Il quoziente intellettivo e l’età mentale – Introduzione alla Psicologia

Il quoziente intellettivo è dato dal rapporto tra età mentale ed età cronologica e attualmente viene rilevato attraverso le scale Wechsler. 

ID Articolo: 119421 - Pubblicato il: 24 marzo 2016
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Quoziente intellettivo: Gli studi sull’intelligenza nascono all’inizio del secolo scorso, quando nell’ambito della psicologia vigeva l’esigenza di misurare una serie di costrutti che riguardavano i comportamenti manifesti esistenti tra i soggetti. Lo scopo era di oggettivare, quantificare numericamente, degli atteggiamenti o tratti che rappresentano la misura diretta di qualcosa che non è immediatamente misurabile. Quindi, si partiva dal manifesto, dall’agito, dal comportamento, inteso come misura di qualcosa non tangibile, per arrivare al latente. In questo ambito, tra tutti, ricordiamo gli studi sull’intelligenza.

INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA RUBRICA DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA IN COLLABORAZIONE CON LA SIGMUND FREUD UNIVERSITY DI MILANO

 

Cos’è esattamente l’intelligenza? In tantissimi hanno cercato di dare una risposta a questa domanda, Socrate, Einstein, Locke, le recenti neuroimaging, ma gli studi più accreditati sono stati svolti all’inizio del XX secolo, in ambito psicometrico. Ricostruiamoli.

 

Definizione di intelligenza

Cominciamo col dire che Intelligenza deriva dal verbo latino intelligere, che significa comprendere o percepire. L’intelligenza, in generale, può essere definita come la capacità di acquisire informazioni che costituiranno l’insieme di conoscenze apprese da ciascun individuo.
Pur indicando una definizione generale, il concetto d’intelligenza è molto più complesso e strutturato e per capire esattamente di cosa si sta parlando è necessario tornare nel 1900.

 

I primi studi sull’intelligenza

Charles Spearman, psicometrista e allievo di Wundt, giunse alla conclusione che non esisteva un’unica forma d’intelligenza, ma diversi tipi di intelligenza manifesta, tutti correlati tra loro, da cui emerge un unico fattore latente che è il famosissimo fattore di intelligenza generale chiamato G.

Più tardi, Cattel individuò due tipi di intelligenza: l’intelligenza fluida e quella cristallizzata. L’intelligenza fluida, è la capacità di applicare la logica a situazioni di vita comune; attraverso l’analisi di una serie di schemi acquisiti si applica la logica che permette di giungere a soluzioni efficaci. Questa procedura prese il nome di problem solving, in cui è possibile utilizzare sia il ragionamento induttivo che quello deduttivo.
L’intelligenza cristallizzata è la capacità di fruire di conoscenze apprese ed esperienze acquisite. Essa raggruppa le conoscenze generali derivanti dalle esperienze ed è in costante interazione con l’intelligenza fluida.

Intelligenza fluida e cristallizzata tendono a cambiare nel corso della vita. La prima dura fino all’adolescenza e l’altra perdura fino all’età adulta.
L’intelligenza fluida e quella cristallizzata sono quindi correlate fra loro, e molti test d’intelligenza tentano di misurarle entrambe, giungendo a un punteggio globale, il Quoziente Intellettivo (QI).

 

Il quoziente intellettivo

Francis Galton, cugino di Darwin, era uno scienziato britannico, che diete vita all’eugenetica. Egli suppose che l’intelligenza fosse un comportamento misurabile e per questo poteva essere inferito dalle capacità visive, dai tempi di risposta a uno stimolo somministrato, dalla sensibilità della pelle, etc. Si tratta di capacità umane facilmente valutabili e osservabili, che derivano da caratteristiche innate nel soggetto.
Solo nel 1904, però, è stato possibile realmente quantificare in termini psicometrici l’intelligenza.

Messaggio pubblicitario All’inizio del 1900 , il governo francese avevo reso obbligatoria la frequenza scolastica, e per questo aveva chiesto allo psicologo Binet di capire in che modo si potesse agire sugli studenti che non riuscivano a ottenere un buon rendimento concedendogli, in questo modo, assistenza specializzata.
Binet e il suo collega Simon avevano ideato una serie di domande (60 item) su grandi aree di apprendimento scolastico: l’attenzione, la memoria e la capacità di problem solving. Alla fine ottennero il primo reattivo psicometrico che permetteva di misurare l’intelligenza.
Questo primo test d’intelligenza, la scala Binet –Simon, restituiva un unico punteggio totale chiamato Quoziente Intellettivo. Questo test, ancora oggi in uso, divenne la base per i futuri questionari sull’intelligenza.

Binet ha, però, sottolineato l’esistenza di una serie di limiti presentati dal test, evidenziando che l’intelligenza è un costrutto troppo vasto da racchiudere in un unico numero. Infatti l’intelligenza è condizionata da una serie di fattori, tra cui ricordiamo una serie di abilità cognitive, la cultura e l’ambiente familiare da cui si proviene.
Osservò, inoltre, che alcuni dei bambini sottoposti al test erano in grado di rispondere a domande rivolte a soggetti più grandi, ottenendo chiaramente punteggi maggiori. Nacque, in questo modo, il concetto di età mentale e di età cronologica.

L’età cronologica rappresenta l’età di un individuo, ovvero quanto vecchio è, e si calcola a partire dal giorno di nascita. Quindi, una persona nata il 22 luglio del 1990, oggi ha un’età cronologica pari a 25 anni e 8 mesi.

L’età mentale, invece, è una misura delle capacità cognitive di un soggetto equiparate al rendimento medio dei soggetti aventi la stessa età. Un ragazzo di 15 anni che riesce a rispondere a domande tipiche dei 19 anni, avrà 19 anni di età mentale e 15 di età cronologica. Insomma, l’età mentale si basa sullo sviluppo intellettuale e cognitivo, mentre l’età cronologica fa riferimento alla data di nascita. Se l’età cronologica coincide con l’età mentale, allora si ha una intelligenza nella media.

Il test Binet-Simon ha mosso molto interesse soprattutto oltre oceano, nella Stanford University. In quell’ambito lo psicologo Terman standardizzò il test, ormai chiamato Standford-Binet, ovvero individuò norme standard cioè uguali per tutti, su un campione di soggetti americani. Questo test aveva sempre un unico punteggio totale, QI (quoziente intellettivo), calcolato dividendo l’età mentale del soggetto per l’età cronologica e moltiplicando questo numero per 100, punteggio medio ottenibile al test. Ad esempio, un bambino con un’età mentale di 12 anni e un età cronologica di 10 avrebbe un quoziente intellettivo di 120 = (12 / 10 x 100 ) .

La Stanford- Binet rimane uno strumento di valutazione popolare anche oggi, nonostante sia stato revisionato più volte in tutti questi anni.

 

La Scala Wechsler

Wechsler, più tardi, partendo dai limiti dalla Stanford-Binet, propose un nuovo test d’intelligenza. Egli sosteneva che l’intelligenza derivasse da una serie di abilità cognitive e mentali, correlate tra loro ma valutabili singolarmente: la comprensione verbale, la working memory, l’organizzazione percettiva e la velocità di elaborazione dell’informazione in un compito. Ognuna di queste aree a sua volta era formata da una serie di sotto-scale, che permettevano di misurare i costrutti in maniera più accurata. Inoltre, sviluppò una versione della scala adatta ai bambini (WISC) e un’altra per valutare forme di Intelligenza primaria (WPPSI). La versione per adulti del test è stata rivista più volte dalla sua pubblicazione originale ed è ora conosciuto come la WAIS-IV, che presenta norme e taratura diverse da quelle originarie.

La WAIS fornisce punteggi in quattro principali aree di intelligenza, come detto sopra, e prevede anche due punteggi generali che possono essere utilizzati come una sintesi di intelligenza generale: un quoziente intellettivo derivante dalla somma dei punteggi nelle quattro aree, e un indice di abilità generale derivante dalla somma dei punteggi a sei sotto-scale del test (General Ability Index, GAI).
Il punteggio medio ottenibile è sempre 100 con deviazione standard pari a 15. In questo modo, si individua un range che varia da 85 e 115 che costituisce il range della media. Punteggi bassi al test indicano possibili difficoltà di apprendimento da parte del soggetto sia in generale sia in aree specifiche.

 

Conclusione e aspetti neuroscientifici

Messaggio pubblicitario Concludendo, esistono due grandi teorie sull’intelligenza: la prima che sostiene l’esistenza di un unico fattore e la seconda che individua più forme di intelligenza.
Un recente studio pubblicato da Hampshire e collaboratori condotto presso la University of Western Ontario ha esaminato le aree del cervello implicate nell’esecuzione di test per valutare l’intelligenza durante una sessione di risonanza magnetica funzionale. Lo scopo era individuare un’area globale, o aree dominio specifiche in relazione ai diversi compiti eseguiti.
I risultati evidenziarono le attivazioni di regioni specifiche per compiti specifici. Quindi, si hanno aree diverse per capacità cognitive diverse. Questo risultato andrebbe verso la conferma dell’esistenza di diverse forme di intelligenza sottese da aree specifiche: memoria a breve termine, ragionamento induttivo e le capacità verbali.

Poco si conosce ancora circa il funzionamento specifico di queste aree, di come comunichino tra di loro e di come influenzino le performance in un compito. Sicuramente possiamo dire che compiti diversi sono elaborati in aree cerebrali diverse, ma sono necessari studi ulteriori per approfondire o implementare tali risultati.

 

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L'intelligenza si può suddividere in intelligenza fluida, base dell’apprendimento, e in intelligenza cristallizzata, base della conoscenza già acquisita.

Bibliografia

  • Hampshire, A., Highfield, R.R., Parkin, B.L., Owen, A.M. (2012). Fractionating human intelligence. Neuron 76:1225-1237.
  • Binet, A., Simon, Th. (1916). The development of intelligence in children: The Binet–Simon Scale. Publications of the Training School at
  • Vineland New Jersey Department of Research No. 11. E. S. Kite (Trans.). Baltimore: Williams & Wilkins. Retrieved 18 July 2010.
  • Terman, L.M., Merrill, M. A. (1960). Stanford–Binet Intelligence Scale: Manual for the Third Revision Form L–M with Revised IQ Tables by Samuel R. Pinneau. Boston (MA): Houghton Mifflin.
  • Wechsler, D. (1955), WAIS. Scala d’Intelligenza Wechsler per Adulti. Tr. it. O.S. Organizzazioni Speciali, Firenze 1974
  • Picone. L. (2013). Teorie e tecniche dei test. Carocci Ed, Roma.
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