La disciplina interiore del terapeuta – Resoconto dal primo seminario (3)

Psicoterapia: il resoconto del primo seminario sulla Disciplina Interiore del Terapeuta raccontato dai punti di vista dell'insegnante e degli allievi.

ID Articolo: 112861 - Pubblicato il: 03 agosto 2015
La disciplina interiore del terapeuta – Resoconto dal primo seminario
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III PARTE

La cascata

La disciplina interiore del terapeuta – Resoconto dal primo seminario - 7

Messaggio pubblicitario ISFAR EFT Il torrente Acquabianca alza sempre più la voce man mano che ci avviciniamo a quella spaccatura del monte che crea la cascata. Trenta metri di forza pura, inconsapevole di sé. Il gruppo mi segue in silenzio. Hanno paura della cascata. Di quello che immaginano proveranno. Ci sono passato. Freddo, paura, vergogna, panico. Hanno paura di quello che immaginano. Come quando sono davanti a un paziente difficile che li porta a immaginare di non valere o di essere non amabili. Penso di nuovo ‘siamo nella stessa barca’, anche in questo preciso momento. Anche io ho paura. L’unica differenza è che io ho paura che oggi la cascata non mi basterà. Poi osservo questa paura mentre cammino. Arriviamo. Conosco l’effetto che fa a chi la sa ascoltare e guardare. Il dono spiazzante, che non ti aspettavi:

 

E: Scene indimenticabili. Pietre enormi. Il rumore dell’acqua che scorre. Che pace. Tutto è grande. Mi sento piccola. Quello che vedo mi piace. Attraversiamo l’ultimo ponte. Ecco la cascata. Bisogna attraversare un tratto d’acqua breve, ma non è difficile come me lo immaginavo. G. ci mostra come fare. Ci dice di urlare e “tirare fuori tutto”. Lui va per primo e poi resta fermo lì. C’è per ciascuno di noi. Io mi metto dietro a V. Ci sosteniamo l’un l’altra. Sento un’energia dentro. È il mio turno, mi avvicino e mi immergo. Vedo la luce dell’arcobaleno. È bellissima. Urlo anche se è un urlo strozzato. Sento la mano di G. che m’invita a rimanere ancora lì. Resisto un po’. Mi volto e non sono sola. Lui c’è per aiutarmi e ci siete anche voi compagni di avventura. Riprovo di nuovo ad andare. Ora è diverso. Lo faccio per sentire ancora.

 

N: Zainetto in spalla siamo all’ingresso dell’oasi…gli scorci che si presentano ai miei occhi devo racchiuderli in fotografia. Resteranno per sempre con me…quelle rocce immense da cui respiro la brezza dell’aria pura e austera mi sostengono…la fermezza è nella mia mente. Finalmente la cascata tanto attesa. G. si avvicina alla cascata. La sua postura ferma con le braccia bloccate, la guarda con le spalle rivolte a noi. Lì capisco: ‘Cascata aiutami, svuotami’. Lui per primo ci insegna ad avvicinarci… l’urlo per anestetizzare il freddo, la calma per essere un tutt’uno con essa….lo seguo e mi sento forte, viva, libera… dopo di me uno dopo l’altro l’euforia di ognuno sostiene il prossimo, cresce la condivisione … fortissimo il mio abbraccio con Mg. L’esperienza che ci stringe …più unite di prima… io e Mg. riproviamo…questa volta senza paura.

 

MG: Ho le gambe doloranti, ma sono emozionata per la tanto attesa cascata… “se mi fa paura posso anche non farlo, anche questo sarebbe un atto di coraggio”. Cammino lungo la valle, dietro a quell’uomo che a volte vivo come schivo, ma che per me è un gigante buono. Sono un passo dietro di lui, nel silenzio, solo il rumore dei nostri passi e dello scorrere dell’acqua. Vedo lui cosa fa e nel suo urlo mi sento un po’ sollevata. Poi la mia mano viene stretta, sorretta, sostenuta, incoraggiata…io non saprei rifarlo un urlo come il suo, però sotto quella cascata ho urlato il mio dolore e mi sono sentita piacevolmente svuotata e poi compresa, accudita, amata da quella montagna. Infreddolita, ho cercato riparo per poi ritrovarmi in un emozionante abbraccio con N.

 

A: All’Oasi ci si para davanti uno scenario incantevole…osservo il paesaggio, respiro aria di tranquillità, mi sento rilassata…ogni angolo sembra una nuova scoperta…è imponente, decisa …solo ad osservarla diffonde energia…ci spogliamo per preparaci alla nostra esperienza…mi avvicino timorosa, sento freddo…ho paura di non riuscire…sono in fila…osservo il gruppo e l’urlo di ciascuno diventa un po’ il mio…solo quando giunge il mio turno mi accorgo di essere l’ultima…ma c’è già qualcuno pronto a farlo di nuovo…mi dico “dai forza” e vedo la mano di G. tesa verso di me…è proprio il mio turno…mi affido a quella mano e mi lascio andare…è un momento unico, meraviglioso …difficile da mettere in parole…improvvisamente non ho più freddo, sento l’acqua attraversare tutto il mio corpo, come se mi “ripulisse” anche interiormente di tutti quei pensieri e sciocchi timori che attraversavano la mia mente…mi sento svuotata, finalmente libera con una potente sensazione di leggerezza …mi volto verso la mia sinistra e trovo ancora lì quella mano tesa…e poi i volti elettrizzati dei miei compagni di viaggio… sento quanto sia emozionante lasciarsi andare e ritrovare comunque gli stessi punti di riferimento lì ad aspettarmi, a sostenermi ad incitarmi…sento l’energia di quella cascata e mi sento un tutt’uno con essa.

La disciplina interiore del terapeuta – Resoconto dal primo seminario - 5

L: …quando ci siamo uniti tutti con gli occhi chiusi vicino la cascata. Piena di paura serro le palpebre e comincio a respirare, tremo per il freddo che arriva da lei. Sento il suono sferzante dell’acqua che cade violenta e libera goccioline che come cristalli di ghiaccio raggiungono la mia schiena. Mi lascio trasportare dal freddo e dallo spaventoso suono… e improvvisamente il miracolo, non percepisco nè il freddo nè la paura. Tutto è scivolato via e senza timore abbraccio e mi lascio abbracciare dalla cascata.

 

R: Ecco l’acqua scendere ed attraversare il mio corpo, portandosi via un po’ di quella fuliggine che mi opprime il petto. Non c’era freddo, non c’era più nessuno…. Io, il vuoto calmante della mente e l’abbraccio dell’acqua…Esci e ritorni alla realtà, ritrovi la stessa mano che ti ha mostrato la giusta strada guidandoti … e guardi negli occhi dei tuoi compagni di avventura e non c’è più bisogno di parlare…Ora si, mi sento pronta a condividere parte di me… il mio muro del pregiudizio è sparito!

 

La disciplina interiore del terapeuta – Resoconto dal primo seminario - 8

 

AM: Stranamente non ho paura, mi sento unita alla volonta degli altri, è come se non fossi io a decidere ma il gruppo e non posso trasgredire al patto di metterci alla prova, di sperimentare nuove sensazioni, sento che siamo tutti uniti in un vortice di coraggio contagioso e potente. La forza della natura, la forza di Spock, la forza del gruppo. Ce la posso fare, voglio far parte di loro fino in fondo. Inizia lui, la forza del suo corpo si confonde con quella dell’acqua in un urlo acuto e liberatorio che ancora mi sembra di sentire; l’adranalina sale, il coraggio aumenta, è il turno di N. poi Mg, poi M. Mi nutro del loro coraggio, l’adrenalina continua a salire, mi sento forte…vado…mi avvicino….sento la mano di Spock che con delicatezza mi trattiene sotto l’acqua, è fredda, violenta ma incredibilmente piacevole….urlo e cerco nel vuoto il suo sostegno per uscire. Mi sento forte, soddisfatta! Non dimenticherò più quella scena, sarà uno dei miei posti sicuri nella mente e potrò richiamarla ogni volta che avrò paura e starà li a ricordarmi che non sono sola e che ce la posso fare! Tutti abbiamo una strana voglia di farlo ancora, abbiamo gia dimenticato tutti i nostri timori; sono affascinata dal potere di questa unione natura-gruppo alla guida di un uomo coraggioso. Dimentico il mio imbarazzo per il costume e mi stendo al sole tranquilla, quasi incurante degli sguardi altrui, sono troppo concentrata sulle mie sensazioni, sento il fresco del costume ancora bagnato, il sole che mi accarezza il corpo affaticato ma stranamente vigoroso, il silenzio interrotto solo dal rumore della cascata e da qualche voce in sottofondo, l’odore del verde. Spock è dentro e fuori la scena, in dei momenti è con noi sul ponte a lasciarsi scaldare dal sole e in altri è solo su una roccia immersa nel verde in una posizione da osservatore distaccato. Facciamo la foto di gruppo sul ponte. Stupenda. Resterà anche lei nella mia mente come esempio di piena condivisione ed unione per un obiettivo comune.

 

AN: Da principio non riesco a fidarmi….già, perché è sempre una questione di fiducia….che sia un’attività davvero utile alla nostra crescita personale ma anche che non sia pericolosa…ma ad un tratto il mio sguardo incontra quello sorridente di G., che mi comunica sicurezza. In sottofondo le mie compagne urlano a gran voce “Anna Anna Anna…” . Mi incitano come fossi un atleta durante le Olimpiadi, come ho visto fare tante volte alla Tv, e penso “non posso deluderle” anche se ho paura. Le loro voci mi sostengono, prendo la mano di G. e sono sotto la cascata ghiacciata…intorno è solo fragore quasi assordante dell’acqua. Riesco a sentire il mio respiro che sembra rimbombare. Apro gli occhi e mi sorprendo a scorgere un arcobaleno sulla parete…è bellissimo con i suoi colori intensi. Mi lascio avvolgere da quella pace e non sento più il freddo dell’acqua. Mi sembra di non sentire nulla oltre al respiro e mi sento piena, carica, felice.

 

V: Non ci sono più dubbi, non ci sono paranoie, non c’è più nessuno.. ci sono io negli altri e gli altri in me. E tutte fuse con la spettacolare natura che ci circonda. Siamo lì sul ponte, tutte ferme, nella pace e nel relax più assoluto. Il sole ci scalda e ci asciuga, il suono della cascata ci accompagna, la guardiamo e ora è nostra amica, piccola, calda.

 

La disciplina interiore del terapeuta – Resoconto dal primo seminario - 6

 CONTINUA

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