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Acceptance and Commitment Therapy: le chiavi per superare insidie e problemi nella pratica dell’ACT (2016) – Recensione

Il nuovo volume di Harris si propone di aiutare il terapeuta a superare le insidie e i problemi che possono insorgere col paziente nella pratica dell'ACT. 

ID Articolo: 120309 - Pubblicato il: 18 aprile 2016
Acceptance and Commitment Therapy: le chiavi per superare insidie e problemi nella pratica dell’ACT (2016) – Recensione
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Il volume di Harris, tradotto recentemente da Serena Guerzoni e Francesco Dell’Orco per Franco Angeli è un libro molto interessante, avanzato e esperienziale, dedicato a chi ha già dimestichezza e pratica clinica con la Acceptance and Commitment Therapy

Come si legge anche in quarta di copertina, il nuovo volume di Russ Harris, conosciuto in tutto il mondo come un ottimo scrittore e comunicatore, si propone come naturale continuazione dell’importante lavoro Fare ACT, disponibile in italiano sempre grazie a Franco Angeli Editore.

Già dalle prime pagine dell’indice si assapora il taglio esperienziale del libro. In particolare, la prima metà del volume è dedicata solo al clinico, a come “uscire” dalle insidie e dai blocchi che incontra nell’applicare la terapia ACT con i pazienti. Le prime cinquanta pagine parlano direttamente al clinico, ai suoi “moti interni”, alle difficoltà che può incontrare durante il suo lavoro con i pazienti. Come molti sanno, infatti, la Acceptance and Commitment Therapy si propone come terapia cognitivo comportamentale di terza ondata con una fortissima impronta relazionale e l’unico modo per comprendere i processi coinvolti in questa tipologia di psicoterapia è quello di “incarnarli”, di sperimentare su di sé ciò che viene proposto ai propri clienti.

Dunque, i primi capitoli del libro di Harris sono finalizzati allo “sbloccarsi”, declinato nei processi “conosci te stesso”, “dove stai andando?” , “flessibilità e rinforzo” e “cause e conseguenze”.

Spesso, i blocchi e le difficoltà che incontriamo come clinici con i nostri pazienti, come sappiamo, sono legate a difficoltà relazionali o a difficoltà legate alle nostre aree di vulnerabilità e di sofferenza. Questo credo sia il motivo principe per cui il lavoro di Harris parla direttamente al clinico, tramite un invito chiaro:

più il paziente è bloccato e più finisce per esserlo anche il terapeuta e viceversa
(p.14). E’ quindi nostro dovere (e valore a parere mio) notare cosa ci blocca e a sua volta blocca il paziente e agire di conseguenza.

Messaggio pubblicitario In buono stile dei libri ACT, nelle pagine troviamo moltissimi esercizi e molte esperienze a cui il clinico è invitato a sperimentarsi, utili per notare i processi implicati nell’ACT prima su se stessi (facendo del nostro meglio per superarli) e poi proporre interventi che favoriscano nei nostri pazienti i processi per “sbloccarsi”.

Leggendo il volume ACT, la sensazione che colgo tra le pagine è di essere in compagnia di un supervisore d’eccezione, il quale non ha intenzione di trasmettermi concetti teorici né di farmi comprendere l’ACT, ma che piuttosto è interessato insieme a me a risolvere e a procedere nei momenti clinici di impasse, in cui i processi di inflessibilità psicologica sono in agguato.
Un esempio: processi come evitare di provare emozioni dolorose, giudicarsi, rimuginare, non agire, e distrarsi sono processi che accomunano tutti gli esseri umani, clinici o non clinici che siano. Nei momenti di blocco in terapia, tutti i suddetti processi si presentano spesso e aumentano lo stress e il senso di inconsistenza del processo terapeutico. NOTARLI e AGIRE IN MODO UTILE (detto in altri termini: praticare la Acceptance and Commitment Therapy…) è la strada proposta da Harris nel suo libro.

Nella seconda parte del volume, il supervisore Harris accompagna il lettore attraverso le varie insidie che si possono incontrare nel proseguire di una psicoterapia ACT. Si inizia ad imparare insieme a Harris come relazionarci con un paziente maldisposto, come interrompere il dialogo rimuginante, come aiutare i nostri pazienti a mantenersi lungo la rotta delle cose per loro importanti, come motivare i pazienti poco motivati e così via.
Chiunque si occupi di clinica nella propria vita conosce bene la ricchezza e l’importanza della continua etero e auto-supervisione come strada per il continuo miglioramento, conoscenza di sé e aumento della propria efficacia terapeutica. Il libro di Harris credo contribuisca proprio a questo, sapendo e condividendo con il lettore che

il successo è l’abilità di passare di fallimento in fallimento senza perdere l’entusiasmo
citando Winston Churchill (p.19).

Un libro da leggere con curiosità, per chi già conosce e soprattutto pratica l’ACT e per chi riconosce un valore nella consapevolezza di sé e del proprio agire nella stanza con il paziente e nelle altre stanze in cui abitiamo nella nostra vita…

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Bibliografia

  • Harris, R. (2016). Acceptance and Commitment Therapy. Le chiavi per superare le insidie e problemi nella pratica dell’ACT. Franco Angeli Editore.
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