Siamo davvero felici? Come la percezione della nostra felicità cambia in chi ci osserva

Secondo uno studio ci sarebbe una discrepanza tra il modo in cui ognuno percepisce la soddisfazione della propria vita e come viene giudicata dagli altri

ID Articolo: 117515 - Pubblicato il: 03 febbraio 2016
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In un recente studio pubblicato sul Journal of Happiness Studies, i ricercatori hanno scoperto una grande discrepanza tra come un gruppo di intervistati hanno valutato la propria soddisfazione di vita e come l’hanno giudicata degli osservatori esterni sulla base di un colloquio.

Lo studio ha coinvolto 500 partecipanti che sono stati invitati ad assegnare un voto su una scala da 1 a 10 alla propria soddisfazione generale di vita. I partecipanti sono stati poi intervistati e hanno risposto a diverse domande aperte su esperienze positive e negative, la salute, e altri aspetti della propria vita. Ogni intervista è stata poi analizzata da 12 valutatori diversi e i partecipanti sono stati inseriti su una nuova scala da 1 a 11 allo scopo di aggiungere maggiore profondità alla categorizzazione.

Messaggio pubblicitario Queste le 11 categorie in cui era suddivisa la nuova scala:

11- Serenità: Gli intervistati sono autenticamente soddisfatti della loro vita. I loro problemi tendono ad essere piccoli e loro riescono facilmente a farvi fronte.

10-Serenità con qualche difficoltà: Gli intervistati sono per lo più spensierati. Citano circostanze negative, ma queste non incidono realmente sullo stato d’animo generale.

9-Felicità Resiliente: Questa è simile alla categoria precedente, ma le circostanze negative sono significative. Queste persone hanno una forte capacità di coping e sanno accogliere le sfide della vita.

8- bilancio sostanzialmente positivo ma con difficoltà consistenti: Simile alla categoria precedente, ma con minori capacità di coping. Queste persone sono rassegnate (“sono abituato a questo”).

7-ambiguità: questi intervistati hanno riferito forti esperienze ed emozioni sia positive che negative.

6-equilibrato: questa categoria è come la categoria ambiguità, ma meno intensa.

5-poco emotivi: superficiali o indifferenti, questi intervistati non hanno mostrato sentimenti forti nè negativi nè positivi.

4-Inappagati: Gli intervistati sono leggermente negativi. Mostrano una mancanza di soddisfazione e “sembrano vivere una vita che non hanno scelto.” Giustificano o minimizzano la mancata soddisfazione di obiettivi e sogni.

3-Vita disarmonica ma con supporto: Gli intervistati sono “tristi, oppressi o stressati, ma con risorse positive o supporto”. Hanno problemi nelle principali aree di vita e il benessere emotivo è ostacolato, ma hanno ancora esperienze positive o relazioni che danno gioia.

2-Vita disarmonica senza supporto: Questa è come la categoria precedente, ma senza un sistema di supporto positivo. La vita spinge queste persone verso il basso, c’è assenza di tensione verso il futuro.

1-Depressione dominante: Caratterizzata da totale disperazione, infelicità, disperazione e insoddisfazione per le circostanze della vita.

Messaggio pubblicitario Dopo aver analizzato le interviste i ricercatori hanno scoperto grosse discrepanze tra come gli intervistati auto-valutano la loro soddisfazione di vita e come invece descrivono la loro vita in un racconto da dare ai valutatori. Gli effetti di questa discrepanza sono evidenti nei valori di soddisfazione di vita assegati dai valutatori: solo 15 persone si sono assegnate un valore uguale o inferiore a 5, ma i valutatori esterni hanno assegnato a ben 40 persone valori uguali o inferiori a 5. E, ancora più sorprendente, solo 6 di questi casi risultavano abbinati. Uno degli intervistati, ad esempio, si è attribuito un 10, ma i valutatori gli hanno dato 3!
Inoltre non solo le auto-valutazioni non si allineano con rating esterni, ma diversi valutatori tendono a valutare lo stesso intervistato in modo diverso.
Secondo i ricercatori queste discrepanze sono da attribuire al bisogno di trasmettere un’ immagine positiva di sè, alla paura di lamentarsi, o a un sistema di autodifesa che induce alla sottostima degli elementi di insoddisfazione nella propria vita.

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