Negli ultimi vent’anni di vita si dedicò totalmente alla pittura e pian piano si staccò da tutti, anche dalla moglie da cui si separò definitivamente nel 1895.
Si rinchiuse sempre più in se stesso, alla ricerca di sempre nuove sperimentazioni formali: immerso nella natura e lontano dal frastuono dell’umanità, Cézanne riuscì a tramutare l’arte in una vera e propria ricerca filosofica dell’essenza profonda delle cose.
Ormai in età avanzata, l’artista si chiedeva se tutta la sua pittura non derivasse da un disordine dei suoi occhi. I suoi contemporanei, oltre che gli storici successivi, si chiesero piuttosto se non ci fosse stato alla base qualche squilibrio mentale.

Maurice Merleau-Ponty ipotizzò che Cézanne fosse schizoide:

La perdita dei contatti tranquilli con gli uomini, l’impotenza a padroneggiare le situazioni nuove, la fuga nelle abitudini, in un ambiente che non ponga problemi, la rigida opposizione fra teoria e pratica, fra ‘zampe’ e libertà solitaria, tutti questi sintomi consentono di parlare di una costituzione morbosa e, in particolare, di schizoidia.
(Maurice Merleau-Ponty, 1948).

Messaggio pubblicitario La schizoidia è una forma di psicopatia per cui l’individuo che ne soffre tende ad isolarsi dall’ambiente in cui vive; lo schizoide perde il contatto vitale con la realtà o manifesta una scissione per quanto attiene ai rapporti con l’ambiente e con se stesso, dunque Cézanne soffrì, probabilmente, di schizoidia.

Conclusioni

Cézanne era un artista che dipingeva lentamente, ogni sua pennellata era il frutto di un’attenta analisi delle cose e delle forme che esistono in natura; fece un lungo cammino in solitudine durante il quale sperimentò un linguaggio nuovo che aprì la strada alle avanguardie del post impressionismo. E durante questo cammino, accompagnato da ossessioni e schizoidia, cominciò ad intendere la pittura come mezzo di indagine per penetrare la struttura delle cose; intuì che c’era un altro modo di dipingere e riuscì a trasferire sulla bidimensionalità della tela la tridimensionalità della realtà.

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Bibliografia

  • Lapenta S. (2003), a cura di, Cézanne – La vita e l’arte, I capolavori, in I Classici dell’Arte, Rizzoli-Skira, Milano.
  • Lanfredi R. (2011). Divenire di Merleau-Ponty, Filosofia di un soggetto incarnato, Guerini e Associati, Milano.
  • Merleau-Ponty M. (1965). Fenomenologia della percezione, trad. it. di Bonomi A., Il Saggiatore, Milano.
  • Van den Berg JH. (1971). Fenomenologia e psichiatria. Bompiani. Milano.
  • Francioni M. (1976). La psicologia fenomenologica di Eugenio Minkowski. Feltrinelli Bocca. Milano.
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