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Traumi e lutti incidono il corpo: liberarsi si può – un articolo di Giancarlo Dimaggio

Il trauma incide i suoi segni nei ricordi e nel corpo. Imprigionati nel passato non si vive più con chi ci sta vicino: bisogna quindi ridare vita al corpo.

ID Articolo: 113582 - Pubblicato il: 18 settembre 2015
Traumi e lutti incidono il corpo: liberarsi si può – un articolo di Giancarlo Dimaggio
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Articolo di Giancarlo Dimaggio, pubblicato sul Corriere della Sera di Domenica 13 Settembre 2015

Il trauma non si imprime solo nelle vostre memorie, quella è la parte meno difficile. I ricordi si potrebbero mettere da parte. Il trauma incide i suoi segni con uno scalpello nel vostro corpo. 

Ti chiami Tom. È una domenica di Luglio, famiglia e amici sentono l’odore che si spande dal barbecue. Un flash nel cervello, scappi via, nel tuo studio di avvocato, bevi Jack Daniel’s fino ad ubriacarti. Il caldo, il fumo, il vociare dei bambini. Pum. Ti hanno riportato in Vietnam, dove avevi visto corpi bruciati, il tuo plotone massacrato. Non sei fuggito da casa, ma dalle foreste umide e opprimenti. Il tuo corpo ti ha riportato lì, non puoi tollerarlo.

Ti chiami Marylin. Sei infermiera. Esci con Michael, lo hai conosciuto al circolo tennis, da quattro anni non passavi una serata con un uomo. Al ristorante parlate di musica, cinema, bevete un po’, ridete. Andate a casa. Finite a letto, non ricordi bene quello che è successo. Nella notte senti il suo corpo vicino. Dentro ti si fa ghiaccio, sciolto da un’esplosione di rabbia. Lo insulti, lo tempesti di pugni. Lui non capisce e non ti rivolgerà la parola mai più. Tuo padre ha abusato di te quando avevi otto anni. Crac. Tua madre ti rimproverava perché lo facevi arrabbiare.

Messaggio pubblicitario Ti chiami Valerio. Sei al parco giochi con tuo figlio. Vedi una mamma che allatta il figlio di pochi mesi. Hai un accesso di dolore a un braccio, la paura ti sommerge. Vorresti correre da un medico. Non temi l’infarto, ma di avere una malattia neurologica e non puoi spiegarlo a tuo figlio mentre gioca a pallone. Resti lì, paralizzato, con gli occhi sbarrati, estraneo a quello che succede intorno. Tua moglie, anni prima ha avuto un tumore al seno, diagnosticato durante l’allattamento. Tre anni di battaglie, poi è morta. Pum. Aveva sintomi alle braccia quando la malattia è arrivata al cervello.

Storie vere, sono pazienti con i traumi psichici di cui parla Bessel van der Kolk (2015) nel suo bellissimo Il corpo accusa il colpo. Vite spezzate da eventi unici e veloci o terribili e ripetuti. Siete stati in Iraq, a L’Aquila la notte del terremoto, in un reparto di ospedale mentre per mesi una persona cara cercava di sopravvivere? L’11 settembre vi trovavate, per rubare il titolo a Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino? Allora questo libro parla di voi.

Il trauma non si imprime solo nelle vostre memorie, quella è la parte meno difficile. I ricordi si potrebbero mettere da parte. Il trauma incide i suoi segni con uno scalpello nel vostro corpo. Scava molto. Nel profondo del cervello c’è l’amigdala, una mandorla che spara emozioni, centro di attivazione di rabbia e, soprattutto, paura. Le botte della vita la istruiscono ad accendersi facilmente. Uno stimolo minimo innesca l’allarme. Intanto la corteccia mediale prefrontale, la parte deputata a dire Ok, ok è solo fumo, stai tranquillo, non ti si brucia casa, funziona meno. Il trauma fa questo scherzo, attiva la sirena e manda in pensione i saggi che vi dicono di stare tranquilli.

Fa altro: altera il sistema immunitario, che a volte si indebolisce, altre volte vi spara addosso fuoco amico, generando malattie autoimmuni. Congela i muscoli o li tende allo spasimo, torce le viscere attraverso l’azione del nervo vago. Scolpisce memorie cattive dentro di voi.

Van der Kolk il trauma lo ha studiato a fondo dai tempi in cui curava i veterani del Vietnam. Sa cosa serve per riparare i danni. Intanto uno psicoterapeuta aggiornato che sappia far da testimone al dramma e aiuti a riorganizzare in una storia sensata i frammenti dell’esperienza. E mentre vi fa ricordare l’orrore, vi ancora al mondo intorno finché capite: non sta succedendo più.

Poi, calmare il corpo, spegnere gli allarmi: farmaci se serve, e molta mindfulness, la meditazione che rinvigorisce le aree saggie del cervello mentre prestate attenzione al respiro che placa l’animo. Imprigionati nel passato non vivete più con chi vi sta vicino, quindi: ridare vita al corpo. Arti marziali, yoga, danza, teatro.

Messaggio pubblicitario Valerio inizia un corso di fitboxe coreografata. Calci e pugni al sacco e si balla. Entrando in sala vedeva la sua immagine nelle specchiere e aveva paura. Poi iniziava la musica, One day, baby we’ll be old, l’istruttore incalzava. Jab, montante, gancio, tre-e quattro, schiva, calcio circolare, stabilizza, mambo kick. Valerio riprende ad agire, a vivere, impara a svincolarsi da servomeccanismi che amplificavano vortici su vortici di dolore alle prime avvisaglie dell’autunno.

 

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BIBLIOGRAFIA:

  • Van der Kolk, B. (2015) Il corpo accusa il colpo, Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche. Raffaello Cortina Editore. ISBN: 978-88-6030-758-3
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