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Oltre la cultura degli psicofarmaci in infanzia e adolescenza: il Ministro della Salute apre un tavolo tecnico sul tema degli antidepressivi a bambini e adolescenti

L'aumento di prescrizioni di psicofarmaci ai più piccoli potrebbe dirsi il risultato di una cultura che non rispetta i bisogni evolutivi e di crescita?

ID Articolo: 116644 - Pubblicato il: 07 gennaio 2016
Oltre la cultura degli psicofarmaci in infanzia e adolescenza: il Ministro della Salute apre un tavolo tecnico sul tema degli antidepressivi a bambini e adolescenti
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Il tema degli psicofarmaci per i bambini non può essere trattato al di fuori di un approccio globale di psicologia di comunità orientato a valutare quali sono realmente i bisogni del bambino nel suo percorso di crescita fisica e di sviluppo psicologico.

Qual è la posizione degli psicologi sul tema degli psicofarmaci antidepressivi per bambini e adolescenti? Quali sono gli strumenti che mettono in campo gli psicologi per sostenere il bambino e la sua famiglia di fronte a situazioni di disagio psicologico?

Messaggio pubblicitario I risultati delle prassi sulla somministrazione degli psicofarmaci ai bambini e adolescenti è ritornato alla luce in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ONU. I problemi sono numerosi e naturalmente coinvolgono aspetti economici, sociali e politici.

L’associazione Giù le mani dai Bambini che ha come mission anche la farmacovigilanza pediatrica ha presentato un comunicato stampa dove acclama la decisione del Ministero della Salute di aprire un tavolo tecnico sugli antidepressivi per bambini e adolescenti e ripercorre i lavori del Parlamento UE in occasione della giornata mondiale dell’Infanzia e dell’adolescenza. Si legge:

Al Parlamento Ue sono state chieste misure urgenti approvate per vietare il commercio del farmaco – ipotesi comunque remota – sia soprattutto per attivare una procedura di deferimento all’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) per una nuova valutazione dei prodotti medicinali a base di paroxetina nonché per aprire un’indagine finalizzata ad accertare se la multinazionale farmaceutica GlaxoSmithKline (GSK) – la quale commercializza tuttora l’antidepressivo, e che, pur interpellata su quest’ultimo studio BMJ, si è trincerata dietro un ostinato silenzio – non abbia violato le norme antitrust dell’UE, garantendo un vantaggio sleale al proprio prodotto, che, secondo il British Medical Journal, e inefficace e pericoloso.

E’ proprio su questo tema che la comunità degli psicologi dovrebbe portare la propria riflessione ed esperienza per affermare l’importanza degli strumenti preventivi del disagio psicologico nell’età dello sviluppo come il sostegno psicologico individuale, famigliare e la programmazione di interventi psico-sociali di comunità.

Il tema degli psicofarmaci per i bambini non può essere trattato al di fuori di un approccio globale di psicologia di comunità orientato a valutare quali sono realmente i bisogni del bambino nel suo percorso di crescita fisica e di sviluppo psicologico.

Nel dibattito di questi giorni non compare questa riflessione che in realtà è la premessa epistemologica più importante perché permette di avvicinarsi al tema degli strumenti che favoriscono il benessere psicosociale del bambino e dell’adolescente. E’ importante, quindi, a fianco della presa di posizione contro gli psicofarmaci nell’età evolutiva iniziare a ribadire l’importanza di tenere in considerazione i bisogni evolutivi del bambino e dell’adolescente e il rispetto del percorso di sviluppo psicologico (relazionale, sociale, emotivo e cognitivo).

E’ evidente, infatti, per chi lavora sul campo che in molti casi si confondono comportamenti fisiologici dell’infanzia con modalità sintomatiche semplicemente perché la società degli adulti si è dimenticata o non conosce o non rispetta le espressioni comportamentali proprie del bambino.

A questo proposito si ricorda che nel mondo della scuola c’è stato bisogno di una Circolare Ministeriale (C.M. 8 del 6 marzo 2013) per riportare l’attenzione del mondo degli adulti sui bisogni del bambino e sull’importanza di osservare e capire la realtà psicologica del bambino e organizzare un progetto educativo individualizzato che tenesse in considerazione le esigenze specifiche.

I bisogni evolutivi speciali non sono altro che i bisogni presentati dai bambini che vivono situazioni sociali, psicologiche e famigliari precise. Abbiamo avuto bisogno di una circolare ministeriale per capire che i bambini sono tutti diversi, che possono avere problemi e soffrire come gli adulti e che tutto questo ha un impatto sulle possibilità di apprendere in modo sereno!

Oggi il mondo degli adulti, di fronte a comportamenti evolutivi del bambino come l’esigenza di muoversi, di correre, di giocare, è in difficoltà perché non è in grado di gestire l’esuberanza o l’apatia o l’inattività o di organizzare ambienti funzionali alla crescita e sviluppo del bambino. E’ in atto una tendenza a utilizzare categorie diagnostiche di fronte alla difficoltà degli adulti di gestire comportamenti evolutivi fisiologici o espressioni di disagio sociale, famigliare e culturale del bambino. L’aumento delle diagnosi di Adhd, infatti, è espressione di questo fenomeno. Lo stesso vale per la depressione infantile o la fobia scolastica che spesso sono il risultato di complessità sociali e famigliari, ma anche di richieste cognitive superiori alle possibilità del bambino.

Messaggio pubblicitario Sulla base di queste riflessioni si ritiene importante proprio in relazione al dibattito sulla pericolosità degli psicofarmaci nell’infanzia iniziare a diffondere una cultura che parte dai bisogni evolutivi dei bambini per arrivare ad organizzare spazi educativi e sociali che rispettino l’infanzia e promuovano il diritto alla salute e al benessere psicosociale del bambino.

La comunità degli psicologi così come di altri professionisti socio-educativi-sanitari ha maturato un’esperienza indiscutibile rispetto al sostegno e alla cura delle problematiche psicologiche dell’infanzia e dell’adolescenza che dovrebbe essere considerata la strada principale in queste situazioni. E’ importante che gli psicologi ribadiscano che il sostegno psicologico, la psicoterapia, le attività psico-espressive sono gli strumenti elettivi nella gestione del disagio psicologico dell’infanzia e adolescenza, a fianco dei percorsi di psicologia di comunità finalizzati a creare spazi socio-educativi dove il bambino possa fare esperienza del proprio mondo sociale, affettivo e cognitivo.

Purtroppo l’aumento vertiginoso della prescrizione degli psicofarmaci ai bambini è il risultato di una cultura che non rispetta i comportamenti tipici dell’infanzia, i bisogni evolutivi e i tempi di crescita e maturazione psicologica del bambino. La nostra società obbliga il bambino a diventare adulto il prima possibile e questo sta avvenendo anche nella cura farmacologica dove non sono tenuti presenti il significato di alcuni comportamenti di disagio psicologico del bambino.

Ancora una volta ci si concentra sul sintomo senza chiedersi il perché il bambino presenta quell’insieme di manifestazioni e si utilizza un farmaco per contenere, ridurre il problema comportamentale. Per questo è importante nella giornata dell’infanzia e dell’adolescenza ricordarsi del bambino che è in noi per progettare percorsi di vita sociale (famiglia, scuola e ambiente sociale) e di psicologia di comunità che tengano presente i reali bisogni evolutivi dei bambini, i diritti dei bambini, il rispetto dei tempi di crescita e maturazione psicologica e la tutela della salute del bambino e dell’adolescente.

 

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Bibliografia

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  • C.M. 8 del 6 marzo 2013 – Strumenti di intervento per gli alunni con bisogni educativi speciali (BES)
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  • Francescato D., Tomai M,, Ghirelli G., ( 2011), Fondamenti di psicologia di comunità. Principi, strumenti, ambiti di applicazione. Carocci. Roma.
  • Bianchi di Castelbianco F. , Poma L., (2006), Giù le mani dai bambini Iperattività, depressione e altre «moderne» malattie:la salute dei minori e il marketing del farmaco. Magi Editore. Roma.
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