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Adolescenza e devianza: tra analisi scientifica e stigma sociale – In principio era il determinismo

L’analisi della devianza in adolescenza necessita di una visione completa delle caratteristiche psicologiche e sociali specifiche di questa fase di sviluppo

ID Articolo: 115382 - Pubblicato il: 12 novembre 2015
Adolescenza e devianza: tra analisi scientifica e stigma sociale – In principio era il determinismo
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Adolescenza e devianza: tra analisi scientifica e stigma sociale – Parte 1

L’analisi dei comportamenti devianti in adolescenza necessita di un punto di vista processuale, interattivo, dinamico che tenga conto delle caratteristiche psicologiche, relazionali, sociali peculiari e specifiche di questa fase di sviluppo.

Adolescenza e devianza, considerati singolarmente, sono due concetti molto complessi e sfaccettati; la complessità e l’eterogeneità aumentano notevolmente se poi vengono considerati nella loro relazione reciproca. L’analisi dei comportamenti devianti in adolescenza necessita infatti di un punto di vista processuale, interattivo, dinamico che tenga conto delle caratteristiche psicologiche, relazionali, sociali peculiari e specifiche di questa fase di sviluppo.

Questo assunto teorico e metodologico ormai assodato in letteratura, è tuttavia un’acquisizione piuttosto recente delle conoscenze in ambito psicologico, educativo, sociologico e giuridico; a lungo infatti sono state applicate ai soggetti in età evolutiva le stesse categorie conoscitive e di analisi utilizzate per gli adulti, in riferimento a logiche deterministiche e causalistiche per cui un dato comportamento ritenuto negativo era linearmente e meccanicamente prodotto da alcune cause sottostanti, di ordine biologico, fisico, genetico, oppure familiare, culturale, razziale. A ciò si è accompagnata una visione della rieducazione in senso positivistico, basata su concetti di personalità immatura o patologica, risocializzazione e modificazione della condotta mediante lo sradicamento dal contesto sociale e familiare ritenuto a priori deviante in prima battuta (De Leo, 1996; Rossi, 2004).

A lungo è mancata una visione capace di valutare in maniera sinergica e interattiva i fattori interni, di ordine cognitivo, affettivo, motivazionale, ed esterni, di natura istituzionale, culturale, sociale, relazionale. La letteratura psicologica, di scuola sia psicodinamica (Pietropolli Charmet, 2000; Maggiolini e Pietropolli Charmet, 2004) che psicosociale (Zani, 1995; Bonino, Cattelino e Ciairano, 2003), è sostanzialmente concorde nel parlare non più di ‘adolescenza’ ma di ‘adolescenze’; nessuna fase del ciclo di vita infatti si mostra eterogenea, sfaccetta e diversificata come quella dell’adolescenza. Sono stati progressivamente abbandonati i modelli di analisi universalistici, che ritenevano l’adolescenza un fenomeno sostanzialmente identico per tutti e trasversale nel tempo e nelle culture umane, e i modelli patologici, che vedevano invece l’adolescenza come condizione di rottura, sofferenza, disagio.

Messaggio pubblicitario È cresciuta nella psicologia contemporanea la consapevolezza che lo sviluppo non è un processo lineare, uguale per tutti, ma un percorso che si snoda lungo tutto l’arco di vita a partire dalle costanti interazioni tra individuo e contesti di appartenenza (Bonino, Cattelino e Ciairano, 2003). In questa visione sistemica e costruzionista, le traiettorie e i percorsi di sviluppo appaiono irregolari, mai prevedibili in modo deterministico. L’individuo e l’ambiente sono considerati elementi inseparabili, che si influenzano a vicenda, formando un sistema integrato e dinamico; si sottolinea il ruolo strutturante dell’azione individuale, in grado di selezionare e plasmare attivamente i contesti circostanti da cui però è costantemente influenzata e modellata, in un rapporto circolare e ricorsivo. L’adolescenza si mostra come fase evolutiva particolare, specifica, che richiede modelli teorici e di analisi in grado di tenere conto questi aspetti di complessità.

A questo proposito viene attualmente utilizzata in letteratura la nozione di ‘compito di sviluppo’ come linea guida per l’analisi e lo studio del benessere psicosociale in adolescenza (Zani, 1995; Bonino, Cattelino e Ciairano, 2003), utile anche per meglio conoscere e interpretare anche alcuni comportamenti adolescenziali di natura problematica, come quelli violenti, devianti o criminali (Cattelino e Bonino, 1999; Maggiolini e Pietropolli Charmet, 2004).

I compiti di sviluppo compaiono nei diversi momenti dell’arco di vita, sono caratteristici di alcune fasi evolutive e derivano dall’interazione tra maturazione fisiologica e nuove capacità cognitive e relazionali dell’individuo da un alto, e l’insieme delle influenze, delle richieste e delle norme sociali dall’altro. I compiti di sviluppo richiedono all’individuo l’adozione e l’applicazione di alcune strategie di diversa natura (cognitiva, affettiva, comportamentale, sociale) che gli consentano di superare efficacemente tali sfide; il fallimento nella risoluzione di questi compiti evolutivi preclude o compromette il futuro adattamento dell’individuo, mentre il successo favorisce il benessere psicosociale dell’individuo e pone le basi per l’acquisizione di nuovi apprendimenti e nuove risorse, utili per i compiti di sviluppo che si presenteranno nella fase evolutiva successiva.

L’adolescenza è portatrice di compiti di sviluppo fase specifici che spesso causano notevoli turbamenti, dubbi, sofferenze all’individuo che li deve affrontare, in quanto investono tutta la sfera socio-relazionale dell’adolescente, i suoi affetti, i suoi pensieri e la sua nicchia evolutiva nel complesso; i compiti di sviluppo richiedono all’adolescente un lavoro, spesso doloroso e difficile, di ricostruzione e ristrutturazione che investe tutte le aree significative della sua vita. Di conseguenza, gli adolescenti, per affrontare queste sfide evolutive, possono mettere in atto strategie talmente differenziate, che in base alle situazioni e ai contesti possono assumere valori e significati molto diversi tra loro; alcune possono avere un valore adattivo e protettivo per l’individuo, altre, al contrario, possono compromettere il suo benessere e fungere da fattori di rischio per il futuro adattamento. Queste acquisizioni teoriche si mostrano particolarmente adatte anche per analizzare e approfondire lo studio dei comportamenti devianti e delle condotte a rischio in adolescenza:

Si tratta di comportamenti che compaiono in quest’età e che possono, in modo diretto o indiretto, mettere a repentaglio il benessere psicologico e sociale, così come la salute fisica immediata o futura […]. Si tratta di comportamenti diversi, che hanno però la caratteristica comune di poter compromettere nell’immediato come a lungo termine, il benessere fisico, psicologico e sociale

Bonino, Cattelino e Ciairano, 2003, p. 31-32.

Questi comportamenti sono stati a lungo definiti problematici dalle precedenti prospettive teoriche basate soprattutto sugli aspetti normativi e sulle regole della società; oppure sono stati descritti come francamente patologici, ma alla luce della nuova prospettiva di studio proposta, concependo il benessere come un costrutto complesso che coinvolge gli aspetti fisici, psicologici e sociali, è preferibile definirli come comportamenti a rischio. Si tratta, come visto sopra, di una categoria di comportamenti altamente eterogenea, di cui fanno parte comportamenti molto diversi tra loro come l’uso di tabacco, alcol o sostanze psicoattive, il furto, la menzogna, il disagio scolastico, il vandalismo, le prepotenze nel mondo reale oppure online; interpretare comportamenti così diversi tra loro sulla base di un semplicistico modello patologico impedirebbe di coglierne il significato profondo e centrale.

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