Natura e cultura nel comportamento umano: la genetica del comportamento in pillole

La genetica ha la facoltà di mettere in relazione la biologia al comportamento: potrebbe essa fornire alla psicologia un posto tra le scienze biologiche?

ID Articolo: 116628 - Pubblicato il: 07 gennaio 2016
Natura e cultura nel comportamento umano: la genetica del comportamento in pillole
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La genetica è una delle più grandi conquiste del ventesimo secolo, ha la facoltà di mettere in relazione le scienze biologiche con quelle comportamentali e fornisce alla psicologia, la scienza del comportamento, un posto tra le scienze biologiche.

Valeria Fiocco, Rosanna Narisi, Valentina Pedrazzetti – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi

La genetica è una delle più grandi conquiste del ventesimo secolo, a cominciare dalla scoperta delle leggi dell’ereditarietà di Mendel, fino all’ottenimento della prima sequenza di DNA dell’intero genoma umano. Questa disciplina ha la facoltà di mettere in relazione le scienze biologiche con quelle comportamentali e fornisce alla psicologia, la scienza del comportamento, un posto tra le scienze biologiche (Plomin, 2001). La genetica include diverse strategie di ricerca, una delle quali è la genetica quantitativa, dedicata all’analisi dell’influenza dei geni e dell’ambiente e basata principalmente sugli studi sui gemelli.

Origini e sviluppi

Da tempo i gemelli attirano l’attenzione della scienza e da circa ottant’anni sono oggetto di ricerche sistematiche. Gli studi sulle coppie gemellari sono oggi universalmente considerati il metodo più potente per stabilire l’importanza dell’impatto dei geni e dell’ambiente nel determinare malattie e tratti di comportamento.

Tuttavia, non hanno sempre goduto dell’approvazione di cui oggi dispongono: nel tempo, infatti, si sono avvicendati periodi di rapido progresso e momenti di disinteresse e rifiuto per la nascente disciplina (Parisi, 2004).

Le radici di questo campo di ricerca si collocano nelle teorizzazioni di Gregor Mendel. Sulla base di molti esperimenti, Mendel concluse che in ogni individuo ci sono due elementi di ereditarietà per ciascun carattere che possono agire in maniera dominante o recessiva. Essi segregano (quindi si dividono) durante la riproduzione e la prole riceve perciò solo uno dei due elementi da ciascun genitore.

Il vero e proprio studio scientifico dei gemelli si fa unanimemente risalire a Sir Francis Galton, cugino di Charles Darwin, che nel 1875 propose di osservare i gemelli per capire in che misura i fattori ereditari e quelli ambientali potessero influire sullo sviluppo della persona.

Il suo approccio scientifico, detto anche metodo classico dei gemelli, si basava sul presupposto che i gemelli monozigoti avessero identico patrimonio genetico e che i dizigoti avessero la stessa relazione genetica che si riscontra nei fratelli comuni.

Secondo Galton quindi l’osservazione delle differenze tra coppie di gemelli identici e fraterni avrebbe permesso di stimare il peso dell’ereditarietà e dell’ambiente. Premesso infatti un identico ambiente educativo per le rispettive coppie, se i monozigoti avessero presentato caratteristiche simili e i dizigoti caratteristiche contrastanti, sarebbe stato facile dimostrare che, nello sviluppo della personalità, ciò che conta veramente è il fattore ereditario. Galton viene ricordato anche come il fondatore dell’eugenetica, cioè lo studio dei mezzi atti a proteggere, accrescere e perfezionare gli esemplari più robusti e “meglio dotati” delle razze umane

Le tesi scientifiche non sono mai slegate dal contesto ideologico, filosofico e storico nel quale vengono prodotte: le idee di Galton servirono ai conservatori per giustificare le disparità sociali della società inglese del XIX secolo, che, nella loro concezione, erano dovute all’ereditarietà dell’intelligenza e non a disparità culturali ed economiche.

L’analisi sistematica delle somiglianze fra gemelli monozigoti e dizigoti fu introdotta da Siemens (1924) che formulò la regola secondo la quale i gemelli identici presentano una concordanza maggiore rispetto ai gemelli fraterni se il tratto preso in esame è ereditabile.,

Più tardi, durante il nazismo, le tesi dell’eugenetica trovarono nuova linfa grazie al conte Otmar von Verscheuer e al suo allievo Josef Mengele, che furono attratti dall’idea di creare una razza superiore con l’ausilio della manipolazione genetica. In particolare, Mengele, cercò di dimostrare le proprie tesi razziste attraverso orribili esperimenti condotti sui gemelli nel lager di Auschwitz.

Per questo motivo il dopoguerra concise con un periodo in cui le teorie eugenetiche e gli studi sui gemelli vennero completamente screditati.

Al declino degli studi sull’ereditarietà contribuirono anche alcune teorie psicologiche, in particolare quelle del comportamentismo, secondo le quali lo sviluppo dell’individuo è fortemente influenzato dall’ambiente in cui vive e dall’educazione che gli è impartita. Tali teorie, enunciate in alcune lezioni tenute da John B. Watson alla Columbia University nel 1912, costituirono la premessa per le grandi riforme sociali avvenute negli anni Sessanta e per la successiva affermazione del mito dell’istruzione di massa.

Oggi, il pendolo ideologico è cambiato ancora: gli incredibili progressi della genetica hanno permesso di declinare gli astratti concetti dell’ereditarietà in reali frammenti di DNA.

Messaggio pubblicitario Gli attuali studi sui gemelli dimostrano che la maggior parte delle caratteristiche umane sono almeno parzialmente influenzate dai geni. Tuttavia, la vecchia dicotomia tra ereditarietà e ambiente non è più molto utile. Molte attività e funzioni dei geni sono aperte a influenze di tipo ambientale: i geni stessi possono essere attivati o spenti da segnali che provengono dall’esterno.

E’ anche possibile che i geni possano influenzare l’ambiente: alcune persone hanno una preferenza innata per lo sport, altre hanno il dono della scrittura. Le persone potrebbero perciò essere “destinate” dai loro geni a frequentare un certo tipo di amicizie e di ambienti culturali? Se ciò fosse vero, i geni di un individuo potrebbero certamente plasmare l’ambiente in cui agiscono almeno quanto l’ambiente plasma le attività dei geni.

Oggi gli studi sui gemelli, fondamentali per rispondere a tali quesiti, sono tornati in auge e molti gemelli in tutto il mondo partecipano alle nuove ricerche.

Lo studio della genetica del comportamento umano

Le influenze genetiche

Quelli che Mendel definiva genericamente elementi sono oggi noti come geni. Essi costituiscono l’unità base dell’ereditarietà e si presentano in più forme alternative dette alleli. La combinazione di tutti gli alleli di un individuo costituisce il suo genotipo, mentre l’insieme dei caratteri osservabili si definisce fenotipo.

Un carattere si dice monofattoriale quando è influenzato da un singolo gene che agisce in maniera dominante o recessiva (eredità mendeliana). Un allele si definisce dominante se produce un particolare fenotipo quando è presente allo stato eterozigote (presenza di differenti alleli per un determinato locus sui due membri di una coppia di cromosomi) e recessivo se produce un particolare fenotipo solo quando è presente allo stato omozigote (presenza dello stesso allele in un dato locus su entrambi i membri di una coppia di cromosomi).

Se un carattere è controllato da più geni lo si definisce, invece, poligenico. In generale, ciascuno dei geni che lo condizionano è ereditato in accordo con le leggi di Mendel. Tuttavia, non tutti gli alleli si comportano in modo completamente dominante o recessivo: molti alleli sono addittivi, nel senso che ciascuno di essi contribuisce in parte al fenotipo.

La maggior parte delle caratteristiche fenotipiche e comportamentali mostrano un’eziologia poligenica: esse sono determinate dall’azione congiunta di diversi geni, ciascuno portatore di un piccolo contributo. Il meccanismo della loro eredità è quindi più complesso e non è facile individuare quali e quanti geni cooperano nella specificazione di una data caratteristica (Boncinelli, 1998).

Le influenze ambientali

Nessun carattere è determinato esclusivamente dal patrimonio genetico, nemmeno quelli la cui trasmissione è legata ad un singolo allele dominante. Nel campo della genetica quantitativa, la parola ambiente include tutte le influenze che non siano dovute a fattori genetici. Questa accezione è più ampia di quella comunemente usata in psicologia, infatti oltre a quello che è comunemente inteso, come l’influenza dei genitori, l’ambiente comprende gli eventi prenatali, gli eventi biologici non genetici che si verificano dopo la nascita (malattie, alimentazione) e le modificazioni del DNA non ereditate.

Per i tratti complessi l’influenza ambientale è generalmente importante quanto quella genetica.
In generale, il modello eziologico più̀ accreditato per tratti di natura complessa come quelli psicologici e comportamentali è quello in cui geni diversi, ciascuno con un piccolo effetto, interagiscono tra loro e con fattori ambientali nel determinare una condizione di maggior rischio di sviluppare un certo comportamento. Tale modello è detto multifattoriale.

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Bibliografia

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  • Purcell (2011), Appendice. In Plomin, R., DeFries, J.C., McClearn, G.E., McGuffin, P. (a cura di), Genetica del comportamento. Tr. It. Raffaello Cortina, Milano 2001.
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