Uno dei test più utilizzati nella pratica clinica ma anche nella ricerca come supporto alla diagnosi dei disturbi psichiatrici, così come anche del disturbo borderline di personalità è l’MMPI-2 (Hathaway & McKinley, 1989).
E’ possibile delineare uno specifico profilo MMPI-2 in pazienti con Disturbo Borderline di Personalità?
Il disturbo borderline di personalità
Il Disturbo Borderline di Personalità si manifesta nel 2% della popolazione, in prevalenza nelle donne, ed è il disturbo di personalità più frequentemente osservato nella pratica clinica, a causa della sofferenza che genera e per i frequenti ricoveri e ospedalizzazioni che comporta.
La caratteristica principale del Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è la presenza di bruschi e rapidi cambiamenti dell’umore, instabilità nei comportamenti e nelle relazioni interpersonali, impulsività e instabilità dell’immagine di sé.
Ad oggi, la psicoterapia sembra essere il trattamento di elezione per la cura del Disturbo Borderline di Personalità e, proprio per questo motivo, una valutazione psicodiagnostica che porti ad una diagnosi ben definita e alla successiva pianificazione dell’intervento, appare di importanza fondamentale per un intervento tempestivo.
Uno dei test più utilizzati nella pratica clinica ma anche nella ricerca come supporto alla diagnosi dei disturbi psichiatrici, così come anche del Disturbo Borderline di Personalità è l’MMPI-2 (Hathaway & McKinley, 1989).
E’ possibile delineare uno specifico profilo MMPI-2 in pazienti con Disturbo Borderline di Personalità?
Lo studio
Uno studio RCT di Nasiri et al. (2013) ha cercato di fornire una risposta a questo quesito. Nella ricerca, il profilo medio MMPI-2 ottenuto in 50 donne con Disturbo Borderline di Personalità in trattamento ambulatoriale è stato confrontato con quello ottenuto da un campione di 50 donne selezionate al di fuori dei contesti ambulatoriali.
I risultati hanno evidenziato differenze significative tra le medie dei due profili ottenuti. In particolare, pazienti con diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità hanno ottenuto un punteggio molto elevato sia nella scala F che nelle scale cliniche 1, 3, 4, 7 e 8.
Fig. 1 Tratto da Nasiri et al (2013): confronto tra i profili medi MMPI-2 ottenuti nel gruppo BDP e nel gruppo non BDP.
Tali risultati sono in linea anche con i risultati ottenuti in studi precedenti (Edell, 1987; Hurt, 1985 e Gandolfo, 1991) e sono interpretabili sulla base dell’eterogeneità sintomatologica (disturbi d’ansia, di funzionamento della personalità e sintomi psicotici transitori) che caratterizza il disturbo Borderline e che produce sull’MMPI-2 un’elevazione notevole di molte scale cliniche di base.
Tuttavia lo studio presentato, seppure fornisca risultati incoraggianti, presenta alcuni limiti. In particolare, il limite più evidente è stata la pressoché totale assenza di studi recenti in merito con cui poter confrontare i risultati ottenuti; in secondo luogo il campione era costituito esclusivamente da donne e questo riduceva di gran lunga la possibilità di poter generalizzare i risultati. Infine, il gruppo di controllo era rappresentato da soggetti appartenenti a popolazione non clinica mentre interessante sarebbe comprendere se l’MMPI-2 sia in grado di discriminare in maniera fine il Disturbo Borderline di Personalità dagli altri disturbi di personalità descritti nel modello alternativo del DSM-5.