Intelligenti si nasce? Verso una visione incrementale delle capacità cognitive

Le teorie entitarie sostengono che l'intelligenza sia innata e immodificabile, mentre quelle incrementali sostengono che essa possa essere potenziata.

ID Articolo: 115000 - Pubblicato il: 20 novembre 2015
Intelligenti si nasce? Verso una visione incrementale delle capacità cognitive
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Corinne Oppedisano

 

L’intelligenza è una capacità complessa di cui la definizione e l’ operazionalizzazione risultano complesse e dunque molteplici. Per Piaget l’intelligenza è una forma di adattamento dell’organismo all’ambiente fisico e sociale circostante, secondo una reciproca influenza che riguarda non solo la capacità dell’ambiente di modificare l’organismo ma anche la possibilità per l’organismo di agire attivamente sull’ambiente a proprio vantaggio.

Secondo Dweck, le teorie dell’intelligenza possono essere suddivise in due macrocategorie: le teorie entitarie e quelle incrementali. Il primo gruppo di teorie concepisce l’intelligenza come una forma fissa e data, un’entità stabile e immodificabile, un patrimonio che ogni individuo riceve alla nascita e sul quale non ha nessuna possibilità di accrescimento. Secondo le teorie incrementali, invece, le abilità cognitive sarebbero il risultato delle stimolazioni ambientali e delle esperienze di apprendimento che, a partire dal patrimonio di risorse individuali, permettono un ampliamento, non tanto della conoscenza, quanto degli strumenti di analisi e comprensione del reale che consentono un arricchimento dei mezzi verso la conoscenza.

Ognuno di noi ha la propria teoria implicita dell’intelligenza, una concezione sulle abilità cognitive che è in grado di determinare atteggiamenti diversi di fronte alle sfide da affrontare e differenti reazioni al fallimento. Coloro che possiedono una visione entitaria dell’intelligenza preferiscono affrontare compiti in cui sanno di riuscire, questo perché il fallimento è vissuto come una conseguenza della propria immodificabile incapacità di affrontare il compito. Ciò induce a evitare situazioni incerte che potrebbero in realtà rappresentare delle preziose opportunità di apprendimento.

Messaggio pubblicitario Il ritenere di poter accrescere le proprie potenzialità cognitive induce invece a cercare attività sfidanti che rappresentano delle occasioni per acquisire nuove capacità. Anche il fallimento dunque non rappresenta la reificazione di uno status quo di immodificabile mancanza, quanto piuttosto l’opportunità di capire che bisogna cambiar strategia e adottare nuove soluzioni, più adatte alla richiesta dell’ambiente. Ne consegue che la teoria dell’intelligenza determina un atteggiamento verso l’apprendimento che risulta centrale in tutti i contesti formativi e lavorativi, primo fra tutti la scuola. Incoraggiare la discussione sulle teorie implicite dell’intelligenza che guidano un alunno può rappresentare una preziosa occasione per accompagnare verso una modificazione dell’atteggiamento nei confronti dello studio ma anche più in generale nei confronti delle situazioni extra-scolastiche.

Le potenzialità della discussione sulle teorie dell’intelligenza sono molteplici perché da un lato agiscono sulla propensione ad affrontare compiti sempre più difficili, dall’altro permettono di risignificare l’errore, il quale non è più un segno della propria mancanza ma un’opportunità di rimettersi in discussione e fare meglio. Bisogna evidenziare altresì come sia importante favorire una visione incrementale dell’intelligenza prima di tutto nei formatori coinvolti nelle sfide educative, come gli insegnanti. Un docente che ha un modello entitario dell’intelligenza favorirà l’interiorizzazione dello stesso tipo di teoria anche negli alunni a cui insegna. Un insegnante che crede nella modificabilità cognitiva strutturale dell’alunno, al contrario, può incoraggiare il cambiamento, favorire la crescita e determinare nuovi stili di apprendimento. Anche i genitori hanno un ruolo centrale nel determinare l’adozione di un modello di intelligenza incrementale. In particolare la lode in seguito al successo, così come la critica di fronte all’insuccesso, favoriscono una visione incrementale dell’intelligenza quando sono rivolte alle strategie e all’impegno che il bambino ha posto nel compito. Al contrario lodare o criticare la persona induce a ritenere che la prestazione sia centrale nel definire il valore di sé e questo instilla la paura del fallimento che rappresenta un forte ostacolo alla crescita personale.

Messaggio pubblicitario L’adozione di un modello incrementale dell’intelligenza ha dato vita negli ultimi decenni a numerosi programmi di educazione cognitiva la cui finalità è accompagnare la persona verso un cambiamento che sperimenterà attivamente in prima persona. Fra questi ricordiamo il metodo Feurestein che, facendo della modificabilità cognitiva strutturale il presupposto imprescindibile dell’intervento, attraverso un’esperienza di apprendimento mediato, si propone di accompagnare la persona verso una maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità e del proprio stile cognitivo e verso una sperimentazione di nuove modalità di pensiero, il tutto nel contesto di una relazione con il mediatore- formatore che restituisce importanza anche agli aspetti emotivi delle situazioni di apprendimento. Una buona relazione fra formatore e discente appare dunque come il presupposto irrinunciabile sul quale si fonda la discussione e la ridefinizione dell’ intelligenza che rendono possibile l’inizio di un percorso verso una maggiore consapevolezza del proprio funzionamento mentale e una maggiore autonomia.

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Bibliografia

  • Dweck C.S. (2000).Teorie del sé. Intelligenza, motivazione, personalità e sviluppo. Erickson, Trento.
  • Feuerstein, F., Rand, Y., & Rynders, J.E. (1995). Non accettarmi come sono, Sansoni Editore, Firenze.
  • Piaget, J. (2011). Psicologia dell’intelligenza. Giunti Editore, Firenze.
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