Invecchi e la memoria perde colpi? Fai training di memoria multifattoriali!

Il training di memoria multifattoriale prevede sia l’addestramento in più aree critiche che l’addestramento nelle abilità di codifica e recupero -Psicologia

ID Articolo: 114334 - Pubblicato il: 08 ottobre 2015
Invecchi e la memoria perde colpi? Fai training di memoria multifattoriali!
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Un programma di training che prevede sia l’addestramento in più aree critiche che l’addestramento nelle abilità di codifica e recupero viene definito programma di training multifattoriale (Herrmann e Searleman, 1992).

La memoria costituisce una delle attività cognitive più facilmente influenzate dall’ invecchiamento. In campo scientifico ci sono numerose ricerche a riguardo, condotte allo scopo sia di individuare le principali cause che determinano il decadimento di domini mnestici specifici, sia di identificare gli interventi maggiormente utili per il recupero delle capacità perdute o comunque per rallentarne il deterioramento.

Da un punto di vista metacognitivo quello che si riscontra è che spesso gli anziani lamentano problemi di memoria enfatizzandone la reale entità (Taylor et al., 1992; Craik et al., 1995). Tali autovalutazioni errate e pessimistiche sono la conseguenza di credenze ed atteggiamenti sbagliati riguardo la vecchiaia, concetto spesso associato all’idea di una perdita inevitabile di efficienza mnestica generica che continua a peggiorare con il passare degli anni. Questi elementi costituiscono aspetti in grado di influenzare l’andamento del calo mnestico legato all’età (Hertzog e Dixon, 1994; Craik et al., 1995).

Messaggio pubblicitario I training di memoria nell’ambito dell’invecchiamento prendono in considerazione anche questi fattori e nascono proprio dall’ipotesi che i deficit di memoria siano causati, non solo dal normale invecchiamento biologico, ma anche da deficit metacognitivi e strategici superabili, in parte, con opportuni addestramenti. I training sono infatti in grado di accrescere l’autostima dell’anziano e la sensazione di avere un ruolo determinante nell’esito delle proprie prestazioni di memoria, poiché portano ad un miglioramento nei compiti mnemonici.
Secondo Jenkins (1979) esistono interazioni tra attività di codifica (organizzazione, ripetizione, mnemotecniche), caratteristiche soggettive (abilità, capacità verbali, capacità attentive, credenze, stato emotivo), fattori di recupero (tipologia di test di memoria) e natura del materiale da memorizzare (verbale o visivo).

Delineando le caratteristiche di queste interazioni sarebbe possibile comprendere meglio la memoria e il suo funzionamento ipotizzando più aree da rinforzare per migliorarla (Herrmann e Searleman, 1992). Un programma di training che prevede sia l’addestramento in più aree critiche che l’addestramento nelle abilità di codifica e recupero viene definito programma di training multifattoriale (Herrmann e Searleman, 1992). In particolare il punto di vista multifattoriale prende in considerazione, oltre alle abilità di memoria, anche gli stati emotivi (livelli d’ansia e di stress), le strutture di credenza (credenze di auto-efficacia) e le abilità attentive.

Un approccio multifattoriale consentirebbe di rimediare alla perdita di memoria nell’invecchiamento (Stigsdotter e Bäckman, 1989) e favorirebbe una performance migliore rispetto all’approccio tradizionale, in cui vengono addestrate solo le abilità di codifica e recupero. Il miglioramento con un approccio multifattoriale risulterebbe più forte, duraturo e generalizzabile ad altri contesti (Herrmann e Searleman, 1992).

 

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BIBLIOGRAFIA:

  • Craik, F. I. M. e Anderson, N. D. (1995). Memory changes in normal ageing. In A. D. Baddley, B. A. Wilson e F. N. Watts (Eds.), Handbook of Memory Disorders (pp. 211-241). London: John Wiley & Sons Ldt.
  • Herrmann, D. J. e Searleman, A. (1992). Memory improvement and memory theory in historical perspective. In D. J. Herrmann, H. Weingartner, A. Searleman e C. McEvoy (Eds.), Memory improvement: implications for memory theory (pp. 8-20). New York: Springer-Verlag.
  • Hertzog, C. e Dixon, R. A. (1994). Metacognitive development in adulthood and old age. In J. Metcalfe e A. Q. P. Shimamura (Eds.), Metacognition: Knowing about Knowing (pp. 227-251). Cambridge: MIT Press.
  • Hill, R. D., Bäckman, L. e Stigsdotter Neely, A. (2000), Cognitive Rehabilitation in Old Age, Oxford: Oxford University Press.
  • Jenkins, J. J. (1979). Four points to remember: a tetrahedral model of memory experiments. In J. C. Cermak e F. M. I. Craik (Eds.), Levels of processing in human memory (pp. 429-446). Hillsdale, NJ: Erlbaum.
  • Stigsdotter, A. e Bäckman, L. (1989). Multifactorial memory training with older adults: How to foster maintenance of improved performance. Gerontology, 35, 260-267.
  • Taylor, J. L., Miller, T. P. et al. (1992). Correlates of memory decline: a 4-years longitudinal study of older adults with memory complaints. Psychology and Aging, 7, 185-193.
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