Cronache dal congresso di Scienza Cognitiva 2015 – Report del Prof. Bruno Bara

Questa estate il prof Bara ha partecipato al congresso di Scienza Cognitiva (Pasadena USA). Pubblichiamo con piacere la sua corrispondenza dal congresso.

ID Articolo: 114380 - Pubblicato il: 12 ottobre 2015
Cronache dal congresso di Scienza Cognitiva 2015 – Report del Prof. Bruno Bara
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Cronache dal congresso di Scienza Cognitiva 2015: I giornata

(23 luglio 2015)

 

Questa estate il prof Bruno Bara dell’Università di Torino ha partecipato al congresso di Scienza Cognitiva organizzato dal 23 al 25 luglio a Pasadena, USA. Pubblichiamo con piacere la sua intensa corrispondenza dal congresso.

Eccomi a Pasadena per i quattro giorni più intensi di questo viaggio, al Convegno Annuale di Scienza Cognitiva. Oltre 900 partecipanti, 10 sessioni parallele, non mi sogno di fare un riassunto oggettivo, scrivo solo di quello che a me è sembrato eccellente.

La prima lecture plenaria è di Richard Ivry sui processi decisionali incarnati, gli Embodied Decision Making. Ivry regna sovrano sul Dipartimento di Neuroscienze di Berkeley grazie alle sue ricerche mozzafiato sul cervelletto, tema noioso ma non quando ne parla lui. Illustra oggi l’interazione fra cervelletto e corteccia prefrontale, nell’esecuzione dei movimenti e nella scelta delle azioni. Il cervelletto è un sistema incapsulato, sordo alla strategia decisionale, selezionato per chiedersi solo se il movimento desiderato è stato eseguito. La corteccia si dedica invece a controllare se l’obiettivo è stato raggiunto, non le importa dello specifico movimento.

Evoluzionisticamente i due sistemi lavorano mano nella mano, ma cosa succede quando salta la sinergia, usualmente perché uno dei due sistemi è danneggiato? Tipicamente il cervelletto è avventuroso e pronto a prendersi rischi, mentre la corteccia prefrontale è conservativa e decisa a non rischiare, pronta a dimenticarsi del movimento non riuscito. La corteccia non piange sul latte versato, dice Ivry, comanda strategicamente sul breve ma poi si distrae e il cervelletto riparte per conto suo.

Messaggio pubblicitario Per fare un esempio, l’ultima volta che siete stati dopo cena su un divano con un attraente partner mai baciato prima chiedendovi se era il caso di provarci, la corteccia comandava di rimanere immobili, mentre il cervelletto era pronto a rischiare. Inibire la corteccia prefrontale dei nuovi partner ed eccitare il loro cervelletto garantirebbe il successo, ma non si sa ancora come fare, spiacente.

Daniel Richardson, del potentissimo University College di Londra, presenta un lavoro su la mente di gruppo, la Group Mind. Mai visto prima un oratore col cappello, ma i postdoc devono inventarsi un modo per farsi notare e non tutti hanno stile.

Si chiede se siamo più intelligenti in gruppo di quanto lo siamo da soli, e la risposta basica è no, ma con evidenza a volte contraddittoria e non troppo convincente. La cosa mai vista prima è una conferenza col pubblico tutto connesso grazie agli smartphone, che risponde in diretta ai quesiti che lui pone, divertendosi un mondo e falsificando parecchie delle ipotesi che Richardson presenta.

Altissima tecnologia, debole teoria. Il momento di suo massimo sconforto, che gli ho rimarcato nelle domande finali, ma di massimo entusiasmo del pubblico, è quando Richardson cerca di dimostrare che le strategie di dating (come tradurre? Appuntamentologia a scopo sessuale?) variano fra maschi e femmine. Le femmine secondo lui e Wlodarski convergono su un unico tipo maschile a causa della influenza sociale, mentre i maschi divergono nelle scelte a causa della competizione fra di loro. Falso! Le femmine del pubblico divergono, e infatti le femmine umane competono fra loro per il partner migliore, mentre i maschi convergono, e infatti i maschi umani hanno criteri biologici forti di scelta della partner, primo fra tutti la sua stimata capacità riproduttiva. Malgrado le smentite alle sue teorie, l’innovativa tecnologia usata -oltre al tragico cappello- rende la conferenza di Richardson indimenticabile per tutti noi.

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