Dal suono al significato: i bambini prelinguistici sanno che le parole “stanno per” qualcos’altro?

Secondo uno studio i bambini già in età prelinguistica sanno che le parole hanno un significato e che rappresentano qualcosa di specifico

ID Articolo: 113242 - Pubblicato il: 09 settembre 2015
Dal suono al significato: i bambini prelinguistici sanno che le parole “stanno per” qualcos’altro?
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Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, SISSA

 

Senza la comprensione della “funzione referenziale” del linguaggio (le parole come “etichette verbali” che simboleggiano altre cose) è impossibile acquisire una lingua. Questa conoscenza implicita è presente già precocemente nei bambini in età prelinguistica?

Uno studio condotto dal laboratorio di Linguaggio, cognizione e sviluppo della SISSA dice di sì. La parola “mela”, quando la pronunciamo, è una sequenza di suoni (fonemi) che usiamo ogni qual volta vogliamo riferirci all’oggetto che indica. Se non sapessimo che esiste un legame referenziale fra suono e oggetto sarebbe per noi impossibile usare, e imparare, un linguaggio. Da dove arriva questa conoscenza implicita, e quanto precocemente si manifesta nello sviluppo dell’essere umano?

A questa domanda hanno cercato di rispondere Hanna Marno con altri colleghi della SISSA, Marina Nespor e Jacques Mehler, in collaborazione con Teresa Farroni, dell’Università di Padova, in una ricerca appena pubblicata su Scientific Reports.

La sensibilità ai suoni linguistici è già presente nei neonati. Questo tipo di suoni sono infatti speciali fin dai primi giorni di vita, e vengono processati in maniera diversa da altri tipi di stimolo sonoro. Cosa rende questo tipo di stimolo così speciale per il neonato?
si chiede Marno.

Sicuramente c’è una valenza ‘sociale’: i suoni linguistici segnalano l’interazione fra conspecifici, importante per la sopravvivenza del piccolo. Ma c’è anche un altro aspetto importante, quello della referenzialità: le parole sono simboli che portano dei significati e veicolano messaggi. Se il bambino non lo sapesse, seppur implicitamente, non sarebbe in grado di acquisire il linguaggio
.

Provate a immaginare un neonato che vede la mamma, in più occasioni, alzare una tazza tenendola in mano mentre pronuncia la parola ‘tazza’, potrebbe anche solo pensare questo è quello che la mamma fa quando ha in mano una tazza, una sua strana abitudine. Invece in breve tempo imparerà che le parole si riferiscono a degli oggetti, come se fosse ‘programmato’ a farlo
spiega ancora la ricercatrice.

Messaggio pubblicitario Per provare questa ipotesi Marno ha condotto degli esperimenti con bambini in età prelinguistica (4 mesi). I piccoli osservavano una serie di filmati dove una persona poteva (o meno) pronunciare il nome (inventato) di un oggetto, indicando (o meno) con lo sguardo la posizione dello schermo dove l’immagine dell’oggetto sarebbe apparsa. Monitorando lo sguardo dei bambini, Marno e colleghi hanno osservato che in corrispondenza degli stimoli linguistici il bambino orientava più velocemente lo sguardo verso l’oggetto sullo schermo, segnale che era stato ‘indirizzato’ a cercare un potenziale referente per le parole udite. Se invece la persona nel video restava in silenzio o se l’audio veniva sostituito con suoni non linguistici, la stessa cosa non avveniva.

Il solo fatto di sentire degli stimoli linguistici poneva i piccoli nella condizione di aspettarsi che apparisse un oggetto da qualche parte, da associare alla parola, mentre la stessa cosa non accadeva in assenza di linguaggio parlato, anche quando la persona del video spingeva con lo sguardo il bambino a guardare dove sarebbe apparso l’oggetto. Questo suggerisce che già a questa età precoce i bambini hanno sono in qualche modo consapevoli della relazione fra le parole che sentono e il mondo fisico intorno a loro e sono pronti a cercare queste relazioni, pur non sapendo nulla del significato delle parole.

Marno conclude con una raccomandazione ai genitori:

Parlate ai vostri neonati, potrebbero infatti capire molto di più di quello che danno a vedere, e in questo modo riuscirete a guidare efficacemente la loro attenzione, aiutandoli ad acquisire il linguaggio, ma anche a comprendere del mondo in cui stanno crescendo.

LINK UTILI: • Articolo originale su Scientific Reports (link attivo dal 1 settembre 2015): www.nature.com/articles/srep13594

IMMAGINI: • Crediti: Rebecca Trynes (Flickr: https://goo.gl/8wnaMJ)

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