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La teoria della mente – Introduzione alla Psicologia nr. 35

Avere una teoria della mente significa saper attribuire a sè e agli altri stati mentali, agire sulla base di questi e prevedere il comportamento altrui.

ID Articolo: 115829 - Pubblicato il: 26 novembre 2015
La teoria della mente – Introduzione alla Psicologia nr. 35
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Avere una teoria della mente significa riuscire ad attribuire stati mentali, ovvero credenze, emozioni, desideri, intenzioni, pensieri, a sé e agli altri e assumere, sulla base di queste presupposti, il proprio e l’altrui comportamento (Sempio et al., 2005).

Si tratta di un’abilità utilizzata quotidianamente e serve ad avere rappresentazioni del funzionamento della mente altrui che permettono di gestire gli stati interni e le relazioni sociali al meglio. Infatti, proprio grazie alla teoria della mente è possibile spiegare, predire e agire sul comportamento proprio e altrui (More, Frye, 1991).

Messaggio pubblicitario La teoria della mente fa riferimento a stati mentali inferiti da una serie di comportamenti che costituiscono, unitamente, un sistema esplicativo e unitario di rappresentazioni.

La teoria della mente si sviluppa durante i primi anni di vita grazie a una sana interazione con le figure di riferimento e permette di avere uno specchio sulle proprie e altrui capacità cognitive.

Sono state individuate delle variabili che facilitano la formazione di una teoria della mente nel bambino in interazione con un adulto:

  • Attenzione Condivisa, portare la concentrazione contemporaneamente su una stessa cosa o gioco;
  • Imitazione Facciale, riproduzione di particolari mimiche facciali
  • Gioco di Finzione, simulare finti giochi tra adulto e bambino

 

Teoria della mente: “fredda” e “calda”

La teoria della mente, permette di avere delle rappresentazioni mentali sociali (Astington, 2003), e di cogliere esattamente cosa una persona vuole comunicare (Baron-Cohen, 1995). Sulla base di queste affermazioni, è possibile fare una distinzione tra una teoria della mente “fredda”, usata spesso con fini manipolatori e antisociali, e una teoria della mente “calda”, avente scopi volti al benessere sociale e comunitari.

Dicevamo, che la teoria della mente può essere usata per perseguire scopi manipolatori come nel caso dell’inganno (Howilin, Baron-Cohen, Hadwin, 1999) o per interpretare sentimenti e emozioni altrui, ottenendo vicinanza psicologica come nel caso dell’empatia (McIlwan, 2003) o della comunicazione degli stati emotivi tra madre e bambino (Riva Crugnola, 1999).

La teoria della mente nello sviluppo della psiche dei bambini

Mostrare una padronanza della teoria della mente risulta essere una funzione altamente adattiva per il bambino (Fonagy, Target, 2001). Infatti, quando il bambino riesce a esplicare questa capacità attribuendo stati mentali agli altri diventa in grado di dare un senso al comportamento e a prevedere le reazioni emotive in relazione a un comportamento proprio e altrui. Questa abilità permette, di conseguenza, la messa in atto di comportamenti adatti a ogni situazione sociale.

Messaggio pubblicitario Secondo Fonagy (2001) il bambino grazie all’interazione con l’altro-adulto, può produrre modelli di rappresentazione del funzionamento di se stesso e dell’altro. Tali modelli gli permettono di adattarsi in maniera funzionale alle situazioni per raggiungere scopi propri e altrui. La mentalizzazione permette di acquisire due abilità: l’autoconsapevolezza e riflessività (Howilin, Baron-Cohen, Hadwin, 1999). Significa, che il bambino è consapevole delle proprie capacità e di quelle altrui ed è capace di riflettere sui propri processi mentali. In questo modo riesce a gestire e a determinare il suo comportamento, riconoscendo di avere dei limiti in alcune funzioni e di avere una serie di conoscenze a cui attingere.

Fonagy e Target (2001), sostennero che la teoria della mente, offre una funzione protettiva per tutti coloro che mostrano delle difficoltà oggettive dovute a traumi subiti, consentendogli di mantenere una sorta di integrità cognitiva ed esperenziale (Fonagy e Target, 2001).

Per concludere, è possibile dire che tale abilità si sviluppa nel tempo e col tempo, quindi non si nasce con una teoria della mente strutturata, ma essa deriva da una serie di attitudini acquisite e da esperienze verificatesi durante la prima infanzia che portano alla formazione di rappresentazioni mentali proprie e altrui che guidano il comportamento sociale del bambino e del futuro adulto.

 

 

 

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Bibliografia

  • Astington J.W. (2003) – Sometimes necessary, never sufficient: false bilief understanding and social competence, in Repacholi B., Slaughter V., (a cura di), Individual Differences in Theory of Mind. Implication for Typical and Atypical Development, Psychology Press, New York.
  • Howilin P., Baron-Cohen S., Hadwin J., (1999) – Teoria della mente e autismo. Insegnare a comprendere gli stati psichici dell’altro – Erikson, Trento, 2000.
  • McIlwan D., (2003) – Bypassing empathy. A machiavellian theory of mind and sneaky power, in Repacholi B., Slaughter V., (a cura di), Individual Differences in Theory of Mind. Implication for Typical and Atypical Development – Psychology Press, New York.
  • Moore C., Frye D. (1991) – The acquisition and utilità of theory of mind, in Frye D., Moore C., (a cura di), Children’s Theories of Mind – Erlbaum, Hillsdale.
  • Baron-Cohen S. (1995) – L’autismo e la lettura della mente – Astrolabio, Roma.
  • Fonagy P., Target M., (2001) – Attaccamento e funzione riflessiva – Tr. It. Raffaello Cortina, Milano.
  • Riva Crugnola C. (1999) (a cura di) – La comunicazione affettiva fra il bambino e i suoi partner – Raffaello Cortina, Milano.
  • Sempio L., Marchetti A., Leccio F. (2005) – Teoria della mente. Tra normalità e patologia.- Raffaello Cortina Editore.
  • Wimmer H., Perner J. (1995) – Credenze su credenze: rappresentazione e funzione di vincolo delle false credenze nella comprensione dell’inganno dei bambini, tr. It. In Liverta Sempio O.L., Marchetti A., Lecciso F. (1995), Teoria della mente. Tra normalità e patologia – Cortina Editore, Milano.
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